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Gaza, la linea gialla diventa arancione e Israele si prende più terra

(reuters)

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Un’inchiesta del giornale Israel Hayom ha confermato quanto i palestinesi già dicono da tempo: lo Stato ebraico ha portato al 64% la porzione della Striscia che tiene sotto controllo
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GERUSALEMME – Una linea arancione per rendere la Striscia sempre più piccola, con una popolazione sempre più accalcata: è quello che sta accadendo a Gaza secondo un’inchiesta del giornale Israel Hayom. La testata – che è molto vicina al governo – ha confermato numeri e mappe alla mano ciò che gli abitanti di Gaza raccontano da settimane: un continuo spostamento della linea gialla – quella che secondo il cessate il fuoco di sei mesi fa delimita i confini della presenza israeliana – verso il centro dell’area, con la conseguente riduzione dello spazio vitale per gli abitanti. La nuova area sotto controllo israeliano è delimitata da una linea arancione che ha di fatto sostituito quella gialla nel delimitare le zone a cui è vietato agli abitanti avvicinarsi. In tutto rispetto a sei mesi fa, Israele sarebbe avanzata sull’11 per cento del territorio – in tutto 34 chilometri quadrati - portando così al 64 per cento la porzione di terra di Gaza che tiene sotto controllo.

Lo spostamento è stato…

GERUSALEMME – Una linea arancione per rendere la Striscia sempre più piccola, con una popolazione sempre più accalcata: è quello che sta accadendo a Gaza secondo un’inchiesta del giornale Israel Hayom. La testata – che è molto vicina al governo – ha confermato numeri e mappe alla mano ciò che gli abitanti di Gaza raccontano da settimane: un continuo spostamento della linea gialla – quella che secondo il cessate il fuoco di sei mesi fa delimita i confini della presenza israeliana – verso il centro dell’area, con la conseguente riduzione dello spazio vitale per gli abitanti. La nuova area sotto controllo israeliano è delimitata da una linea arancione che ha di fatto sostituito quella gialla nel delimitare le zone a cui è vietato agli abitanti avvicinarsi. In tutto rispetto a sei mesi fa, Israele sarebbe avanzata sull’11 per cento del territorio – in tutto 34 chilometri quadrati - portando così al 64 per cento la porzione di terra di Gaza che tiene sotto controllo.

Lo spostamento è stato confermato da quello che il giornale definisce un “alto diplomatico occidentale” e sarebbe avvenuto con la piena approvazione del Board of peace, l’organismo internazionale che – secondo il piano Trump – si dovrebbe occupare (fra le altre cose) dell’attuazione dei punti del cessate il fuoco, della ricostruzione e dell’istituzione di una nuova autorità politica a Gaza. “L’azione è stata intrapresa dopo che è stato evidente che Hamas sta violando tutti gli impegni presi. Ulteriori misure verranno prese se Hamas continuerà nelle sue violazioni”, sostiene la fonte citata dal giornale.Parole che fanno capire come la situazione a Gaza sia molto precaria. Da settimane sulla stampa israeliana rimbalzano notizie di una possibile nuova offensiva in discussione al gabinetto di sicurezza del governo: le voci si sono intensificate con il cessate il fuoco in Iran. Il governo Netanyahu si trova in questo momento in una situazione di stallo su entrambi i fronti: e mentre può fare poco per fermare un possibile accordo fra Trump e gli iraniani per mettere fino alla guerra, è in grado – e prontissimo – a far ripartire i combattimenti a Gaza citando come ragione l’impasse con Hamas. Impasse che, secondo la maggioranza della stampa israeliana, va imputata soltanto al movimento islamista e al suo rifiuto di cedere le armi.

Non a caso ieri sempre Israel Hayom ha pubblicato un altro articolo che racconta come a una serie di lavoratori incaricati della rimozione delle macerie a Gaza fosse stato impedito di lavorare da uomini armati di Hamas. Nella Striscia intanto la situazione resta drammatica: due giorni fa i rappresentanti di diverse agenzie delle Nazioni Unite hanno presentato un quadro della situazione a Ginevra. Il portavoce dell’Unicef James Elder ha detto che dal cessate il fuoco dell'ottobre 2025 229 bambini sono stati uccisi e 260 feriti dal fuoco israeliano. Reinhilde Van de Weerdt, rappresentante dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha spiegato che 10mila bambini vivono con lesioni permanenti e che 2.500 sono state ferite da ottobre a oggi: 18 carichi di materiale per queste persone – sedie a rotelle, stampelle, protesi etc. – sono ferme dalla parte israeliana del confine in attesa dell’autorizzazione a passare.

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