“Mosca non dorme mai”. Era uno slogan sovietico, poi il titolo di un brano dance colonna sonora dei mondiali del 2018. Adesso è diventato il nome dell’operazione scagliata dai droni ucraini contro la capitale russa. Un attacco iniziato ieri prima dell’alba e proseguito fino al tramonto, che ha fatto piovere sui sobborghi della metropoli centinaia di bombe volanti. «È il più grande lanciato dall’inizio dell’invasione», ha dichiarato il ministero della Difesa di Kiev. Quello russo sostiene di avere abbattuto 556 droni e il sindaco di Mosca parla di 120 velivoli distrutti nel circondario della città: dati probabilmente gonfiati ma che danno il senso dell’imponenza dell’assalto. Il bilancio provvisorio è di quattro morti e 12 feriti nella regione della capitale.
Ci sono stati dozzine di duelli con le batterie della contraerea, riempiendo il cielo di missili e raffiche di traccianti. Numerosi ordigni sono riusciti a raggiungere i bersagli designati, quasi sempre fabbriche o impianti energe…
“Mosca non dorme mai”. Era uno slogan sovietico, poi il titolo di un brano dance colonna sonora dei mondiali del 2018. Adesso è diventato il nome dell’operazione scagliata dai droni ucraini contro la capitale russa. Un attacco iniziato ieri prima dell’alba e proseguito fino al tramonto, che ha fatto piovere sui sobborghi della metropoli centinaia di bombe volanti. «È il più grande lanciato dall’inizio dell’invasione», ha dichiarato il ministero della Difesa di Kiev. Quello russo sostiene di avere abbattuto 556 droni e il sindaco di Mosca parla di 120 velivoli distrutti nel circondario della città: dati probabilmente gonfiati ma che danno il senso dell’imponenza dell’assalto. Il bilancio provvisorio è di quattro morti e 12 feriti nella regione della capitale.
Ci sono stati dozzine di duelli con le batterie della contraerea, riempiendo il cielo di missili e raffiche di traccianti. Numerosi ordigni sono riusciti a raggiungere i bersagli designati, quasi sempre fabbriche o impianti energetici. I depositi di combustibile di Solnechnogorskaya - uno snodo dell’oleodotto Transneft - sono andati a fuoco: si trovano nella zona di Zelenograd a quaranta chilometri dalla Piazza Rossa e le colonne di fumo sono state visibili per tutto il giorno. Colpite anche la Angstrem, che produce microchip per le armi di precisione, e la Raduga, che costruisce componenti per missili. Uno degli incursori è esploso sulle piste dell’aeroporto internazionale Sheremetyevo, sfiorando la coda di aerei passeggeri in decollo.
Il comandante dei droni a lungo raggio ucraini, Robert Brovdi detto Madyar, ha annunciato sui social: «Mosca non dormirà più. L’abbonamento unilaterale per una vita pacifica intorno agli Stagni del Patriarca e le zone vicine è stato cancellato». Il riferimento è ai quartieri residenziali del centro, quelli dove è stata ambientata la scena iniziale de “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov. Dopo avere obbligato per la prima volta nella storia il Cremlino a organizzare una versione ridotta e impaurita della celebrazione della vittoria, adesso gli aerei robot di Kiev sfidano Vladimir Putin portando in maniera massiccia la guerra sulla sua capitale. L’attacco è stato condotto con velivoli teleguidati di vario tipo, tutti di produzione nazionale, inclusi i nuovi “mini-cruise”. Sono missili low cost spinti da un turboreattore: hanno una velocità doppia e una carica esplosiva tre volte superiore rispetto ai droni a elica.
Questa offensiva è scattata dopo il raid sulle città ucraine con oltre ottocento ordigni che nella notte tra mercoledì e giovedì ha provocato dieci morti e 45 feriti. Ora si ipotizza che Putin possa rispondere con un bombardamento ancora più feroce.