Burnham favorito per la leadership Labour grazie alla promessa di “porre fine al neoliberalismo”
di Enrico FranceschiniLONDRA – Dire qualcosa di sinistra, e poi eventualmente farla: è la strategia di Andy Burnham per diventare il nuovo leader del Labour e entrare a Downing Street. Potrebbe funzionare. Con la promessa di “cambiare il partito”, nazionalizzare le utenze e mettere fine “a quarant’anni di neoliberalismo”, il sindaco di Manchester ottiene un largo consenso nel primo sondaggio sulle primarie per rimpiazzare il primo ministro Keir Starmer. Secondo il rilevamento di YouGov, Burnham batterebbe Starmer 59 a 37 per cento e avrebbe la meglio sull’ex-ministro della Sanità Wes Streeting 70 a 15 per cento.
Prima di sfidare entrambi nelle primarie laburiste, tuttavia, dovrebbe diventare membro del parlamento, necessario per chi ambisce all’incarico di premier, e a tale scopo si è candidato a un seggio vacante da deputato. Per lui vincere l’elezione suppletiva che si terrà a Makerfield, sobborgo di Manchester, il 18 giugno, sarà sulla carta più difficile delle primarie: è un’area dove nel recente voto…
LONDRA – Dire qualcosa di sinistra, e poi eventualmente farla: è la strategia di Andy Burnham per diventare il nuovo leader del Labour e entrare a Downing Street. Potrebbe funzionare. Con la promessa di “cambiare il partito”, nazionalizzare le utenze e mettere fine “a quarant’anni di neoliberalismo”, il sindaco di Manchester ottiene un largo consenso nel primo sondaggio sulle primarie per rimpiazzare il primo ministro Keir Starmer. Secondo il rilevamento di YouGov, Burnham batterebbe Starmer 59 a 37 per cento e avrebbe la meglio sull’ex-ministro della Sanità Wes Streeting 70 a 15 per cento.
Prima di sfidare entrambi nelle primarie laburiste, tuttavia, dovrebbe diventare membro del parlamento, necessario per chi ambisce all’incarico di premier, e a tale scopo si è candidato a un seggio vacante da deputato. Per lui vincere l’elezione suppletiva che si terrà a Makerfield, sobborgo di Manchester, il 18 giugno, sarà sulla carta più difficile delle primarie: è un’area dove nel recente voto amministrativo ha prevalso con oltre il 50 per cento Reform, il movimento populista di destra guidato da Nigel Farage, l’ex promotore della Brexit, che si appresta a “fare di tutto” per batterlo.
Ieri Farage ha scelto un idraulico locale, Robert Kenyon, come suo candidato contro Burnham. Kenyon era già arrivato secondo, con il 32 per cento dei voti, alle politiche del 2024 a Manchester: e sempre un idraulico, però donna e dei Verdi, aveva battuto due mesi fa un candidato del Labour in un’altra elezione suppletiva in una diversa circoscrizione di Manchester. Qualcosa di più di una coincidenza, per sbarrargli la strada e umiliare il partito laburista.
A Makerfiekd, nel referendum di dieci anni fa, la Brexit passò con il 65 per cento, molto più del 52 con cui fu approvata a livello nazionale. Perciò Burnham frena sulle posizioni europeiste espresse in passato (in autunno sperava nel ritorno del Regno Unito nell’Unione Europea “nel corso della mia vita”) e ora afferma: “La Brexit è stata un danno, ma non voglio rimetterla in discussione”. Una reazione alle parole dell’altro candidato nelle primarie, Streeting, che ha lanciato la sua campagna dicendo: “La Brexit è stata un errore catastrofico, un giorno dovremo tornare nella Ue”.
Nel Labour c’è chi accusa l’ex ministro della Sanità di avere cercato di “sabotare” Burnham, riportando la Brexit al centro del dibattito, per fargli perdere l’elezione da parlamentare e non averlo di fronte nelle primarie. “Se continuiamo in questa guerra intestina”, ammonisce il vicepremier laburista David Lammy, “ci ritroveremo Farage a Downing Street”. Nella sua svolta a sinistra, osserva il Financial Times, non è chiaro dove Burnham prenderebbe i soldi per nazionalizzazioni e altre spese pubbliche: si impegna a non tagliare il budget per la difesa e, per non spaventare i mercati, a non aumentare il debito. Intanto pensa a diventare deputato e premier, poi si vedrà: non per nulla lo definiscono “un camaleonte”, che è stato alleato di Blair, di Brown, di Corbyn, di Starmer e adesso spera di prendere il posto di quest’ultimo.
Nel frattempo, le indiscrezioni dicono che Starmer progetta di rimanere in ogni caso a capo del governo almeno fino a Natale; e che, se Burnham fosse eletto deputato ma poi il Labour perdesse l’elezione per sostituirlo come sindaco di Manchester, il premier darebbe a lui la colpa della sconfitta del partito in una importante città, cercando di ostacolarne il cammino verso Downing Street e possibilmente di mantenere lui il potere. I colpi di scena nella “House of Cards” britannica, insomma, non sono finiti.