BRUXELLES – «Non ci sono indicazioni che Putin sia davvero pronto a negoziare seriamente». L’Ue non crede per niente all’apertura al dialogo lanciata sabato scorso dal presidente russo durante le cerimonie per il Giorno della vittoria. Lo “zar” si è detto pronto a discutere anche con l’Unione europea per la pace in Ucraina, ma il messaggio arrivato a Bruxelles ha suscitato tanti dubbi e perplessità. Tanto far dire ad una fonte ufficiale dell’Unione che la proposta del Cremlino non è seria. E che quindi per ora va rigettata.
Ma c’è di più. I vertici istituzionali dell’Ue sono convinti che «questo non sia ancora il momento di parlare con Putin». È chiaro che nella Cancellerie del Vecchio Continente in pochi mettono nel conto la buona fede del leader russo. Anzi, l’interpretazione più diffusa è che questa mossa sia volta in primo luogo a prendere tempo in un momento di estrema difficoltà, sia dal punto di vista della politica interna sia sul terreno militare in Ucraina. L’avanzata dell’e…
BRUXELLES – «Non ci sono indicazioni che Putin sia davvero pronto a negoziare seriamente». L’Ue non crede per niente all’apertura al dialogo lanciata sabato scorso dal presidente russo durante le cerimonie per il Giorno della vittoria. Lo “zar” si è detto pronto a discutere anche con l’Unione europea per la pace in Ucraina, ma il messaggio arrivato a Bruxelles ha suscitato tanti dubbi e perplessità. Tanto far dire ad una fonte ufficiale dell’Unione che la proposta del Cremlino non è seria. E che quindi per ora va rigettata.
Ma c’è di più. I vertici istituzionali dell’Ue sono convinti che «questo non sia ancora il momento di parlare con Putin». È chiaro che nella Cancellerie del Vecchio Continente in pochi mettono nel conto la buona fede del leader russo. Anzi, l’interpretazione più diffusa è che questa mossa sia volta in primo luogo a prendere tempo in un momento di estrema difficoltà, sia dal punto di vista della politica interna sia sul terreno militare in Ucraina. L’avanzata dell’esercito di Mosca è infatti molto limitata, poco più di un centinaio di chilometri quadrati nell’ultimo mese e le forze di Kiev nello stesso tempo hanno riconquistato una parte delle aree occupate dai russi. Non avrebbe dunque senso - è il ragionamento che si fa a Bruxelles - accettare ora di discutere con lui.
Per di più viene considerata una provocazione l’indicazione dell’ex Cancelliere tedesco Schroeder (consulente di una delle più grandi aziende russe) come interlocutore o mediatore. «Siamo a noi a decidere con chi Putin deve trattare – è la linea dei vertici comunitari – a quale livello è più utile e con quale formato». Potrebbe riemergere la proposta di un “inviato speciale” per l’Ucraina o più semplicemente l’Ue ha nella presidenza della Commissione e in quella del Consiglio europeo i rappresentanti ufficiali con cui Putin potrà (o dovrà) confrontarsi. Poi senza dubbio l’Unione «deve essere pronta a discutere con Mosca». Come ha detto l’altro ieri proprio il presidente del Consiglio europeo, Antonio costa, «non vogliamo ostacolare l’iniziativa del presidente Trump ma allo stesso tempo siamo pronti a fare ciò che è necessario».
Il fronte europeo, inoltre, considera in questa fase un altro aspetto: il prestito da 90 miliardi di euro a Kiev sta rafforzando le difese ucraine. Questo è uno dei fattori che il Cremlino sta valutando. Con uno ulteriore: la difesa europea è destinata ad essere sempre più integrata con quella di Kiev. Per due motivi: ha un esercito di quasi un milione di soldati, più di Italia Francia e Germania messi insieme. E la sua capacità nello sviluppo e nella produzione di droni ha raggiunto livelli al momento ineguagliabili in Europa. La guerra “senza uomini” sarà sempre più la caratteristica di tutte le difese dei prossimi anni. Una sinergia, dunque, che Mosca punta a rompere provando appunto a rielevare l’Ue a interlocutore dopo averla di fatto disprezzata e scelto solo la Casa Bianca come soggetto autorizzato a trattare il destino dell’Ucraina.
I dubbi europei vengono poi avvalorati dalle accuse del presidente Volodomir Zelensky: «I russi continuano le attività d’assalto nei settori per loro strategicamente più importanti. Al fronte, l’esercito russo non sta rispettando il cessate il fuoco e non sta nemmeno realmente cercando di farlo». Insomma per Kiev, anche la breve tregua di tre giorni è stata solo una commedia recitata dal Cremlino. Per di più ieri lo stesso Putin ha di nuovo rilanciato i suoi obiettivi originari: «La guerra in Ucraina si concluderà con una nostra vittoria».
Nello stesso tempo da Washington si allunga nuovamente una mano tesa. Steve Witkoff e Jared Kushner sono infatti attesi «presto» a Mosca per riprendere il negoziato. Lo ha annunciato uno dei consiglieri di Putin, Yuri Ushakov, senza fare riferimento ad un possibile coinvolgimento europeo. Segno che anche su questo la distanza tra le due sponde dell’Atlantico è destinata ad aumentare.