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Flotilla, dagli ecologisti agli avvocati: la variegata galassia degli attivisti catturati

Dario Carotenuto, deputato del M5S 
Ci sono cooperanti, figure dei movimenti ed esperti di finanza tra i nostri concittadini intercettati. Un deputato M5S ancora in viaggio
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Attivisti di quartiere e legali di fama, giovanissime che si sono fatte le ossa nelle mobilitazioni dei Fridays for future e volti noti dei movimenti, cooperanti e esperti di finanza. Sono galassie diversissime e che forse solo sulle barche della Flotilla avrebbero potuto incrociarsi, quelle da cui provengono i 35 italiani a bordo delle 52 vele partite da Marmaris per tentare di raggiungere la Striscia di Gaza. Quando ormai è tarda sera, dopo oltre dodici ore di raid, di quattordici attivisti non si hanno più notizie.

Al massimo, l’ultimo messaggio inviato prima che la Marina israeliana abbordasse la barca su cui viaggiavano. «Ci stanno intercettando in pieno giorno, Israele non ha timore di farlo davanti agli occhi del mondo perché ha sempre goduto della più totale impunità», racconta con la voce che trema forse di rabbia, forse di paura Martina Comparelli, transfemminista e attivista climatica a bordo della Iridescence. «Eccoli, si stanno avvicinando alla nostra barca con dei gommon…

Attivisti di quartiere e legali di fama, giovanissime che si sono fatte le ossa nelle mobilitazioni dei Fridays for future e volti noti dei movimenti, cooperanti e esperti di finanza. Sono galassie diversissime e che forse solo sulle barche della Flotilla avrebbero potuto incrociarsi, quelle da cui provengono i 35 italiani a bordo delle 52 vele partite da Marmaris per tentare di raggiungere la Striscia di Gaza. Quando ormai è tarda sera, dopo oltre dodici ore di raid, di quattordici attivisti non si hanno più notizie.

Al massimo, l’ultimo messaggio inviato prima che la Marina israeliana abbordasse la barca su cui viaggiavano. «Ci stanno intercettando in pieno giorno, Israele non ha timore di farlo davanti agli occhi del mondo perché ha sempre goduto della più totale impunità», racconta con la voce che trema forse di rabbia, forse di paura Martina Comparelli, transfemminista e attivista climatica a bordo della Iridescence. «Eccoli, si stanno avvicinando alla nostra barca con dei gommoni veloci» dice invece Vittorio Sergi, sulla Cactus insieme ad altri due italiani, Marco Montenovi e Alessio Catanzaro, i cui genitori hanno visto la cattura in diretta. «Seguivamo lo streaming, abbiamo visto Alessio che assieme agli altri alzava le mani,finché non hanno rotto la telecamera e poi più niente. Siamo orgogliosi di lui, ma molto preoccupati», racconta la madre.

Per molti degli attivisti intercettati non è la prima volta. Adriano Veneziani, un impiego nella finanza e fra i responsabili del crowfunding per la Flotilla, è addirittura alla terza. Catturato, trasferito in Israele e detenuto per giorni in un carcere del Negev a settembre, era anche fra i 175 attivisti fermati con il raid del 29 aprile scorso e rilasciati a Creta dopo 40 ore. Recuperata da un pescatore greco, la “sua” Holy Blue è stata l’unica delle 22 vele abbordate nel primo raid che sia stato possibile rimettere in mare e ieri una delle prime a essere intercettata.

«In realtà — spiegano gli “equipaggi di terra” — per noi della delegazione italiana fa parte anche Lluis Paradell», avvocato con studi a Cambridge e un passato in studi di fama internazionale, da anni romano d’adozione e volto noto fra i movimenti che nella Capitale gravitano attorno al quartiere Garbatella e a spazi come Casetta Rossa. Ma l’elenco — lo sanno tutti — è provvisorio, il timore è che per tutti gli altri italiani sia solo questione di tempo. L’Idf ha fatto sapere di avere intenzione di andare fino in fondo e fermare l’intera Flotilla, mentre le barche superstiti confermano: «Navigheremo fino a Gaza».

E fra quelle che viaggiano ancora c’è anche la Ksar Sadabad, un vecchio peschereccio più potente e veloce delle altre. Il bersaglio grosso. A detta dello Stato ebraico, è una delle barche armate da Mavi Marmara e Ihh, organizzazione umanitaria vicina al governo turco, che Israele ha inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Una tesi che non ha mai convinto il Dipartimento di Stato americano e che oggi fa infuriare la Flotilla. «Stando a fonti militari citate da Channel 12, Israele avrebbe colpito prima le barche europee, poi quelle turche, con tattiche anche più letali. Si stanno solo precostituendo una alibi».

Un problema anche per il governo Meloni. A bordo della Ksar Sadabad c’è anche il deputato 5S Dario Carotenuto, unitosi alla missione a Marmaris. «Quello di Israele è un atto di guerra», dice da bordo. «Ci stiamo dirigendo verso l’Egitto, ma la Marina dello Stato ebraico ci sta braccando», racconta. La Ksar Sadabad era una delle barche di testa della formazione, da bordo il raid lo hanno visto tutto.

«C’erano i mezzi israeliani che si lanciavano come faine sulle prede». Chiede il rilascio degli equipaggi intercettati e alla premier Giorgia Meloni lancia un guanto di sfida: «Faccio un appello: questo governo, che si definisce di destra, faccia qualcosa “di destra”: protegga i suoi cittadini».— a.can.

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