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Israele-Libano, tregua di sangue: sale la pressione attorno a Gaza

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Dopo l’uccisione di al-Haddad, l’Idf rinvia la riduzione del contingente davanti alla Striscia. Diciotto morti nei raid su Hezbollah
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RAMALLAH – Le due tregue finte vacillano ma sembrano lo stesso reggere, nonostante il sangue e i bombardamenti. Gli Stati Uniti hanno appena comunicato l’estensione di altri 45 giorni del cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, entrato in vigore il 17 aprile scorso, eppure il bollettino di guerra ieri si è aggiornato con 18 morti e 124 feriti nel sud del Libano, causati dai raid dell’Idf (colpita anche Tiro, di notte). A essi si aggiunge un ufficiale israeliano ucciso da un drone esplosivo dei miliziani sciiti. E anche a Gaza non spira certo il vento della pace, a giudicare dal repentino dietrofront dello Stato maggiore israeliano che, a differenza di quanto aveva annunciato, non ridurrà la consistenza delle truppe a protezione dei kibbutz e delle comunità situaate entro quattro chilometri dalla barriera della Striscia.

Il riposizionamento di parte dei soldati era previsto per questa settimana, ma dopo aver preso di mira il capo militare di Hamas a Gaza, venerdì sera, c’è stato…

RAMALLAH – Le due tregue finte vacillano ma sembrano lo stesso reggere, nonostante il sangue e i bombardamenti. Gli Stati Uniti hanno appena comunicato l’estensione di altri 45 giorni del cessate il fuoco tra Hezbollah e Israele, entrato in vigore il 17 aprile scorso, eppure il bollettino di guerra ieri si è aggiornato con 18 morti e 124 feriti nel sud del Libano, causati dai raid dell’Idf (colpita anche Tiro, di notte). A essi si aggiunge un ufficiale israeliano ucciso da un drone esplosivo dei miliziani sciiti. E anche a Gaza non spira certo il vento della pace, a giudicare dal repentino dietrofront dello Stato maggiore israeliano che, a differenza di quanto aveva annunciato, non ridurrà la consistenza delle truppe a protezione dei kibbutz e delle comunità situaate entro quattro chilometri dalla barriera della Striscia.

Il riposizionamento di parte dei soldati era previsto per questa settimana, ma dopo aver preso di mira il capo militare di Hamas a Gaza, venerdì sera, c’è stato il ripensamento: l’esercito ritiene evidentemente che le Brigate Qassam possano ancora attaccare o lanciare razzi. Hamas ha confermato la morte di Izz ad-Din al-Haddad, centrato da un missile nell’edificio residenziale del quartiere di Rimal, a Gaza City, e ieri ne ha celebrato i funerali: al-Haddad era uno degli ultimi leader del movimento islamista palestinese coinvolto nell’organizzazione del 7 Ottobre. Il suo posto potrebbe essere preso dal capo dell’intelligence. Per quanto riguarda la dirigenza politica, invece, Hamas ha comunicato che il primo turno elettorale si è concluso senza un vincitore (serve il 50 per cento dei voti del Consiglio della Shura) e che, dunque, se ne terrà un altro a breve. Tra i candidati figurano l’anziano Khaled Meshal e Khalil al-Hayya, il capo dei negoziatori.

(afp)

Il processo diplomatico, tuttavia, è in pieno stallo. I membri del comitato tecnico palestinese sono ancora in Egitto, la forza internazionale di stabilizzazione non è stata formata, Hamas non ha intenzione di disarmare e dei 17 miliardi promessi dai partecipanti al Board of Peace trumpiano ne è stato stanziato uno solo, da Emirati, Marocco e Stati Uniti. Il governo americano — secondo l’agenzia Reuters — starebbe per proporre a Netanyahu di utilizzare, per finanziare il Board, parte dei 5 miliardi di dollari di tasse palestinesi trattenute da Israele. Non ci sono, per adesso, conferme ufficiali. È invece assodato, perché lo ha riferito Netanyahu in persona, che la linea gialla delimitante la zona tuttora sotto il controllo dell’Idf si è allargata rispetto all’accordo della tregua: ha inglobato un’altra buffer zone, ribattezzata linea arancione, e ora occupa il 60 per cento della Striscia di Gaza.

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