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L’esperto Gause: “Trump cerca l’uscita dalla guerra in Iran, ma la Cina difficilmente lo aiuterà”

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Intervista all’analista del Middle East Institute: “Questo conflitto è stato un’improvvisazione sin dal primo giorno, senza piani né obiettivi chiari. Il cambio di regime è fallito e ora si può solo riaprire lo Stretto di Hormuz”
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GERUSALEMME – Non è una situazione chiara quella in cui Trump arriva in Cina: sull’incontro incombono l’ombra di una possibile ripresa della guerra contro l’Iran ma anche l’incertezza su quali siano i reali obietti del presidente americano. Ne abbiamo parlato con Gregory Gause, esperto del Middle East Institute di Washington, e professore emerito di Affari internazionali alla Bush School of Government and Public Service di Austin, Texas, autore di libri sugli Usa e i Paesi del Golfo, editorialista di testate come Foreign Affairs e Foreign Policy.

La situazione nel Golfo sembra essere tornata ad un punto di crisi. Quali sono i possibili scenari?

«Credo che al di là di tutto, il vero obiettivo di Trump a questo punto sia convincere gli iraniani ad aprire lo Stretto di Hormuz: se ci riuscirà, rivendicherà la vittoria e la guerra finirà così. Ma per ottenerlo dovrà mettere da parte tutte le richieste sulla fine di qualsiasi programma nucleare in Iran, perché gli iraniani questo adess…

GERUSALEMME – Non è una situazione chiara quella in cui Trump arriva in Cina: sull’incontro incombono l’ombra di una possibile ripresa della guerra contro l’Iran ma anche l’incertezza su quali siano i reali obietti del presidente americano. Ne abbiamo parlato con Gregory Gause, esperto del Middle East Institute di Washington, e professore emerito di Affari internazionali alla Bush School of Government and Public Service di Austin, Texas, autore di libri sugli Usa e i Paesi del Golfo, editorialista di testate come Foreign Affairs e Foreign Policy.

La situazione nel Golfo sembra essere tornata ad un punto di crisi. Quali sono i possibili scenari?

«Credo che al di là di tutto, il vero obiettivo di Trump a questo punto sia convincere gli iraniani ad aprire lo Stretto di Hormuz: se ci riuscirà, rivendicherà la vittoria e la guerra finirà così. Ma per ottenerlo dovrà mettere da parte tutte le richieste sulla fine di qualsiasi programma nucleare in Iran, perché gli iraniani questo adesso non possono accettarlo. Prima della guerra, Teheran aveva messo sul tavolo un’offerta per limitare l’arricchimento di uranio: è il massimo che potrebbe concedere».

Però ora Trump è tornato a parlare di nucleare, e fa capire che se non ci sarà un accordo su questo la guerra potrebbe riprendere…

«È complicato dire quanto queste parole siano veritiere. Questa guerra è stata un’improvvisazione sin dal primo giorno. Non c’è stata strategia chiara all’inizio, non c’è via di uscita chiara ora. Tutto cambia ogni giorno perché tutto è frutto dei capricci del presidente».

La Cina può svolgere un ruolo di mediazione?

«La Cina negli anni recenti si è ritagliata un ruolo nella regione, con la mediazione fra il l’Iran e l’Arabia saudita prima e nel 2024 con quella fra le fazioni palestinesi. Oggi vorrebbero chiaramente che la guerra finisse, ma non sembrano disposti a esercitare troppa pressione sull’Iran. In sostanza, preferiscono restare fuori dalla questione».

Possiamo provare a capire cosa voleva Trump quando la guerra è iniziata e a cosa può puntare ora?

«Voleva il cambio di regime, cosa su cui ha fallito. L’Iran ha resistito, anche se ha subito colpi pesanti. Il regime è rimasto in piedi: e a questo punto non importa quanti obiettivi siano stati colpiti e quanti leader eliminati, il cambio di regime non c’è stato. Quindi Trump ha spostato l’attenzione su altri obiettivi: a oggi, il massimo che si può ottenere è la riapertura di Hormuz e un accordo limitato sul nucleare».

L’Iran vuole uscire dalla guerra o è pronto a riprenderla?

«Il Paese è stato duramente colpito e ha visto compromessi anni di sforzi per costruire relazioni migliori con i vicini del Golfo. In più, il regime non ha una soluzione ai problemi economici del Paese, e questa guerra non fa che peggiorare le cose. Ma è anche vero che ha dimostrato di essere pronto a resistere a lungo di fronte ai tentativi esterni di rovesciarlo».

Israele insiste sulla necessità di fermare il programma nucleare…

«Vale il discorso che ho fatto prima per gli Stati Uniti sul cambio di regime fallito e sugli obiettivi limitati che si possono raggiungere ora. Israele da solo non può agire».

Neanche fra i Paesi del Golfo la situazione è ottimale…

«Gli Stati del Golfo escono da questa crisi consapevoli di essere dipendenti dagli Usa in fatto di sicurezza ma anche di avere poca influenza sulle loro scelte. E la loro richiesta di limitare gli arsenali iraniani, a Trump non interessa».

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