✕

Putin mostra le atomiche e oggi vola in Cina da Xi

Ascolta l'audio

Un’esercitazione congiunta in Bielorussia con testate fornite dai russi spaventa la Ue. Il capo del Cremlino in visita a Pechino dopo Trump
2 minuti di lettura

Un’esercitazione nucleare sul confine dell’Ue, mentre l’attenzione mondiale è distratta dalla crisi iraniana e Putin vola a Pechino per incontrare Xi Jinping. L’ultima mossa del Cremlino sembra essere stata pianificata per trasmettere un segnale chiaro: la Russia resta una grande potenza, con cui tutti – e soprattutto i Paesi del Vecchio Continente – devono fare i conti.

Ieri mattina a rendere concreto lo spettro di un conflitto atomico sulla frontiera più tesa d’Europa hanno provveduto gli alleati più fedeli di Mosca: i bielorussi. Le forze di Minsk hanno iniziato le operazioni per l’impiego delle testate “tattiche” trasferite dalla Russia negli ultimi due anni. I reparti dell’esercito e dell’aviazione locali simulano un’emergenza, con lo spostamento degli ordigni dai bunker sotto controllo russo e la loro installazione sui lanciatori in basi “improvvisate” e sconosciute alla ricognizione della Nato.

Si tratta essenzialmente delle cariche nucleari per i missili balistici Iskander M, …

Un’esercitazione nucleare sul confine dell’Ue, mentre l’attenzione mondiale è distratta dalla crisi iraniana e Putin vola a Pechino per incontrare Xi Jinping. L’ultima mossa del Cremlino sembra essere stata pianificata per trasmettere un segnale chiaro: la Russia resta una grande potenza, con cui tutti – e soprattutto i Paesi del Vecchio Continente – devono fare i conti.

Ieri mattina a rendere concreto lo spettro di un conflitto atomico sulla frontiera più tesa d’Europa hanno provveduto gli alleati più fedeli di Mosca: i bielorussi. Le forze di Minsk hanno iniziato le operazioni per l’impiego delle testate “tattiche” trasferite dalla Russia negli ultimi due anni. I reparti dell’esercito e dell’aviazione locali simulano un’emergenza, con lo spostamento degli ordigni dai bunker sotto controllo russo e la loro installazione sui lanciatori in basi “improvvisate” e sconosciute alla ricognizione della Nato.

Si tratta essenzialmente delle cariche nucleari per i missili balistici Iskander M, che hanno un raggio d’azione al massimo di 500 chilometri, e di bombe “a caduta libera” per i cacciabombardieri Sukhoi 25, anche loro destinati a compiere incursioni su distanze simili. Si ritiene che le testate abbiano una potenza pari a quella delle armi che hanno incenerito Hiroshima. La loro missione è esplicita: tenere sotto pressione la Polonia e i Paesi Baltici, oltre alla parte sud della Scandinavia.

Ancora più preoccupante lo schieramento in Bielorussia dei missili Oreshnik, che possono scagliare ogive multiple appena entrati nell’atmosfera e colpire anche a cinquemila chilometri: tutte le capitali europee sono alla loro portata. Le difese occidentali non possono intercettarli perché superano i diecimila chilometri orari di velocità. Sono stati utilizzati già due volte contro l’Ucraina, l’ultima prendendo di mira la regione tra Leopoli e la frontiera polacca: in questi attacchi hanno sfruttato solo l’energia cinetica, senza trasportare esplosivo o ordigni nucleari. Lo scorso anno Mosca ha annunciato il trasferimento in Bielorussia e nel maggio 2025 i satelliti hanno fotografato la costruzione di una base a circa settanta chilometri da Minsk. Il Cremlino però ha comunicato che questi Oreshnik non verranno dotati di testate atomiche.

Ieri il ministero della Difesa di Minsk ha precisato: «Le nostre manovre non sono dirette contro alcun Paese terzo e non pongono una minaccia alla sicurezza regionale». Ma l’esibizione muscolare allarma ulteriormente Varsavia e i governi baltici, privi di armi del genere. Nel 2024 i polacchi hanno domandato all’amministrazione Biden di spostare nel Paese bombe nucleari americane B61 – come quelle presenti in Italia, Belgio, Olanda e Germania – per rispondere all’invio di quelle di Mosca in Bielorussia. Washington ha respinto la richiesta. Allora si sono rivolti alla Francia, con cui hanno siglato un trattato di mutua sicurezza e avviato negoziati per ottenere la copertura dell’ombrello atomico di Parigi.

Nello scorso marzo il presidente Macron ha annunciato la volontà di allargare la protezione della “force de dissuasion” – che contrariamente a quella britannica è totalmente autonoma dagli Usa – siglando intese con Gran Bretagna, Germania, Polonia, Olanda, Belgio, Svezia, Danimarca e Grecia. La nuova corsa mondiale agli armamenti dell’Apocalisse rischia di coinvolgere presto anche l’Ue.

Leggi i commenti