✕

Lionel Barber: “La Brexit ci ha reso una nazione instabile guidata da politici mediocri”

(afp)

Ascolta l'audio

Parla l’ex direttore del Financial Times: “Starmer è una persona rispettabile ma un leader di second’ordine poco amato dai britannici. Siamo più poveri e deboli, l’uscita dalla Ue ci ha prosciugato energia e ha eliminato una generazione di politici di talento”
2 minuti di lettura

LONDRA – Lionel Barber, 71 anni, di cui 16 come direttore del Financial Times fino al 2020: francamente, lei cosa ne pensa di Keir Starmer?

«È un leader di second’ordine e un terribile comunicatore di terz’ordine. Non ha i fondamentali per essere un leader. Non sa raccontare una storia. Non convince nessuno ed è circondato da persone mediocri. È un politico sintetico, non naturale. I britannici non lo amano: Sir Keir è una persona rispettabile, ma non lega con la gente comune. È un ex procuratore, un legale, uno che piace più ai giudici che alla giuria».

Quindi quello di Starmer è innanzitutto un problema di comunicazione? Oppure è un politico negato?

«Ovvio che ha anche grossi deficit politici. Non vogliamo un leader performante come Berlusconi, assolutamente no, una persona seria va benissimo. Ma deve sapere parlare al popolo, e poi Starmer ha certamente commesso anche molti errori, soprattutto all’inizio del suo mand…

LONDRA – Lionel Barber, 71 anni, di cui 16 come direttore del Financial Times fino al 2020: francamente, lei cosa ne pensa di Keir Starmer?

«È un leader di second’ordine e un terribile comunicatore di terz’ordine. Non ha i fondamentali per essere un leader. Non sa raccontare una storia. Non convince nessuno ed è circondato da persone mediocri. È un politico sintetico, non naturale. I britannici non lo amano: Sir Keir è una persona rispettabile, ma non lega con la gente comune. È un ex procuratore, un legale, uno che piace più ai giudici che alla giuria».

Quindi quello di Starmer è innanzitutto un problema di comunicazione? Oppure è un politico negato?

«Ovvio che ha anche grossi deficit politici. Non vogliamo un leader performante come Berlusconi, assolutamente no, una persona seria va benissimo. Ma deve sapere parlare al popolo, e poi Starmer ha certamente commesso anche molti errori, soprattutto all’inizio del suo mandato, con la legge di bilancio e i controversi tagli al welfare. Non puoi fare sempre retromarcia, per poi chiedere scusa: gli elettori si accorgono della debolezza di un leader, vedono subito il suo sangue… E tutto ciò nonostante una maggioranza monstre ai Comuni per il Labour. Insomma, in molti si sono progressivamente stufati di Starmer, perché oramai sanno che hanno scelto il leader e premier sbagliato».

Ieri però Starmer ha reagito al “golpe”, in modo sorprendente, e ora sembra resistere.

«Perché a lui non c’è una alternativa ovvia. Non sappiamo davvero chi sono questi rivali. Il Labour è tornato al governo nel 2024, dopo 14 anni di astinenza al potere: non hanno alcuna esperienza pregressa. Nessuno sa se uno tra Burnham, Rayner o Streeting possa essere davvero meglio di Starmer».

Sir Keir è finito?

«No. È gravemente ferito, ma non ancora politicamente morto. Nonostante la furia di molti elettori, i media contro di lui, tutte le dimissioni di sottosegretari di queste ore, un centinaio di deputati che vogliono cacciarlo, Starmer resiste. Anche perché i suoi rivali sono molto divisi e non hanno il sostegno di almeno 81 deputati, come da regole interne al Labour. Ieri speravano che fosse Sir Keir a fare un passo indietro, dopo la rivolta interna degli ultimi due giorni. Invece, Starmer ha reagito e dunque resisterà ancora un po’. Anche perché, come dice lui stesso, “c’è da essere seri e non possiamo permetterci instabilità, con una pesantissima crisi alle porte, in arrivo dal Medio Oriente”».

Crede che il Regno Unito sia diventato un Paese ingovernabile dopo la Brexit?

«Ingovernabile no. Ma di certo oggi siamo addirittura più instabili dell’Italia. E siamo un Paese spaccato, soprattutto per la radicalizzazione collettiva che ha provocato Brexit, in mano a una classe politica davvero di basso livello. I problemi secondo me arrivano ancora da più lontano, ossia dalla crisi finanziaria del 2008, che ha reso la Gran Bretagna più povera e più debole, basti pensare alla City di Londra che non è più il colosso di una volta. Siamo in un mondo post-globalizzazione, con l’immigrazione diventata un altro tema estremamente divisivo. Ma la Brexit ha prosciugato energia al Regno Unito ed eliminato una generazione molto talentuosa di politici: per questo, incolpo soprattutto Boris Johnson».

Così oggi la Gran Bretagna è meno influente nel mondo, e con la reputazione internazionale danneggiata?

«Sì. Gli investitori ci puniscono, perché l’instabilità politica provoca anche quella finanziaria. Certo, siamo ancora molto attivi in politica estera, vedi con l’Ucraina, nonostante un alleato come gli Stati Uniti trumpiani che vuole umiliarci. Tuttavia, più in generale, siamo diventati un Paese poco serio. Altrimenti, entità irresponsabili come Farage e i Verdi di Zack Polanski non otterrebbero così tanti voti, e gli indipendentisti non avrebbero potuto rivincere in Scozia, dopo i recenti disastri che hanno combinato».

Starmer è uno dei pochi leader di centrosinistra rimasti in Europa. Se cadesse lui, anche il Regno Unito finirebbe nelle braccia della destra, in questo caso Nigel Farage?

«Non credo, ci sono ancora molte incognite. Ma, sì, Farage e il suo partito Reform UK potrebbero entrare in un governo al prossimo giro. Magari in una coalizione di destra con i conservatori. Vede? Siamo diventando sempre più come l’Italia. Ma senza la pasta buona».

Leggi i commenti