MILANO – Qualsiasi soluzione emerga, dovrà tenere conto delle preoccupazioni regionali». Il piccolo Qatar torna al suo ruolo di grande mediatore nelle partite mediorientali e mette subito in chiaro che la guerra tra Usa e Israele da una parte e l’Iran dall’altra non potrà finire con una soluzione che passi sopra la testa dei Paesi del Golfo.
Parola di Majed Al Ansari, advisor del primo ministro e portavoce del ministro degli Esteri di Doha, che poi sono la stessa persona: ossia lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani che proprio in questi giorni sta tessendo la sua rete diplomatica ai massimi livelli negli Usa. Al Ansari, a Milano per una serie di incontri istituzionali, ha rivendicato in un incontro pubblico all’Ispi il ruolo del dialogo anche in fasi come questa, dove le speranze sono al lumicino: «Dire che la mediazione è fallita, e quindi che vada messa in discussione come strumento, è come dire che il paziente è morto, quindi bisogna staccare la spina. Invece…
MILANO – Qualsiasi soluzione emerga, dovrà tenere conto delle preoccupazioni regionali». Il piccolo Qatar torna al suo ruolo di grande mediatore nelle partite mediorientali e mette subito in chiaro che la guerra tra Usa e Israele da una parte e l’Iran dall’altra non potrà finire con una soluzione che passi sopra la testa dei Paesi del Golfo.
Parola di Majed Al Ansari, advisor del primo ministro e portavoce del ministro degli Esteri di Doha, che poi sono la stessa persona: ossia lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani che proprio in questi giorni sta tessendo la sua rete diplomatica ai massimi livelli negli Usa. Al Ansari, a Milano per una serie di incontri istituzionali, ha rivendicato in un incontro pubblico all’Ispi il ruolo del dialogo anche in fasi come questa, dove le speranze sono al lumicino: «Dire che la mediazione è fallita, e quindi che vada messa in discussione come strumento, è come dire che il paziente è morto, quindi bisogna staccare la spina. Invece questa è un’ottima ragione per investire di più nella mediazione, anche se non darà un risultato automatico».
Qual è oggi il vostro ruolo nella crisi? C’è davvero un vostro maggiore coinvolgimento?
«Il Qatar dialoga con tutti e cerchiamo di usare la nostra posizione per trovare un terreno comune in varie aree. Siamo stati coinvolti nel coordinamento regionale. La mediazione è guidata dal Pakistan, ma noi ci stiamo coordinando strettamente e lavoriamo molto da vicino con gli americani, sia sulla nostra postura difensiva sia sulle possibili soluzioni regionali».
Il vostro primo ministro ha incontrato nei giorni scorsi il vicepresidente Usa J.D. Vance. Quali dossier erano sul tavolo?
«L’incontro ha riguardato le relazioni tra Stati Uniti e Qatar e la situazione in Iran, con un focus sull’energia e sugli sforzi diplomatici per riaprire lo Stretto di Hormuz».
«Resta il principale punto di pressione sull’economia internazionale, anche per gli iraniani. Chiudere Hormuz è stato, in parte, il modo dell’Iran per dire: se noi non possiamo esportare petrolio, nessuno esporta petrolio. Noi puntiamo a un accordo che arrivi rapidamente e includa la riapertura dello Stretto».
Ma tra le condizioni iraniane che Trump considera inaccettabili c’è anche il riconoscimento della sovranità di Teheran su Hormuz...
«Non approviamo che si crei una situazione in cui lo Stretto di Hormuz possa essere monetizzato da una sola parte. La libertà di navigazione è un principio consolidato, che non deve essere compromesso, e la chiusura dello Stretto di Hormuz o il suo utilizzo come strumento di pressione non farebbero che aggravare la crisi ed esporre a pericolo gli interessi vitali dei Paesi della regione».
In questa situazione un accordo definitivo pare impossibile. Se si arrivasse a un’intesa temporanea su che cosa dovrebbe focalizzarsi?
«Il focus è sulla questione nucleare e su una soluzione provvisoria per riaprire lo Stretto».
E se invece si resta su posizioni rigide, Teheran potrà essere piegata dagli Usa con al forza delle armi o dell’economia?
«Il governo iraniano resta stabile. Questi sistemi possono sopravvivere per anni a sanzioni ed embarghi».
Quale ruolo può svolgere l’Europa in questa fase?
«Crediamo che l’Europa abbia un ruolo importante da svolgere nelle partnership di difesa e nel mantenimento dell’ordine internazionale basato sulle regole. Del resto anche questa crisi ha mostrato la forza delle nostre partnership con gli alleati europei».