PECHINO – «Per noi è un’ottima carta da giocare nei negoziati» con la Cina, ha detto Donald Trump di ritorno dal vertice a Pechino con Xi Jinping. Parlava della vendita di armi Usa a Taiwan: un pacchetto da 14 miliardi, ancora in attesa del via libera da parte della Casa Bianca. È questa la preoccupazione maggiore per Taipei, affermazioni che sollevano nuovi dubbi sulla portata del sostegno all’isola. Che è tornata a ribadire che «è già un Paese indipendente».
PECHINO – «Per noi è un’ottima carta da giocare nei negoziati» con la Cina, ha detto Donald Trump di ritorno dal vertice a Pechino con Xi Jinping. Parlava della vendita di armi Usa a Taiwan: un pacchetto da 14 miliardi, ancora in attesa del via libera da parte della Casa Bianca. È questa la preoccupazione maggiore per Taipei, affermazioni che sollevano nuovi dubbi sulla portata del sostegno all’isola. Che è tornata a ribadire che «è già un Paese indipendente».
La linea americana, da decenni, è quella di “non sostenere” l’indipendenza dell’isola. Dopo le frasi di Trump di venerdì («la politica Usa non è cambiata, non voglio che qualcuno diventi indipendente»), Taipei ha voluto però ribadire la posizione di lunga data del governo e cioè che la Repubblica di Cina, nome ufficiale dell’isola, è, de facto, «già un Paese sovrano, indipendente e democratico». Nessuno, a Taiwan, comunque, si sognerebbe mai di proclamare ufficialmente l’indipendenza viste le conseguenze che tale mossa potrebbe provocare. Il mantenimento dello status quo è la priorità.
Commentando le parole di Trump dopo il vertice con Xi, Taipei ha messo l’accento sulle armi: che non solo sono «previste dalla legislazione statunitense, ma fungono da deterrente comune contro le minacce regionali», ha dichiarato la portavoce del presidente Lai Ching-te. Lo stesso governo sta cercando al tempo stesso di appianare ogni tensione, affermando di aver ricevuto più volte rassicurazioni da funzionari sul fatto che la politica Usa resta immutata. «Taiwan è grata a Trump per il sostegno di lunga data alla pace e alla stabilità», ha detto la portavoce di Lai. Ad aggiungere confusione, Trump h aggiunto che delle armi ne dovrebbe parlarne «con la persona che governa Taiwan». Sarebbe una rottura: è dal 1979, anno in cui gli Usa hanno riconosciuto il governo di Pechino, che un presidente Usa uno taiwanese non si parlano. Una mossa che potrebbe ritorcerglisi contro: la Cina si infurierebbe.