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Soldatov: “Il grande stallo in Ucraina, Putin non può vincere la guerra ma non la fermerà mai”

(afp)

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Intervista al giornalista in esilio a Londra, tra i massimi esperti di servizi segreti russi. “Il clima di terrore nel mio Paese è così alto che persino nessuno delle élites ha più fiducia nell’altro”
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LONDRA - “Molti russi si sentono umiliati dalla guerra in Ucraina. Ma il clima di terrore nel mio Paese è così alto che persino nessuno delle élites ha più fiducia nell’altro”. A parlare è Andrei Soldatov, massimo esperto di servizi segreti russi, confondatore del sito Agentura.ru, giornalista di 50 anni in esilio a Londra e autore dell’ultimo libro “Our Dear Friends in Moscow” con Irina Borogan.

Soldatov, Putin appare più paranoico che mai di questi tempi… Pensa che un complotto o golpe contro di lui siano più probabili?

“Scrivo di servizi russi da 26 anni e sono sempre stato molto, molto cauto quando “fonti di intelligence occidentali” citano questa opportunità. Personalmente, purtroppo non vedo alcun segno di un colpo di stato in Russia, perché all’intelligence Fsb sono stati dati enormi poteri per spiare le élites russe e l’esercito, dopo l’ammutinamento e il tentato golpe di Prigozhin. Da allora, tutte le voci di militari che provavano a parlare dei problemi, o magari a resistere…

LONDRA - “Molti russi si sentono umiliati dalla guerra in Ucraina. Ma il clima di terrore nel mio Paese è così alto che persino nessuno delle élites ha più fiducia nell’altro”. A parlare è Andrei Soldatov, massimo esperto di servizi segreti russi, confondatore del sito Agentura.ru, giornalista di 50 anni in esilio a Londra e autore dell’ultimo libro “Our Dear Friends in Moscow” con Irina Borogan.

Soldatov, Putin appare più paranoico che mai di questi tempi… Pensa che un complotto o golpe contro di lui siano più probabili?

“Scrivo di servizi russi da 26 anni e sono sempre stato molto, molto cauto quando “fonti di intelligence occidentali” citano questa opportunità. Personalmente, purtroppo non vedo alcun segno di un colpo di stato in Russia, perché all’intelligence Fsb sono stati dati enormi poteri per spiare le élites russe e l’esercito, dopo l’ammutinamento e il tentato golpe di Prigozhin. Da allora, tutte le voci di militari che provavano a parlare dei problemi, o magari a resistere, sono state silenziate. Sono stati uccisi, oppure mandati in prigione. Non è che i russi non siano arrabbiati, anzi. Ma è difficile rovesciare un regime senza una impalcatura organizzativa e senza una sorta di fiducia nei tuoi alleati. Il clima di paura e repressione oggi in Russia è così orrendo che nessuno si fida più dell’altro nelle élites. Anche le persone con cui parlavo spesso a distanza, oggi mi chiudono il telefono in faccia”.

E non c’è alcun successore di Putin, pronto a subentrare, no?

“Ci sono diversi giovani esponenti delle forze speciali che sono stati spesso menzionati come possibili successori, ma Putin ha fatto già capire che non vuole avere questo tipo di conversazione. Perché crede sia pericoloso per lui: una volta che hai un possibile rimpiazzo, molte persone iniziano a sperare che prenda il tuo posto. Lo stesso accadde quando Putin nominò Medvedev presidente e lui diventò primo ministro per aggirare il limite dei mandati: nonostante avesse scelto il più debole e il più fedele della sua cerchia, molti rappresentanti dell’establishment russo iniziarono a vedere in Medvedev (oggi più estremista che mai, ndr) la speranza che qualcosa potesse cambiare in Russia. Putin allora imparò la lezione e perciò non vuole più toccare l’argomento della sua successione”.

Ha visto l’ultima Parata della Vittoria il 9 maggio, di impatto ridotto rispetto agli anni scorsi? Che cosa ne pensa?

“Certo che l’ho vista, mio nonno organizzava le parate militari sovietiche e pure i funerali di Stato nella Piazza Rossa a Mosca, e aveva il suo posto riservato nella Cattedrale di San Basilio… lui mi diceva come queste occasioni fossero soprattutto politiche, con una coreografia meticolosa. Tutti i russi però si sono accorti come la parata di quest’anno sia stata ridimensionata, per paura di attacchi ucraini a Mosca. È chiaro a molti perché, anche se non possono dirlo: Putin non può vincere la guerra in Ucraina e allo stesso tempo non la vuole fermare. Bastava vedere i volti degli alti militari russi: erano visibilmente nervosi, nonostante Putin fosse riuscito a convincere Trump a raggiungere un mini-cessate il fuoco con l’Ucraina per l’occasione. Insomma, altro che orgoglio: la Parata della Vittoria 2026 è stata una enorme umiliazione per tutti a Mosca”.

Ma, come diceva lei, i russi non ne possono parlare.

“No, affatto. Cercano di evitare simili conversazioni. O sviano il discorso. La paura è palpabile in Russia. L’unica cosa per cui possono arrabbiarsi pubblicamente sono i malfunzionamenti di Internet. In privato, però, i russi sono stanchi e umiliati da questa guerra, anche perché si erano illusi che potevano terminarla grazie a Trump. Il che non significa che provino vicinanza con l’Ucraina, sia chiaro”.

Crede che anche Putin sia stanco della guerra in Ucraina?

“Non lo so. Di certo, non c’è una via di uscita per lui. Non ha idea di cosa possa essere il futuro. Anche perché si continua a combattere al fronte, i soldati muoiono, ma non ci sono cambiamenti significativi sul terreno. Fino a due mesi fa i militari potevano aggirare la leva attraversando il confine bielorusso, oggi è impossibile. C’è uno stallo globale, anche perché gli Stati Uniti ora sono distratti in Iran, e per molti altri mesi sarà così. Intanto, Putin continua a combattere in Ucraina, senza alcuna prospettiva”.

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