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Londra, contro Starmer si dimette il ministro Streeting: “Serve un confronto sulla successione”

(afp)

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Il responsabile della Salute: “E’ ormai chiaro che il premier non guiderà il Labour alle prossime elezioni”
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LONDRA – Wes Streeting si dimette e lancia la sfida a Sir Keir Starmer. Dopo due giorni di tira e molla, il 42enne e rampante ministro della Salute ha scritto una lunga lettera in cui spiega le ragioni del suo addio al governo e sfiducia il primo ministro con il quale ha condiviso quasi due anni al potere: “Ci serve visione, invece c’è un vuoto di leadership. Dovremmo avere direzione, invece stiamo andando alla deriva. Non hai più la mia fiducia. Ed è oramai chiaro che non sarai il candidato del Labour alle prossime elezioni”.

Insomma, secondo Streeting, Starmer deve lasciare, annunciando un piano chiaro per avviare nuove “primarie” interne che dovranno scegliere il nuovo leader e premier del partito al governo, come da regole britanniche. Il disastro alle elezioni locali della settimana scorsa e la sua mancanza di carisma, hanno reso la posizione di Starmer sempre più insostenibile.

Alla fine, è stata una scelta obbligata per Streeting, che paradossalmente tiene ancora a galla Starme…

LONDRA – Wes Streeting si dimette e lancia la sfida a Sir Keir Starmer. Dopo due giorni di tira e molla, il 42enne e rampante ministro della Salute ha scritto una lunga lettera in cui spiega le ragioni del suo addio al governo e sfiducia il primo ministro con il quale ha condiviso quasi due anni al potere: “Ci serve visione, invece c’è un vuoto di leadership. Dovremmo avere direzione, invece stiamo andando alla deriva. Non hai più la mia fiducia. Ed è oramai chiaro che non sarai il candidato del Labour alle prossime elezioni”.

Insomma, secondo Streeting, Starmer deve lasciare, annunciando un piano chiaro per avviare nuove “primarie” interne che dovranno scegliere il nuovo leader e premier del partito al governo, come da regole britanniche. Il disastro alle elezioni locali della settimana scorsa e la sua mancanza di carisma, hanno reso la posizione di Starmer sempre più insostenibile.

Alla fine, è stata una scelta obbligata per Streeting, che paradossalmente tiene ancora a galla Starmer. Ma fino a quando? Per sfidare subito il premier, l’ex ministro della Salute aveva bisogno dell’appoggio di almeno 81 deputati laburisti (ossia il 20% del gruppo parlamentare del Labour ai Comuni). In queste ultime ore non è mai stato chiaro se Streeting le avesse o meno. I suoi dicono di sì, fonti di Number 10 smentiscono. In ogni caso, innescare unilateralmente la battaglia per la premiership permetterebbe a Starmer di essere della corsa - e Sir Keir ha confermato che combatterà “fino alla fine”. In questo modo, invece, l’ex ministro aumenterà la pressione sul premier, cercando di far convogliare quanti più ministri nella richiesta di dimissioni, anche a lungo termine, di Starmer, e non permettergli di cercare la riconferma nel voto degli iscritti laburisti.

È stata una mossa obbligata per Streeting anche perché la sinistra del partito chiede a gran voce il ritorno e la candidatura di Andy Burnham, il sindaco di Manchester che in questo momento non ha un seggio a Westminster, necessario per lanciare la sua lotta per la leadership. I sostenitori di Burnham l’avevano già giurata a Streeting, qualora avesse lanciato il blitz prima di permettere al sindaco di trovare una elezione suppletiva per rientrare in Parlamento. Alla fine, una vittoria contro Starmer per la leadership ma senza Burnham, non avrebbe dato a Streeting quella legittimità a lungo termine per governare eventualmente partito e Paese.

Insomma, Starmer respira, ma ora bisogna vedere quanti ministri seguiranno Streeting. Se mezzo esecutivo si dimettesse, a quel punto per Sir Keir sarebbe praticamente impossibile avere l’autorità e la possibilità di continuare a governare, nonostante le sue resistenze a lasciare.

Le dimissioni di Streeting arrivano proprio nel giorno in cui l’economia britannica ha fatto segnare un inaspettato +0,6% nel primo trimestre 2026 (il dato migliore delle economie del G7) e in cui le liste di attesa della sanità pubblica, sino a oggi gestita da Streeting, sono state ridotte notevolmente (record da 17 anni). Allo stesso tempo, però, domani l’Economistchiederà in copertina le dimissioni di Starmer: “Ha fallito miseramente. Deve andarsene”.

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