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In pieno giorno, in acque internazionali, puntando i fucili: così l’Idf ha fermato la Flotilla

Più di 300 attivisti arrestati in mare, a largo di Cipro: tra di essi ci sono anche 14 italiani. Alcune barche stanno ancora navigando verso Gaza. Tajani: “Israele rispetti il diritto internazionale”. Sa’ar: “La missione è solo propaganda, non porta aiuti umanitari”.
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GERUSALEMME – In acque internazionali e alla luce del sole. Ormai le forze speciali israeliane non aspettano più l’oscurità della notte per andare a intercettare le barche della Global Sumud Flotilla: lo fanno di giorno e davanti a decine di telecamere che, appena raggiungono, spaccano con una manata. Il copione è il solito, è cambiato solo l’orario, la zona dell’intercettamento (a ovest di Cipro) e la canzone che hanno usato per saturare il canale radio: non più Dancing Queen degli Abba, ma Oops!... I did it again di Britney Spears.

A sera, il bilancio resta provvisorio: delle 52 imbarcazioni salpate dal porto turco di Marmaris la scorsa settimana, 39 sono state prese; 309 attivisti su 461 risultano in stato di fermo sulla cosiddetta “nave prigione”, tra essi 14 italiani; 15 vele navigano ancora verso Gaza.

Su una di queste, la Don Juan, c’è Dario Salvetti, del collettivo di fabbrica ex Gkn: uno dei 35 italiani partecipanti alla missione lanciata per rompere il blocco navale attorno …

GERUSALEMME – In acque internazionali e alla luce del sole. Ormai le forze speciali israeliane non aspettano più l’oscurità della notte per andare a intercettare le barche della Global Sumud Flotilla: lo fanno di giorno e davanti a decine di telecamere che, appena raggiungono, spaccano con una manata. Il copione è il solito, è cambiato solo l’orario, la zona dell’intercettamento (a ovest di Cipro) e la canzone che hanno usato per saturare il canale radio: non più Dancing Queen degli Abba, ma Oops!... I did it again di Britney Spears.

A sera, il bilancio resta provvisorio: delle 52 imbarcazioni salpate dal porto turco di Marmaris la scorsa settimana, 39 sono state prese; 309 attivisti su 461 risultano in stato di fermo sulla cosiddetta “nave prigione”, tra essi 14 italiani; 15 vele navigano ancora verso Gaza.

Su una di queste, la Don Juan, c’è Dario Salvetti, del collettivo di fabbrica ex Gkn: uno dei 35 italiani partecipanti alla missione lanciata per rompere il blocco navale attorno alla Striscia. «Il profilo di tre navi militari è comparso all’orizzonte intorno alle 8.30 di mattina», racconta a Repubblica, attraverso degli audio inviati con il telefono.

«All’inizio eravamo indecisi se fossero turche o israeliane, poi abbiamo visto la nave prigione, come la chiamiamo noi. A quel punto ho assistito a una scena “alla Piazza Tienanmen”, con le nostre imbarcazioni a vela che hanno puntato contro le navi da guerra per tagliar loro la strada, rallentare l’operazione e sfuggire. La Flotilla è braccata da un atto di pirateria che si è svolto a 270 miglia nautiche da Gaza, noi siamo ancora in navigazione».

A quanto risulta, il dispositivo messo in acqua dalle forze armate, ringraziate da Netanyahu via radio («State sventando un piano che vuole rompere l’isolamento dei terroristi di Hamas a Gaza»), si compone di tre vascelli, la cosiddetta nave prigione e decine di gommoni veloci utilizzati per l’abbordaggio. Le altre volte le forze speciali erano giunte di notte, coprendo con l’oscurità una manovra considerata contraria al diritto internazionale, come sostengono giuristi, organizzazioni umanitarie e molti governi europei (quello turco la definisce «un nuovo atto di pirateria»), oltretutto compiuta in acque internazionali, a 500 chilometri di distanza dalla costa di Gaza. Inarrivabile per il blocco imposto da Netanyahu, anche questo ritenuto illegittimo.

I volontari della Sumud Flotilla provengono da 45 Paesi. Sulla nave capo-missione ci sono i turchi della fondazione IHH, ritenuta da Israele organizzazione terroristica, e il parlamentare dei 5 Stelle Dario Carotenuto. È salita a bordo anche una delle sorelle della presidente irlandese Catherine Connolly. Dalle immagini riprese con i telefonini e dai circuiti interni si vedono i militari delle forze speciali puntare il fucile verso gli attivisti inermi, seduti a prua con le braccia alzate e il passaporto in mano. In un filmato, un soldato dà un cazzotto a una telecamera. Una volta a bordo, tagliano le cime, danneggiano i motori e lasciano la barca alla deriva.

Gli arrestati saranno molto probabilmente portati nel porto di Ashdod. «Israele rispetti il diritto internazionale, i cittadini italiani devono essere trattati nel massimo rispetto della dignità e della persona», afferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il suo omologo israeliano, Gideon Sa’ar, sostiene che sulla Flotilla non ci siano aiuti umanitari. «Si stanno solo facendo pubblicità».

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