La mini parata di Putin senza tank e missili, in una Piazza Rossa cupa
di Paolo BreraNel silenzio della Piazza Rossa, con il saluto alle armi delle fanfare della banda è iniziata alle 10 di Mosca, le 9 in Italia, la Parata per la celebrazione dell’81esimo anniversario della vittoria contro la Germania nazista nella Seconda Guerra mondiale. Un appuntamento in tono minore, come ai tempi del Covid se non peggio, organizzato nel timore di un attacco ucraino ormai non più simbolico. Kiev ha dimostrato di poter colpire a enorme distanza con i droni e con i nuovi missili Flamingo, prodotti in Ucraina e capaci di trasportare testate da una tonnellata. A proteggere la Parata è arrivata però l’arma meno attesa e più auspicata: la diplomazia, con cui ieri il presidente americano Trump ha annunciato “un cessate il fuoco di tre giorni” che spera sia solo l’inizio di una svolta vera, una svolta di pace dopo 50 mesi di massacri.
L’umiliante concessione di Kiev
A garantire una parata pacifica non è dunque la minaccia di un “massiccio attacco missilistico di ritorsione nel centro di K…
Nel silenzio della Piazza Rossa, con il saluto alle armi delle fanfare della banda è iniziata alle 10 di Mosca, le 9 in Italia, la Parata per la celebrazione dell’81esimo anniversario della vittoria contro la Germania nazista nella Seconda Guerra mondiale. Un appuntamento in tono minore, come ai tempi del Covid se non peggio, organizzato nel timore di un attacco ucraino ormai non più simbolico. Kiev ha dimostrato di poter colpire a enorme distanza con i droni e con i nuovi missili Flamingo, prodotti in Ucraina e capaci di trasportare testate da una tonnellata. A proteggere la Parata è arrivata però l’arma meno attesa e più auspicata: la diplomazia, con cui ieri il presidente americano Trump ha annunciato “un cessate il fuoco di tre giorni” che spera sia solo l’inizio di una svolta vera, una svolta di pace dopo 50 mesi di massacri.
L’umiliante concessione di Kiev
A garantire una parata pacifica non è dunque la minaccia di un “massiccio attacco missilistico di ritorsione nel centro di Kiev”, come aveva annunciato il ministero degli Esteri russo in caso di attacchi, ma una “concessione” del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ieri ha varato un decreto beffardo: “Per finalità umanitarie delineate nei negoziati con la parte americana decido di autorizzare lo svolgimento di una parata a Mosca. Per tutta la durata della parata, la Piazza Rossa sarà esclusa dal piano di utilizzo di armi ucraine».
Davanti alle truppe schierate in alta uniforme nella Piazza Rossa, davanti al Cremlino e al mausoleo di Lenin sfilano le auto cabriolet con il ministro della Difesa Andrey Belousov che le passa in rassegna, e con il generale Andrey Mordvichev, eroe della Russia e comandante delle Forze di terra che comanda la Parata. Sugli spalti c’è il presidente russo Vladimir Putin, è la cerimonia pubblica più importante nel calendario russo ma per la prima volta da anni non c’è la tradizionale sfilata di carri armati e blindati, di missili e lanciamissili davanti agli alti dignitari russi e ai leader ospiti.
“I nostri soldati soffrirono perdite enormi e fecero immensi sacrifici nel nome della libertà e della dignità dei popoli d’Europa”, dice Putin chiedendo un minuto di silenzio per commemorare i 27 milioni di soldati sovietici uccisi durante la Seconda Guerra mondiale. Ma lo dice davanti a un parterre ben lontano da quello degli anni migliori.
Quest’anno “la leadership russa non ha spedito inviti ma, naturalmente, siamo lieti di accogliere e ospitare a Mosca quei leader che desiderano venire”, aveva detto ieri il consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov, annunciando l’arrivo dei presidenti di Kazakistan e Uzbekistan, Tokayev e Mirziyoyev. Sono tra i pochi presenti insieme al fedelissimo presidente bielorusso Lukashenko, ai leader di Malesia e Laos, di Abkhazia e Ossezia del Sud, e della repubblica serba di Bosnia. Prima del 2014, quando la rivoluzione a Kiev e la reazione russa e filorussa in Crimea e nel Donbass guastarono il disgelo dalla Guerra fredda, sui posti d’onore della Piazza Rossa sedevano ormai anche i leader dei paesi Nato. Un altro mondo, visto dalla desolazione progressiva di questi anni di guerra che oggi tocca il culmine con questa versione nata sotto la minaccia di un attacco ucraino durante la Parata.
Una parata come ai tempi del Covid
La Russia ha tentato ogni misura diplomatica e tecnica per scongiurare guai, compresa la decisione di non invitare leader stranieri. Solo lo scorso anno, in condizioni di sicurezza ben diverse con un’Ucraina ancora incapace di colpire efficacemente a distanza un luogo super protetto, in prima fila c’era il presidente cinese Xi Jinping insieme a un elenco di leader del mondo non allineato all’Occidente: dalla Serbia al Brasile, dal Venezuela a Cuba, dall’Armenia alla Guinea Equatoriale e al Burkina Faso, dall’Autorità palestinese a tutti i leader delle repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale. Quest’anno si torna allo scenario del 2022, quando la guerra era appena iniziata e, come oggi, i russi dichiararono di non aver invitato ospiti; o alle difficili edizioni degli anni del Covid, come la 2021 in cui accanto a Putin c’era solo il presidente tagiko Rahmon.
Già l’imbarazzo per la crisi ucraina aveva svuotato il parterre dopo il 2014: nel 2016 c’era solo il presidente del Kazakistan Nazarbayev, nel 2017 quello della Moldavia Dodon; nel 2018 il presidente serbo Vucic e il premier israeliano Netanyahu. Ma quest’anno è tutta un’altra storia.
Internet bloccato per proteggere Putin
Per proteggere il presidente Putin e la cerimonia, la rete internet sui telefonini e la messaggeria è stata disabilitata a Mosca per tutto il giorno. Il cessate il fuoco, il primo vero e completo dall’inizio del conflitto nel febbraio 2022, dopo gli ultimi attacchi lanciati prima della mezzanotte stavolta sembra tenere, anche se secondo le forze armate ucraine ci sarebbero frizioni e scontri sulla linea di contatto. E alla guerra in corso in Ucraina, scatenata dall’invasione russa del 24 febbraio 2022, Putin dedica un solo accenno dal palco della Parata, rivolgendosi ai soldati russi che “stanno resistendo a una forza aggressiva armata e sostenuta dall’intero blocco Nato. E nonostante ciò i nostri eroi stanno avanzando”.
La mini parata finisce poco dopo, conclusa con il sorvolo dei “diamanti cubani”, la formazione di caccia acrobatici sui Su-30 e Mig-29 a distanza ravvicinata, e con sei Su-25 d’attacco che riempiono il cielo dei colori rosso, bianco e blu della bandiera russa. Sono gli stessi bombardieri che quasi ogni notte riempiono di missili il cielo ucraino. Poi non resta che la cerimonia dei fiori, deposti da Putin e dai pochi leader ospiti alla tomba del milite ignoto: un gesto che migliaia di persone compiono anche in Europa, sfidando le restrizioni imposte in Occidente ai simboli sovietici e russi come le bandiere e i nastri di San Giorgio.