PECHINO - La passeggiata nei rigogliosi giardini di Zhongnanhai, le rose, gli alberi secolari, la cerimonia del tè e un pranzo. Xi Jinping ha scelto di accogliere l’americano per l’ultima giornata del presidente statunitense qui a Pechino ieri nel blindatissimo e segretissimo complesso, cuore del potere e quartier generale della leadership comunista accanto alla Città Proibita: privilegio che raramente il leader cinese concede ai suoi ospiti stranieri.
In quella che qualche giornale americano ha ribattezzato, impropriamente, la “Casa Bianca cinese”, Trump è rimasto stregato dalle rose, “mai viste di così belle” e Xi allora promette che gli regalerà dei semi. I due hanno passeggiato nel Jinggu, la “valle tranquilla”, il giardino più pittoresco. Il leader cinese gli mostra gli antichissimi alberi, vecchi centinaia d’anni, e l’americano chiede: “Vivono così a lungo?”, suscitando una risatina del padrone di casa. “Questo è il luogo in cui lavorano e vivono i leader del Partito e del gover…
PECHINO - La passeggiata nei rigogliosi giardini di Zhongnanhai, le rose, gli alberi secolari, la cerimonia del tè e un pranzo. Xi Jinping ha scelto di accogliere l’americano per l’ultima giornata del presidente statunitense qui a Pechino ieri nel blindatissimo e segretissimo complesso, cuore del potere e quartier generale della leadership comunista accanto alla Città Proibita: privilegio che raramente il leader cinese concede ai suoi ospiti stranieri.
In quella che qualche giornale americano ha ribattezzato, impropriamente, la “Casa Bianca cinese”, Trump è rimasto stregato dalle rose, “mai viste di così belle” e Xi allora promette che gli regalerà dei semi. I due hanno passeggiato nel Jinggu, la “valle tranquilla”, il giardino più pittoresco. Il leader cinese gli mostra gli antichissimi alberi, vecchi centinaia d’anni, e l’americano chiede: “Vivono così a lungo?”, suscitando una risatina del padrone di casa. “Questo è il luogo in cui lavorano e vivono i leader del Partito e del governo, me compreso”, racconta Xi. “Un tempo faceva parte del giardino imperiale, c’è molta storia qui”.
Ce n’è eccome. Dalle trame di palazzo della dinastia Qing all’appartamento dove Mao Zedong accolse Richard Nixon nella storica visita del 1972 dell’allora presidente Usa, Zhongnanhai - che si traduce come “mari centrali e meridionali” e che prende il nome dai due grandi laghi interconnessi all’interno - è il cuore del potere, inaccessibile ai comuni mortali. Invitare qui Trump è stato l’ennesimo gesto di Xi carico di simbolismo politico dove storia, cultura e longevità della civiltà cinese si intrecciano.
Qui, oltre le mura color cremisi a ovest della Città Proibita, gli imperatori trascorrevano parte delle loro giornate circondati da salici piangenti nel fresco e nella quiete. Qui, Qianlong, nel XVIII secolo, amava fare colazione - 18 portate - mentre si godeva la vista del lago meridionale. Qui, l’imperatrice vedova Cixi, nel 1898, organizzò un colpo di Stato contro suo nipote, l’imperatore Guangxu, troppo riformista, confinandolo in un’isola in uno dei laghi. Dopo la fondazione della Repubblica popolare nel 1949, Mao e compagni si stabilirono qui a vivere e lavorare, tra padiglioni e templi imperiali rimessi a posto e moderni edifici. Qui, i cinesi hanno ospitato solo pochi leader stranieri: Nixon, Bush, Obama, Lukashenko e Putin. E imprenditori americani “amici” come Cook di Apple e Musk di Tesla.
Il complesso non è sempre stato così inaccessibile: fino agli anni ’80 si potevano visitare alcuni luoghi come l’ex residenza di Mao. Oggi Zhongnanhai è il luogo più sorvegliato del Paese.