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Mali, le mille vite dell’inafferrabile Ghali, capo jiadista che assedia i militari filorussi

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Lo chiamano la volpe del deserto: Iyaf Ag Ghali, 72 anni, amante della poesia ed ex bevitore di whisky, è un tuareg che ha combattuto per Gheddafi, poi ha fondato un movimento di liberazione e alla fine ha abbracciato il radicalismo islamico. Ora minaccia la giunta mentre a Bamako, mentre prepara l’ultima svolta: in caso di presa del potere, pensa a un governo moderato sul modello siriano
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Tunisi – Dietro all’offensiva jihadista in atto oggi in Mali, c’è lui, Iyad Ag Ghali, ancora lui. Leader di Jnim (il Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani, affiliato ad Al Qaida), da una quindicina d’anni vaga per il Sahel, “volpe del deserto” inafferrabile. I soldati del Mali, quelli francesi (venuti a sostenerli nella lotta contro i jihadisti), poi sostituiti dal 2022 dai mercenari russi di Wagner (oggi alle strette dipendenze del Cremlino nell’Africa Corps): tutti hanno cercato di catturare questo “nemico pubblico numero uno”. Ma nessuno ci è riuscito.

Oggi insidia la sopravvivenza della giunta militare, al potere a Bamako, la capitale del Mali. Ag Ghali, 72 anni, ha avuto così tante vite. È un tuareg, nato nel Nord del Mali, nella tribù nobile degli Ifoghas. Ma si ritrova molto giovane in Libia, dove integra la Legione islamica, un’unità di volontari stranieri al servizio di Gheddafi. Combatte per lui, durante gli anni Ottanta, in Libano e nel Ciad. Di ritorno a casa alla fi…

Tunisi – Dietro all’offensiva jihadista in atto oggi in Mali, c’è lui, Iyad Ag Ghali, ancora lui. Leader di Jnim (il Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani, affiliato ad Al Qaida), da una quindicina d’anni vaga per il Sahel, “volpe del deserto” inafferrabile. I soldati del Mali, quelli francesi (venuti a sostenerli nella lotta contro i jihadisti), poi sostituiti dal 2022 dai mercenari russi di Wagner (oggi alle strette dipendenze del Cremlino nell’Africa Corps): tutti hanno cercato di catturare questo “nemico pubblico numero uno”. Ma nessuno ci è riuscito.

Oggi insidia la sopravvivenza della giunta militare, al potere a Bamako, la capitale del Mali. Ag Ghali, 72 anni, ha avuto così tante vite. È un tuareg, nato nel Nord del Mali, nella tribù nobile degli Ifoghas. Ma si ritrova molto giovane in Libia, dove integra la Legione islamica, un’unità di volontari stranieri al servizio di Gheddafi. Combatte per lui, durante gli anni Ottanta, in Libano e nel Ciad. Di ritorno a casa alla fine degli anni Ottanta, fonda il Movimento popolare di liberazione dell’Azawad (come i tuareg chiamano la loro terra, nel Nord-Est del Mali). Ai tempi fuma e beve whisky, è anche un amante della poesia. Combattente coraggioso, rilancia la ribellione, ma conclude una pace con il potere centrale nel 1991, gli accordi di Tamanrasset.

Si sposta a Bamako, dove diventa consigliere di Alpha Oumar Konaré, presidente dal 1992 al 2003. Agli inizi degli anni 2000, Ag Ghali cambia davvero vita: diventa un islamista radicale, sotto l’influenza dei predicatori pakistani allora presenti a Bamako, nella moschea Jamaat al-Tabligh. Console del Mali a Gedda, nell’Arabia Saudita, viene espulso per i suoi legami sempre più stretti con Al Qaeda nel 2010. Ritorna nel Nord del suo Paese, dove gli indipendentisti tuareg, vista la sua deriva jihadista, lo tengono alla larga. Lui fonda un primo gruppo armato salafista, Ansar Eddine, affiliato ad Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb islamico), che irrompe a Timbuktu nella primavera del 2012. Al Ghali e compagni instaurano la sharia (la legge islamica). Fanno tagliare mani ai delinquenti e lapidano le donne ritenute indegne. Sollecitate dal Mali, per contrastare quest’offensiva jihadista, arrivano le truppe francesi, che liberano Timbuktu.

Ag Ghali scompare nel deserto, ma nel 2017 è uno dei fondatori di Jnim, che federa più gruppi jihadisti, sotto l’ala di Al Qaeda: ne diventa il leader. Ag Ghali allarga la sua influenza dal Nord al Centro del Mali, dove può contare sul sostegno del predicatore dell’etnia dei fulani (o peul) Amadou Koufa. Jnim si presenta ormai come un movimento inter-etnico, presente anche tra i bambara. Da allora Ag Ghali posta rari video sui social: appare con una folta barba, avvolto in grandi tuniche bianche. Sfugge alla caccia dei francesi e poi dei russi. Anche se non in maniera esplicita, tutti sanno che lo aiutano gli algerini, permettendogli di trovare rifugio all’occorrenza sul proprio territorio, passando il confine con il Mali in pieno Sahara, all’altezza di Tin Zaouatine.

L’uomo si è creato un bastione nel deserto, tra la città di Kidal e Tin Zaouatine, ma da lì si sposta segretamente in tutto il Mali. Dall’inizio dell’anno Ag Ghali ha concluso un’alleanza con il Fla (Fronte di liberazione dell’Azawad), i tuareg indipendentisti. Visto il suo passato, li conosce benissimo. Alghabass Ag Intalla, leader di Fla, appartiene, come Ag Ghali, alla tribù nobile degli Ifoghas. I due vantano addirittura legami familiari. Così sono riusciti insieme a strappare Kidal al potere centrale e ai soldati russi e s’infiltrano sempre più verso Sud. Intanto Jnim sta creando un blocco stradale intorno a Bamako, che si trova all’estremo del Mali meridionale. Ag Ghali non vuole che i jihadisti ripetano gli errori commessi nel 2012, quando già si erano alleati con i ribelli tuareg, ma poi, una volta conquistati i primi territori, li avevano messi da parte, applicando duramente la sharia, che non fa per niente l’unanimità tra gli indipendentisti del Nord. “Già allora Ag Ghali aveva consigliato agli altri leader d’imporre una sharia più blanda e accettabile – ha sottolineato nei giorni scorsi uno dei capi dei tuareg dell’epoca, nell’anonimato, al quotidiano francese Le Monde -, ma gli altri non l’avevano ascoltato”.

Ghali oggi guarderebbe all’esempio federatore in Siria di Ahmad al-Shara, in vista di prendere addirittura il potere a Bamako. Sarebbe anche d’accordo nel rompere l’affiliazione di Jnim con Al Qaeda, sebbene con tutte le ambiguità del caso (vedi quanto successo con la transizione a Damasco). Se tutto questo si concretizzasse, non sarebbe lui ad assumere ufficialmente il potere. Potrebbe manovrare da dietro le quinte un personaggio come Mahmoud Dicko, islam rigorista, oppositore della giunta, che ha trovato rifugio ad Algeri e che può vantare ampi consensi nella società civile del Mali. Anche Ag Ghali a Bamako può contare sulla simpatia di diversi circoli, che ben consce dai tempi in cui viveva nella capitale. Si tratta soprattutto di ricchi commercianti e di studenti dell’ambiente wahabita (islamisti rigoristi), retaggio dell’azione degli stessi predicatori pakistani che negli anni 90 lo convinsero a cambiare vita. E a smettere di bere il whisky.

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