Ecco perché Pechino sta vincendo
dal nostro inviato Paolo MastrolilliPECHINO - Il presidente Trump, con l’abituale iperbole, ha detto che il vertice con il rivale cinese Xi verrà ricordato come "il più grande summit di sempre", scommettendo che "avremo un futuro fantastico insieme". A smentirlo però ci ha pensato la sua stessa intelligence, che in un rapporto pubblicato dal Washington Post lancia l’allarme perché Pechino si sta approfittando della guerra in Iran, trasformandola in un suo vantaggio diplomatico, militare ed economico. Se questa valutazione è corretta, stavolta ad avere le carte migliori in mano è la Repubblica popolare, che ha meno bisogno degli Usa di quanto gli Usa non abbiano bisogno di lei. Insomma l’arte del "deal", come ama chiamarla Donald, in questo momento sta premiando il suo avversario.
Il capo della Casa Bianca è venuto a Pechino con tre obiettivi principali: ottenere l’aiuto della Cina per premere sugli ayatollah e convincerli ad accettare le sue condizioni per la pace; firmare contratti per vendere prodotti americani, costr…
PECHINO - Il presidente Trump, con l’abituale iperbole, ha detto che il vertice con il rivale cinese Xi verrà ricordato come "il più grande summit di sempre", scommettendo che "avremo un futuro fantastico insieme". A smentirlo però ci ha pensato la sua stessa intelligence, che in un rapporto pubblicato dal Washington Post lancia l’allarme perché Pechino si sta approfittando della guerra in Iran, trasformandola in un suo vantaggio diplomatico, militare ed economico. Se questa valutazione è corretta, stavolta ad avere le carte migliori in mano è la Repubblica popolare, che ha meno bisogno degli Usa di quanto gli Usa non abbiano bisogno di lei. Insomma l’arte del "deal", come ama chiamarla Donald, in questo momento sta premiando il suo avversario.
Il capo della Casa Bianca è venuto a Pechino con tre obiettivi principali: ottenere l’aiuto della Cina per premere sugli ayatollah e convincerli ad accettare le sue condizioni per la pace; firmare contratti per vendere prodotti americani, costruendo a questo scopo un "Board of Trade" fra i due paesi; rinnovare la tregua sancita in ottobre a Busan, soprattutto per garantire la prosecuzione delle forniture di terre rare alle compagnie tecnologiche Usa. Xi non ha la stessa fretta, perché è vero che la crisi energetica provocata dalla guerra in Iran lo danneggia, ma non quanto danneggia il rivale. Sul piano commerciale è riuscito quasi a neutralizzare l’effetto dei dazi voluti da Trump, perché il surplus cinese è salito a 1.200 miliardi di dollari, compensando su altri mercati quello che ha perso negli Stati Uniti. Quindi intende usare questi vantaggi per ottenere la fine degli aiuti militari a Taiwan e magari un cambio di linea, con una dichiarazione netta di Washington contro l’indipendenza dell’isola.
A confermare che il coltello dalla parte del manico ce l’ha Xi è venuto un rapporto dell’intelligence americana, pubblicato dal Washington Post. Lo studio è stato prodotto dal direttorato degli Stati Maggiori Riuniti per il capo delle forze armate, Dan Caine, e quindi dovrebbe essere privo di pregiudizi politici. Il risultato è devastante, perché dimostra come la Cina si stia approfittando della guerra voluta da Trump per guadagnare terreno sull’America in tutti i campi.
Per condurre la sua valutazione l’intelligence ha usato il modello DIME, che sta per "diplomatic, informational, military and economic", giungendo alla conclusione che la Repubblica popolare sta ottenendo vantaggi su tutti questi fronti. Dal punto di vista diplomatico è diventata il magnete dei i paesi che vogliono tornare alla stabilità e la ragionevolezza, presentandosi come l’adulto in grado di risolvere i problemi, invece del bambino che li provoca. Dal punto di vista della comunicazione gli Usa stanno chiaramente perdendo la battaglia, perché nonostante Trump insista nel ripetere che sono il paese più "caldo" del momento, la verità è che il soft power americano è ormai svanito e anche chi si piega alla forza economica e militare di Washington lo fa per necessità, non per ammirazione, coltivando sotto sotto il risentimento. La Cina invece sta emergendo come la sponda utile e ragionevole. Sul piano militare il Pentagono non ha dato una grande prova di forza, visto che il regime è ancora in piedi e ha preso il controllo dello Stretto di Hormuz come non era mai avvenuto prima. L’arsenale americano intanto si è pericolosamente svuotato, mentre quello cinese non solo si potenzia, ma offre assistenza alla Repubblica islamica e vende armi persino ai paesi del Golfo alleati storici degli Usa. Sul piano economico, infine, la Cina sta sopportando meglio degli Usa le conseguenze della guerra, e anzi ne ha approfittato per aiutare altri paesi a superare la crisi energetica, guadagnando stima e riconoscenza. Questi elementi pesano sul tavolo della relazione fra Xi e Trump, facendola pendere dalla parte dell’ospite cinese.