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Un siluro contro i reattori nucleari: i sospetti sul cargo russo inabissato in Spagna

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Nel 2024 la Ursa Major affondò vicino alle coste iberiche. L’ipotesi è che sia stata colpita per impedire che arrivasse in Corea del Nord
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C’è una possibile soluzione al mistero dell’Ursa Major, il mercantile russo affondato in circostanze oscure lo scorso 23 dicembre 2024, a 60 miglia dalle coste spagnole, dopo tre esplosioni avvenute all’altezza della sala macchine che uccisero due dei sedici marinai a bordo. La prima ad accorrere fu la nave spagnola Salvamar Draco, che trasse in salvo i superstiti. Ma fu subito raggiunta da un’altra nave russa, la Ivan Gren, scorta del carico, che ordinò alle imbarcazioni vicine di mantenersi a distanza. Due ore dopo ci furono 4 esplosioni: e l’Ursa Major affondò.

Ora un’inchiesta di Cnn ricostruisce la vicenda, formulando un’ipotesi degna di un film di spionaggio: l’inabissamento della nave sarebbe stato provocato da un raro e cruciale interven…

C’è una possibile soluzione al mistero dell’Ursa Major, il mercantile russo affondato in circostanze oscure lo scorso 23 dicembre 2024, a 60 miglia dalle coste spagnole, dopo tre esplosioni avvenute all’altezza della sala macchine che uccisero due dei sedici marinai a bordo. La prima ad accorrere fu la nave spagnola Salvamar Draco, che trasse in salvo i superstiti. Ma fu subito raggiunta da un’altra nave russa, la Ivan Gren, scorta del carico, che ordinò alle imbarcazioni vicine di mantenersi a distanza. Due ore dopo ci furono 4 esplosioni: e l’Ursa Major affondò.

Ora un’inchiesta di Cnn ricostruisce la vicenda, formulando un’ipotesi degna di un film di spionaggio: l’inabissamento della nave sarebbe stato provocato da un raro e cruciale intervento militare occidentale volto a impedire la consegna di due reattori nucleari per sottomarini alla Corea del Nord. Un aggiornamento tecnologico nucleare all’alleato chiave Pyongyang: reattori necessari a sostituire i vecchi motori diesel, puzzolenti e rumorosi.

Diversi elementi avvalorano l’ipotesi. L’Ursa era salpata l’11 dicembre da San Pietroburgo, due mesi dopo l’invio, da parte di Kim Jong Un, di truppe a supporto dell’invasione russa dell’Ucraina. Lo scalo indicato era il porto russo di Vladivostok, al confine con la Cina. Ma la meta, in realtà, sarebbe stata il porto nordcoreano di Rason. Secondo il giornale russo Kommersant, la nave trasportava un carico di gru portuali pesanti 380 tonnellate ciascuna, cruciali per l’ampliamento del terminal russo sul Pacifico, al confine con Cina e Corea, appunto: oltre a due portelloni necessari alla rompighiaccio nucleare Project 10510. Ebbene, all’epoca, l’armatore — una società chiamata SK-Yug, parte del gigante logistico russo Oboronlogistics — aveva subito attribuito l’affondamento a un presunto «atto terroristico».

A far sospettare che le cose siano ben più complicate di come sono state raccontate finora, sono pure certe recenti attività militari notate intorno al relitto, che hanno sollevato interrogativi sul suo carico e sulla sua vera destinazione.

Nel gennaio 2025, pochi giorni dopo l’affondamento, sul luogo del naufragio arrivò un’imbarcazione russa: la Yantar — ufficialmente impegnata in ricerche ma da molti ritenuta invece una nave spia — stazionando cinque giorni. In quel periodo vennero rilevate altre quattro esplosioni sottomarine, che ora Cnn attribuisce al tentativo di distruggere definitivamente il carico per impedirne il recupero. Non basta: secondo dati di volo pubblici, aerei statunitensi capaci di individuare materiale nucleare hanno recentemente sorvolato il relitto.

Il governo spagnolo tace: ma nelle carte dell’inchiesta portata avanti dei giudici si parla di un foro di 50 centimetri per lato nello scafo, compatibile con un siluro Barracuda, arma di cui è dotata la marina degli Stati Uniti, alcuni alleati Nato, la stessa Russia e l’Iran. Insomma, l’ipotesi di un attacco volto a impedire il trasferimento di tecnologia nucleare non è improbabile.

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