Tutti gli uomini dei presidenti: al vertice Trump-Xi di Pechino nessuna donna al tavolo
di Anna LombardiTutti gli uomini del presidente, pardon dei presidenti: sì perché nel corso del summit fra il presidente americano Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping si è notata la clamorosa assenza di donne in ruoli prominenti nelle due delegazioni. Nelle foto di rito si vede benissimo: al seguito di Trump c’erano infatti il segretario di Stato Marco Rubio, quello alla Guerra Pete Hegseth, il ministro del Tesoro Scott Bessent e numerosi altri in giacca e cravatta. Le poche donne presenti relegate a ruoli minori e fuori dalle photo-opportunity.
A Pechino c’erano infatti Monica Crowley, capo del protocollo della Casa Bianca; Anna Kelly, portavoce del presidente; Natalie Harp, ex presentatrice televisiva e oggi assistente di Trump; Margo Martin, consulente per la comunicazione; e infine Lara Trump, la nuora di The Donald moglie del secondo genito Eric, (anche lui in Cina «a titolo personale» anche se i ben informati dicono che è venuto a far affari), passata dal fare la producer a Fox News alla…
Tutti gli uomini del presidente, pardon dei presidenti: sì perché nel corso del summit fra il presidente americano Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping si è notata la clamorosa assenza di donne in ruoli prominenti nelle due delegazioni. Nelle foto di rito si vede benissimo: al seguito di Trump c’erano infatti il segretario di Stato Marco Rubio, quello alla Guerra Pete Hegseth, il ministro del Tesoro Scott Bessent e numerosi altri in giacca e cravatta. Le poche donne presenti relegate a ruoli minori e fuori dalle photo-opportunity.
A Pechino c’erano infatti Monica Crowley, capo del protocollo della Casa Bianca; Anna Kelly, portavoce del presidente; Natalie Harp, ex presentatrice televisiva e oggi assistente di Trump; Margo Martin, consulente per la comunicazione; e infine Lara Trump, la nuora di The Donald moglie del secondo genito Eric, (anche lui in Cina «a titolo personale» anche se i ben informati dicono che è venuto a far affari), passata dal fare la producer a Fox News alla carica di co-presidente del Comitato Nazionale Repubblicano.
Assente annunciata la first lady, Melania Trump, che invece aveva accompagnato il marito durante il viaggio in Cina nel 2017. Mentre bizzarramente a far parte della delegazione c’era Brett Ratner: il regista del documentario finanziato da Jeff Bezos “Melania”, accusato di molestie sessuali. Mentre sui social Lynn Martin, a capo della Borsa di New York, ha scritto di far parte anche lei della delegazione imprenditoriale statunitense. Ma nella lista dei 17 imprenditori al seguito, il suo nome non c’è: e anche quella è composta da soli uomini, Ceo di Silicon Valley come Tim Cook di Apple e Jensen Huang del colosso dei chip Nvidia. Senza dimenticare Elon Musk di Tesla che in Cina ha investimenti importanti.
La misoginia americana trova il suo specchio nella delegazione cinese: niente donne anche nell’entourage di Xi mentre figurano il capo della diplomazia cinese Wang Yi, e il braccio destro del presidente Cai Qi. D’altronde, non ci sono donne nel Politburo, l'organo decisionale cinese composto da 24 membri.
L’inequivocabile dimostrazione di potere patriarcale non è passata inosservata: in un post su X che solo durante la notte ha già raccolto 22mila like Gita Gopinath, che insegna economia all'Università di Harvard, ha scritto: “Ecco il quadro della fine della meritocrazia: un incontro tra le due maggiori economie e nemmeno una donna al tavolo”. Un concetto che ha chiarito stamattina parlando al Guardian: «In qualche modo siamo tornati all'idea che ciò che conta sia la rete di contatti e non le capacità. Eppure, nonostante le tante donne di talento nel mondo, difficilmente vedrete un tavolo analogo composto da sole donne».
Anche Halima Kazem, a capo degli Studi di genere dell'Università di Stanford, ha espresso opinioni simili. Paragonando le immagini di giovedì agli incontri bilaterali tenuti durante la presidenza di Barack Obama, ha affermato: “Siamo tornati indietro. I vertici USA-Cina dell'era Obama includevano diverse donne al tavolo. Ora nessuna delle due superpotenze pensa che le donne debbano essere nella stanza dove si svolge la politica delle grandi potenze. Non si tratta solo di un fallimento americano, ma di un segnale bilaterale che indica come le voci delle donne oggi contino meno nel plasmare l'ordine globale». E in parte contribuisce anche la guerra dichiarata dall’amministrazione Trump al Dei, le politiche di equità e inclusione.