La magistratura francese apre un'inchiesta sulle responsabilità del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi: il collaboratore del Washington Post ucciso nel 2018 all’interno del consolato saudita di Istanbul, dove era entrato per ottenere alcuni documenti necessari a risposarsi. «Un giudice istruttore dell'unità che si occupa di crimini contro l'umanità esaminerà la denuncia presentata da Trial International e Reporter Senza Frontiere», conferma la Pnat, Procura Nazionale Antiterrorismo che ha sede a Parigi.
Anche la Cia aveva indagato sul caso e, in un rapporto inizialmente secretato da Donald Trump durante il suo primo mandato e poi reso pubblico da Joe Biden nel 2021, indicava come mandante dell’operazione “cattura o uccidi il giornalista” proprio il principe MbS. Che avrebbe personalmente approvato la creazione del commando composto da membri dell’intelligence del suo Paese. Questi, nell’ottobre del 2018 sarebbero volati a Ista…
La magistratura francese apre un'inchiesta sulle responsabilità del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi: il collaboratore del Washington Post ucciso nel 2018 all’interno del consolato saudita di Istanbul, dove era entrato per ottenere alcuni documenti necessari a risposarsi. «Un giudice istruttore dell'unità che si occupa di crimini contro l'umanità esaminerà la denuncia presentata da Trial International e Reporter Senza Frontiere», conferma la Pnat, Procura Nazionale Antiterrorismo che ha sede a Parigi.
Anche la Cia aveva indagato sul caso e, in un rapporto inizialmente secretato da Donald Trump durante il suo primo mandato e poi reso pubblico da Joe Biden nel 2021, indicava come mandante dell’operazione “cattura o uccidi il giornalista” proprio il principe MbS. Che avrebbe personalmente approvato la creazione del commando composto da membri dell’intelligence del suo Paese. Questi, nell’ottobre del 2018 sarebbero volati a Istanbul con due velivoli della sua compagnia aerea, attirando il giornalista appunto nel consolato saudita con un tranello. Qui lo aggredirono, uccisero, infine lo smembrarono e lo trasportarono fuori dal consolato in alcune casse. Quel "gruppo di fuoco" scriveva appunto la Cia, agì “on behalf”, ovvero per conto del principe. In quel documento, gli americani affermavano anche che Mbs vedeva il giornalista dissidente come una minaccia al regno. E sostenne l'uso della violenza per metterlo a tacere, elencando pure i nomi di 21 complici e responsabili dell’omicidio.
Nel tempo c’è stato un processo in Arabia Saudita che ha visto la condanna di dieci persone. Cinque delle quali vennero pure condannate a morte. Ma poi la sentenza è stata commutata in 20 anni di carcere dopo “il perdono” dei figli di Khashoggi (residenti in Arabia Saudita e ostili al nuovo matrimonio del padre), arrivata nel maggio del 2020, nel pieno della pandemia e con il mondo in lockdown. Quell’atto scatenò aspre polemiche, tanto più che figure vicine al principe ereditario, come l'ex consigliere Saud al-Qahtani e l'ex numero due dell'intelligence saudita Ahmed al-Assiri, erano stati scagionati per "mancanza di prove". All’epoca, infatti, Hatice Cengiz, la fidanzata turca di Khashoggi, respinse fermamente la decisione affermando che nessuno aveva il diritto di perdonare quegli assassini. Numerose organizzazioni, tra cui Amnesty International, denunciarono quell'intero iter giudiziario come “tentativo di insabbiamento” per proteggere i mandanti di alto livello. Sull’argomento venne redatto pure un Rapporto dell'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite.
Per un periodo l’Arabia Saudita fu fortemente criticata e ostracizzata dalla comunità internazionale. Ma nel tempo, la terribile sorte del giornalista e le responsabilità dei suoi assassini, sono finite nel dimenticatoio. Anche per questo, l'apertura della nuova inchiesta è particolarmente importante. A ottenerla è stato, appunto, lo sforzo di alcune organizzazioni che si occupano di libertà di stampa, le stesse che avevano già depositato la loro denuncia addirittura nel luglio 2022: durante la visita in Francia di bin Salman. Trial International, che “combatte contro l'impunità dei crimini internazionali" e collabora con Democracy for the Arab World Now (DAWN), organizzazione per cui lavorava lo stesso Khashoggi. Poco tempo dopo, a loro si è aggiunta pure Reporter Senza Frontiere. Ci sono voluti diversi anni di procedimenti legali per arrivare fin qua. Finora, la procura si era infatti sempre opposta all'apertura di un'indagine in Francia, sostenendo l'inammissibilità delle richieste delle associazioni. Ora, la Corte d'Appello ha accolto la richiesta.
“Il crimine commesso contro Jamal Khashoggi è abominevole, deciso e pianificato ai massimi livelli dello Stato saudita, che ha fatto giustiziare un giornalista che era una voce dissidente e indipendente", ha commentato Emmanuel Daoud, avvocato di Reporter Senza Frontiere: "Noi siamo sempre stati determinati a far emergere la verità sui mandanti, decisi a far sì che la responsabilità penale venga accertata da un giudice indipendente”.