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Putin, la Cina e i dubbi di Xi sulla guerra in Ucraina: “Potrebbe pentirsi dell’invasione”

(afp)

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Il presidente russo arriva oggi a Pechino in un clima di intesa pur nelle diversità. Ma il “Financial Times” rivela che durante i recenti colloqui con Trump il leader cinese avrebbe espresso perplessità sul conflitto contro Kiev sebbene Pechino non lo abbia mai condannato
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PECHINO - Donald Trump ha lasciato Pechino appena quattro giorni fa. Oggi nella capitale cinese, diventata sempre più centro della scena geopolitica globale, arriva Vladimir Putin. È la venticinquesima visita in Cina del leader russo, a sottolineare il rapporto tra il capo del Cremlino e Xi Jinping: negli ultimi quattordici anni i due si sono incontrati più di quaranta volte. L’intesa, pur tra le differenze, è evidente.

I due si vedono almeno un paio di volte l’anno. L'ultima sempre a Pechino, a settembre scorso, durante la parata militare in occasione dell'anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Asia. Arrivano a questo incontro in modo diverso: Xi consapevole di aver giocato carte migliori dopo aver ospitato qui il presidente statunitense al quale ha chiesto stabilità nelle relazioni tra Cina e America; Putin invece che vorrebbe più impegni sul gas dai cinesi e che continua a essere impegnato nella sua guerra in Ucraina, senza grandi progressi.

E proprio in merito al…

PECHINO - Donald Trump ha lasciato Pechino appena quattro giorni fa. Oggi nella capitale cinese, diventata sempre più centro della scena geopolitica globale, arriva Vladimir Putin. È la venticinquesima visita in Cina del leader russo, a sottolineare il rapporto tra il capo del Cremlino e Xi Jinping: negli ultimi quattordici anni i due si sono incontrati più di quaranta volte. L’intesa, pur tra le differenze, è evidente.

I due si vedono almeno un paio di volte l’anno. L'ultima sempre a Pechino, a settembre scorso, durante la parata militare in occasione dell'anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Asia. Arrivano a questo incontro in modo diverso: Xi consapevole di aver giocato carte migliori dopo aver ospitato qui il presidente statunitense al quale ha chiesto stabilità nelle relazioni tra Cina e America; Putin invece che vorrebbe più impegni sul gas dai cinesi e che continua a essere impegnato nella sua guerra in Ucraina, senza grandi progressi.

E proprio in merito al conflitto, il Financial Times rivela, citando fonti americane, che Xi, durante i colloqui con Trump dei giorni scorsi, avrebbe detto al presidente statunitense che Putin “potrebbe finire per pentirsi della sua invasione dell’Ucraina”. Al momento la Casa Bianca non ha commentato l’articolo del quotidiano britannico. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese bolla la ricostruzione del Ft come “pura finzione”.

Non sapremo mai se Xi ha detto effettivamente queste parole: potrebbe trattarsi invece di un nuovo tentativo degli americani di creare divergenze tra Pechino e Mosca per cercare di allontanare i due Paesi. L'Occidente esorta da tempo Pechino a fare pressione su Mosca affinché si arrivi ad una soluzione in Ucraina. I negoziati per porre fine ai combattimenti, mediati dagli Stati Uniti, sono in fase di stallo. È vero che Pechino non vuole essere associata troppo strettamente alla guerra, soprattutto mentre cerca di presentarsi sulla scena internazionale come una forza di stabilità. Ma, pur con differenze tra Pechino e Mosca, la partnership tra Cina e Russia rimane utile: Xi ha bisogno di Putin per insidiare il predominio statunitense e arrivare ad un “ordine mondiale multipolare” come dicono i cinesi.

Un delicato equilibrio che spiega le apparenti contraddizioni nella posizione cinese: Pechino non ha mai condannato l’invasione russa, sebbene i funzionari cinesi continuino a invocare la sovranità, l’integrità territoriale e l’autorità delle Nazioni Unite: linguaggio che mal si sposa con le rivendicazioni territoriali russe in Ucraina. Xi balla una danza sempre più delicata: tenersi il suo partner strategico russo per i suoi calcoli politici cercando di non alienarsi troppo gli Usa per i suoi interessi economici e strategici. “La visita di Trump mirava a stabilizzare il rapporto bilaterale più importante al mondo; quella di Putin mira a rassicurare un partner strategico di lunga data”, afferma all’Ap Wang Zichen, del think tank Center for China & Globalization. “Per la Cina, questi due percorsi non si escludono a vicenda”.

Da oltre un anno si specula sulla volontà degli americani di mettere in atto la cosiddetta strategia del “Nixon al contrario” - cioè provare, questa volta, a sganciare la Russia dall’abbraccio della Cina e portare Mosca verso Washington: al momento un “whishful thinking”, un pio desiderio, degli statunitensi. Il colpo diplomatico di Richard Nixon e soprattutto di Henry Kissinger durante la Guerra Fredda che mise le basi del disgelo tra Stati Uniti e Cina sfruttando le spaccature che si erano create all’epoca tra i due giganti comunisti potrebbe ripetersi all’inverso, con un avvicinamento di Mosca a Washington questa volta? Moltissimi analisti sono in realtà scettici. A differenza del 1972, i rapporti tra Mosca e Pechino sono più solidi (anche se non “senza limiti”) dato il loro allineamento contro l'ordine dominato dagli Stati Uniti, gli sforzi dei due Paesi in meccanismi quali i Brics e lo Sco e la dipendenza economica (soprattutto di Mosca da Pechino).

“Il vertice Xi-Putin comunicherà al mondo che la partnership strategica Cina-Russia rimane la pietra angolare delle politiche estere di entrambi i Paesi e che qualsiasi tentativo da parte degli Stati Uniti di creare una frattura tra loro è destinato a fallire”, ha affermato a Reuters Ian Storey, ricercatore presso l'Iseas-Yusof Ishak Institute di Singapore. "Non è realistico aspettarsi che Xi faccia pressione su Putin per porre fine alla guerra in Ucraina. Xi non esercita quel tipo di influenza su Putin e, in ogni caso, i cinesi comprendono come una sconfitta della Russia in Ucraina indebolirebbe la posizione politica di Putin”, continua Storey. “Pertanto, Pechino continuerà a fornire a Mosca copertura diplomatica alle Nazioni Unite, assistenza economica e tecnologie a duplice uso per le forze armate russe”.

Organizzata in occasione del 25° anniversario del trattato di amicizia e cooperazione tra Russia e Cina, questa visita di due giorni di Putin segue il vertice di Xi con Trump della scorsa settimana e offre al presidente russo l’occasione di conoscere i dettagli di tali discussioni. Secondo quanto comunicato da Mosca, Putin e Xi si incontreranno domani (mercoledì). Alla vigilia della visita il leader russo ha dichiarato che le relazioni tra la Russia e la Cina hanno raggiunto “un livello davvero senza precedenti”. Toni positivi anche sulla stampa statale cinese: “Il coordinamento strategico tra Cina e Russia riveste grande importanza per il mantenimento della stabilità strategica globale e per la difesa del multilateralismo e dell'ordine internazionale”, scrive l’agenzia Xinhua.

Putin si porta in Cina otto ministri, la governatrice della Banca centrale e vari amministratori delegati di grandi aziende. Come Alexei Miller di Gazprom: significa che Mosca proverà a spingere, ancora una volta, per la realizzazione del gasdotto “Forza della Siberia 2”, che una volta completato dovrebbe portare, attraverso la Mongolia, 50 miliardi di metri cubi di gas russo in Cina all’anno. È un progetto di cui si parla da diversi anni, ma finora i cinesi hanno tergiversato: a settembre è stato firmato un memorandum sul progetto, ma le due parti devono ancora mettersi d’accordo sul prezzo. Il gasdotto serve molto di più a Putin che a Xi, anche se il russo spera che che le turbolenze sui mercati energetici dovute alla guerra in Iran rendano la Cina più flessibile nei negoziati.

Il commercio bilaterale tra Cina e Russia ha raggiunto i 228 miliardi di dollari. Dall’invasione russa dell’Ucraina, il rapporto tra Cina e Mosca si è spostato ancora di più a favore di Pechino: la Russia è diventata sempre più dipendente dalla domanda cinese per le sue esportazioni di energia, minerali e prodotti agricoli, nonché dalle esportazioni cinesi di veicoli, macchinari industriali ed elettronica.

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