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Trump incontra Xi in Cina, sul tavolo Iran e Taiwan: lo spettro del grande scambio

(reuters)

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Un gruppo bipartisan di senatori scrive al Segretario Rubio in difesa di Taipei. Al via il vertice tra superpotenze con la sfida dell’IA e le guerre sullo sfondo
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PECHINO – Non ti azzardare a scaricare Taiwan in cambio di qualche concessione sull’Iran, perché non è nell’interesse nazionale americano, non solo per la sfida geopolitica con la Cina sulla supremazia globale, ma anche per quella tecnologica riguardo l’intelligenza artificiale. Così ha scritto un gruppo bipartisan di senatori all’ex collega Marco Rubio, atterrato ieri sera a Pechino col presidente Trump, ricordandogli come lui stesso sia sempre stato un difensore di Taipei, minacciata dall’autoritarismo comunista di Xi Jinping. Pressione che fa il paio con l’aggiunta all’ultimo momento tra i passeggeri dell’Air Force One del ceo di Nvidia Jensen Huang, figlio di immigrati taiwanesi, che a febbraio ha deciso di costruire nell’isola dei suoi avi il nuovo quartier generale regionale della compagnia leader mondiale dei chip.

Prima di partire, Trump aveva ammesso che uno dei temi sul tavolo durante il vertice di oggi col rivale cinese sarà Taiwan, in particolare la richiesta di bloccare l…

PECHINO – Non ti azzardare a scaricare Taiwan in cambio di qualche concessione sull’Iran, perché non è nell’interesse nazionale americano, non solo per la sfida geopolitica con la Cina sulla supremazia globale, ma anche per quella tecnologica riguardo l’intelligenza artificiale. Così ha scritto un gruppo bipartisan di senatori all’ex collega Marco Rubio, atterrato ieri sera a Pechino col presidente Trump, ricordandogli come lui stesso sia sempre stato un difensore di Taipei, minacciata dall’autoritarismo comunista di Xi Jinping. Pressione che fa il paio con l’aggiunta all’ultimo momento tra i passeggeri dell’Air Force One del ceo di Nvidia Jensen Huang, figlio di immigrati taiwanesi, che a febbraio ha deciso di costruire nell’isola dei suoi avi il nuovo quartier generale regionale della compagnia leader mondiale dei chip.

Prima di partire, Trump aveva ammesso che uno dei temi sul tavolo durante il vertice di oggi col rivale cinese sarà Taiwan, in particolare la richiesta di bloccare la prossima fornitura di armi da oltre 11 miliardi di dollari a Taipei. Il capo della Casa Bianca ha notato che l’isola «dista oltre 9.000 miglia dalle coste americane, ma solo 67 da quelle cinesi. C’è una certa differenza». Così ha ammesso di essere disposto a discutere la questione, che nei desideri di Xi dovrebbe portare anche ad una presa di distanze da Taiwan, affermando l’opposizione alla sua indipendenza.

Il problema però pone almeno due dilemmi. Il primo riguarda il ruolo degli Usa nel mondo come difensori di democrazia e diritti umani, pilastri dell’interesse nazionale. Trump ha già segnalato la voglia di ritirarsi, dal mancato appoggio convinto all’Ucraina, fino alla minaccia di abbandonare la Nato. Se scaricasse pure Taipei, magari in cambio della promessa di Xi di premere sugli ayatollah affinché accettino il suo piano di pace, il disimpegno diventerebbe globale, lanciando un segnale di via libera a qualunque autocrazia con mire espansionistiche.

Il secondo riguarda gli interessi economici e tecnologici americani, legati alla sfida dell’intelligenza artificiale. Taiwan sta al centro perché è il luogo dove si costruisce la maggior parte dei chip usati negli Usa. Nvidia guida questo settore e sta espandendo la sua presenza nell’isola, ma allo stesso tempo vorrebbe aumentare le vendite in Cina. L’amministrazione Trump l’aveva frenata, per evitare la cessione di apparecchiature strategiche a rischio di essere copiate, dando un vantaggio alla Repubblica popolare. L’estate scorsa aveva autorizzato la vendita dei modelli meno avanzati, pretendendo una percentuale sui profitti, ma Pechino non è contenta e non ha fatto acquisti.

Huang si è aggiunto all’ultimo momento volando in Alaska per salire sull’aereo presidenziale durante la sosta di rifornimento. Aveva detto che la sua presenza rischiava di essere controversa, però il presidente lo ha chiamato chiedendogli di venire. Haung ha ubbidito e ora dovrà gestire insieme l’obiettivo di concludere più affari con Pechino, senza però compromettere la sicurezza nazionale o scaricare Taiwan.

A questo scopo una decina di senatori bipartisan, dall’ex capo della maggioranza repubblicana McConnell all’ex candidato democratico alla vice presidenza Kaine, hanno scritto all’ex collega Rubio affinché eviti scherzi. Gli hanno ricordato il suo passato comune, hanno sollecitato il completamento della fornitura di armi, e hanno ammonito contro “cambi unilaterali” della politica su Taipei. Alti funzionari dell’amministrazione hanno anticipato che non ci saranno, ma la decisione ora spetta a Trump

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