Sperando che l’agnello Trump finisca nella bocca del lupo Xi, l’Iran chiarisce ancora, dovesse essercene bisogno, che non si considera sconfitto dalla guerra americano-israeliana e non intende negoziare a condizioni diverse dalle sue. L’ultimo avvertimento arriva dal portavoce della commissione sicurezza del parlamento, Ebrahim Rezaei, che si è fatto notare nelle ultime settimane per un postura parecchio radicale. «Una delle opzioni dell’Iran, in caso di un nuovo attacco, potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%», il grado militare che serve per un’arma atomica, ha detto ieri mentre il presidente americano si imbarcava per Pechino e il faccia a faccia politico più importante di questi mesi.
Gli iraniani temono che Trump cercherà di fare pressioni sulla Cina perché costringa l’alleato a fare concessioni decisive sul nucleare e a riaprire lo stretto di Hormuz, ma contano sul fatto che Pechino non lo farà, nonostante dipenda dal canale per circa il 40% delle sue forniture …
Sperando che l’agnello Trump finisca nella bocca del lupo Xi, l’Iran chiarisce ancora, dovesse essercene bisogno, che non si considera sconfitto dalla guerra americano-israeliana e non intende negoziare a condizioni diverse dalle sue. L’ultimo avvertimento arriva dal portavoce della commissione sicurezza del parlamento, Ebrahim Rezaei, che si è fatto notare nelle ultime settimane per un postura parecchio radicale. «Una delle opzioni dell’Iran, in caso di un nuovo attacco, potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90%», il grado militare che serve per un’arma atomica, ha detto ieri mentre il presidente americano si imbarcava per Pechino e il faccia a faccia politico più importante di questi mesi.
Gli iraniani temono che Trump cercherà di fare pressioni sulla Cina perché costringa l’alleato a fare concessioni decisive sul nucleare e a riaprire lo stretto di Hormuz, ma contano sul fatto che Pechino non lo farà, nonostante dipenda dal canale per circa il 40% delle sue forniture di petrolio. «La Cina sa che questa guerra è una sconfitta strategia per l’America e non cercherà di migliorare la situazione a Trump anche se Trump potrebbe fingere di avere piena sintonia con Xi Jinping sul conflitto», dice un analista di Teheran che preferisce non rivelare la sua identità su questioni di cui non è autorizzato a parlare. Il presidente americano, dal canto suo, cerca di sparigliare: l’uranio arricchito sepolto sotto le montagne di Isfahan dai bombardamenti americani può essere recuperato solo «da due paesi», gli Stati Uniti e la Cina, ha detto, perché sono gli unici due che hanno le tecnologie per farlo.
Gli iraniani hanno già chiesto esplicitamente un coinvolgimento della Cina come garante della fine della guerra e di qualsiasi potenziale accordo, resta da capire se Trump vorrà indebitarsi con Xi Jinping chiedendogli un aiuto nel conflitto con Teheran e in cambio di cosa. Pechino ha legami saldi con la Repubblica islamica, cui ha continuato ha fornire beni commerciali e dual use durante la guerra. Gli iraniani hanno persino irrigidito le loro posizioni negoziali, non torneranno a trattare sul nucleare se prima non verranno accettate alcune pre-condizioni: fine della guerra su tutti i fronti, revoca di tutte le sanzioni, sblocco dei beni congelati, risarcimenti di guerra e riconoscimento della sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. Su quest’ultimo punto però devono fare i conti con i paesi dell’area. Ieri sia il Qatar che la Turchia hanno chiesto che Hormuz torni allo stato pre-guerra e non venga «utilizzato come un’arma». Se Trump deciderà di riavviare una operazione militare, Teheran ha già fatto sapere che risponderà: «Chiunque osi mettere piede sul suolo iraniano subirà gravi danni». Significa ancora guerra e ancora meno petrolio che esce dallo stretto.