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Dietro la voglia di trattare, un fronte in Ucraina troppo fermo dove nessuno può vincere

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In questo momento Kiev potrebbe sedersi al tavolo con una serie di garanzie. Superata la fase critica del divorzio dall’America le armi di Zelensky sono soprattutto europee
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Aumentano gli attacchi, aumentano i droni, aumentano i morti ma la linea del fronte si sposta poco o nulla. Dopo 1535 giorni di combattimenti la guerra in Ucraina si è impantanata in uno stallo che nessuna innovazione tecnologica e nessun piano d’assalto sembra in grado di rovesciare. Per questo, dietro le dichiarazioni bellicose, a Mosca come a Kiev si sta diffondendo la convinzione che non esista la speranza di una vittoria sul terreno: è arrivata l’ora di negoziare una soluzione diplomatica.

La parata impaurita sulla Piazza Rossa ha messo a nudo la debolezza dell’armata del Cremlino, incapace persino di difendere la capitale. Putin ha poi formulato frasi sibilline sul «conflitto prossimo alla conclusione» e, anche se ha respinto l’offerta di un incontro con Volodymyr Zelensky prima di avere chiuso un’intesa, ha aperto a colloqui con la Ue. Sull’altro versante, l’impossibilità di un successo militare risolutivo viene ripetuta dal generale Valerii Zaluzhnyi, fino al 2024 comandante d…

Aumentano gli attacchi, aumentano i droni, aumentano i morti ma la linea del fronte si sposta poco o nulla. Dopo 1535 giorni di combattimenti la guerra in Ucraina si è impantanata in uno stallo che nessuna innovazione tecnologica e nessun piano d’assalto sembra in grado di rovesciare. Per questo, dietro le dichiarazioni bellicose, a Mosca come a Kiev si sta diffondendo la convinzione che non esista la speranza di una vittoria sul terreno: è arrivata l’ora di negoziare una soluzione diplomatica.

La parata impaurita sulla Piazza Rossa ha messo a nudo la debolezza dell’armata del Cremlino, incapace persino di difendere la capitale. Putin ha poi formulato frasi sibilline sul «conflitto prossimo alla conclusione» e, anche se ha respinto l’offerta di un incontro con Volodymyr Zelensky prima di avere chiuso un’intesa, ha aperto a colloqui con la Ue. Sull’altro versante, l’impossibilità di un successo militare risolutivo viene ripetuta dal generale Valerii Zaluzhnyi, fino al 2024 comandante delle forze armate e oggi ambasciatore a Londra: il principale antagonista del presidente Zelensky che i sondaggi accreditano come trionfante nel caso di una sfida elettorale. «La principale conseguenza dell’ingresso di nuovi strumenti come i droni - ha scritto - è la trasparenza del campo di battaglia, che ha portato al punto morto in cui è impossibile raggiungere gli obiettivi operativi e strategici».

Cosa significa? Se uno degli eserciti rivali prepara un assalto su larga scala, viene subito scoperto dai robot alati e ogni manovra è destinata a fallire. L’analisi di Zaluzhnyi è stata interpretata come un’apertura politica alle trattative e ha avuto eco in un Paese determinato a resistere ma logorato da oltre quattro anni di lotta. La prospettiva di affrontare un altro inverno di blackout, freddo e morte comincia a essere discussa dalla stampa indipendente. Mentre in questo momento Kiev potrebbe sedersi al tavolo con una serie di garanzie. Anzitutto, è stata superata la fase critica del divorzio dall’America. Il finanziamento da 90 miliardi concesso dall’Ue fornisce le risorse economiche per andare avanti fino al 2027. E anche le armi per le sue truppe ora sono soprattutto europee: il contributo tedesco cresce in continuazione, supplendo ai buchi aperti dagli Usa nei settori più critici come i missili terra-aria, e sono sempre più rilevanti pure gli aiuti che giungono dal resto dell’Unione e dalla Gran Bretagna.

L’elemento fondamentale però viene dalla prima linea: i russi non sono in grado di sfondare la catena di città-fortezze del Donetsk. L’offensiva partita nella primavera di un anno fa si è arenata: le brigate di Mosca hanno conquistato 160 chilometri quadrati a marzo e 141 ad aprile. Dall’inizio del 2026 la velocità dell’avanzata si è ridotta di due terzi e Forbes sostiene che con questo ritmo potranno occupare l’intera Ucraina solo nel 2256. Il fattore più drammatico sono i caduti: la stima basata sulle statistiche demografiche del Cremlino ritiene che i morti siano 352 mila a cui vanno aggiunti 900 mila feriti. Nonostante l’ecatombe, i russi continuano a lanciare attacchi: in queste ore insistono su Siversk e Kostyantynivka nel Donbass mentre cercano un varco a Orikhiv nella pianura di Zaporizzhizhia.

I raid dei mini-cruise, gli ibridi tra droni e missili inventati dagli ucraini, stanno portando la guerra in tutte le città russe fino agli Urali: incursioni che cominciano a pesare sull’opinione pubblica e ad erodere il consenso per il Cremlino. Il blocco di Hormuz e il prezzo del petrolio alle stelle danno fiato alla sua economia di guerra, ma Putin non ha assi nella manica per scardinare le difese di Kiev. Trovare una soluzione al conflitto gli consentirebbe di preservare intatto il suo potere. Quale può essere la via d’uscita? Alla fine del 2025 nei colloqui mediati dalla Casa Bianca si cominciavano a delineare ipotesi di compromesso sulla sorte del Donbass. Il percorso diplomatico però si è fermato soprattutto perché Trump non era disposto a dare garanzie di sicurezza per il futuro ucraino. E questo resta ancora lo snodo chiave da risolvere.

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