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Trump: “Ora la tregua è appesa a un filo”. L’Iran lascia i negoziati

(afp)

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Il leader vede i generali e minaccia la guerra per sbloccare lo stallo. Ma Teheran detta le condizioni. Il neocon Kagan: “Scacco al tycoon”
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NEW YORK – Trump dice che il cessate il fuoco con l’Iran «è attaccato alle macchine» della terapia intensiva e ha solo «l’1% di possibilità di sopravvivere», dopo la risposta di Teheran al suo piano di pace. Però non chiude completamente la porta alla soluzione diplomatica, perché tornare alla guerra non gli conviene, nonostante abbia programmato una riunione con «un folto gruppo di generali» per valutare le prossime mosse militari. I pasdaran lo sanno ma pensano di essere passati in vantaggio. Quindi rispondono che le condizioni per trattare non cambiano, prendere o lasciare. Resta da vedere nelle prossime ore se è il preludio per la ripresa degli attacchi, oppure l’ennesima minaccia per spingere gli ayatollah a cedere, in una situazione di stallo segnata insieme dall’assenza di un conflitto totale, ma anche di progressi negoziali.

Parlando con la Fox, ieri mattina il capo della Casa Bianca ha detto che per punire gli iraniani della risposta negativa al suo piano di pace potrebb…

NEW YORK – Trump dice che il cessate il fuoco con l’Iran «è attaccato alle macchine» della terapia intensiva e ha solo «l’1% di possibilità di sopravvivere», dopo la risposta di Teheran al suo piano di pace. Però non chiude completamente la porta alla soluzione diplomatica, perché tornare alla guerra non gli conviene, nonostante abbia programmato una riunione con «un folto gruppo di generali» per valutare le prossime mosse militari. I pasdaran lo sanno ma pensano di essere passati in vantaggio. Quindi rispondono che le condizioni per trattare non cambiano, prendere o lasciare. Resta da vedere nelle prossime ore se è il preludio per la ripresa degli attacchi, oppure l’ennesima minaccia per spingere gli ayatollah a cedere, in una situazione di stallo segnata insieme dall’assenza di un conflitto totale, ma anche di progressi negoziali.

Parlando con la Fox, ieri mattina il capo della Casa Bianca ha detto che per punire gli iraniani della risposta negativa al suo piano di pace potrebbe riprendere il “Project Freedom”, allargandolo oltre la scorta delle navi nello Stretto di Hormuz. Più tardi, dallo Studio Ovale, è andato oltre: «Il cessate il fuoco è debolissimo, attaccato alle macchine per sopravvivere, dopo quella proposta spazzatura che ci hanno mandato. Come quando viene il medico e ti dice che un tuo caro ha l’1% di possibilità di sopravvivere». Trump ha rivelato che gli iraniani avevano accettato di consegnare i 400 chili di uranio arricchito ancora nelle loro mani, scrivendo la rinuncia all’atomica, «ma poi hanno cambiato idea», perché «sono persone molto disonorevoli e la loro leadership non c’è più, siamo scesi al terzo livello». Nonostante questo, il presidente ritiene ancora «molto possibile» una soluzione diplomatica.

Il comandante della Guardia Rivoluzionaria, Jafari, gli ha risposto che le minacce non cambieranno la loro posizione sulla trattativa: «La decisione del sistema, in queste delicate circostanze, consiste nelle medesime cinque precondizioni fondamentali per avviare qualsiasi possibile negoziato: 1) finché la guerra non sarà terminata su tutti i fronti; 2) finché le sanzioni non saranno state revocate; 3) finché i fondi congelati non saranno stati sbloccati; 4) finché i danni causati dalla guerra non saranno stati risarciti; 5) finché la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz non sarà stata riconosciuta; non vi sarà alcun ulteriore negoziato». Gli Usa considerano queste condizioni inaccettabili, tranne forse la fine delle sanzioni, in cambio di concessioni serie sul nucleare.

(reuters)

Gli iraniani evidentemente pensano che Trump bluffi e non si spingerà fino agli attacchi contro le infrastrutture minacciate in passato, quando diceva di volere distruggere la loro intera civiltà. Se invece riprendesse il blocco di Hormuz, ritengono di poter resistere quanto basta per provocare reazioni tra i cittadini americani sufficienti a fermare il presidente, come peraltro pensa la stessa Cia, stimando che Teheran sia in grado di resistere così per almeno altri tre o quattro mesi. Il capo della Casa Bianca dice di non avere fretta, ma si trova davanti alla scelta di riprendere la guerra, puntare sul blocco navale, o sperare che durante la visita di giovedì a Pechino il collega cinese Xi si impegni a spingere gli alleati iraniani a cedere.

L’ex guru dei neocon Robert Kagan su Atlantic ha definito questa situazione una «scacco matto» a Trump, perché da un lato non vuole riprendere la guerra, ma dall’altra non può cedere agli ayatollah, convinti di aver vinto perché il regime non è caduto. Una figuraccia che indebolisce anche la leadership globale americana e la conferma rischia di arrivare proprio a Pechino.

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