Epidemia di Ebola, domande e risposte: dal contagio tramite i fluidi corporei alla letalità al 32%
di Elena DusiCos’è Ebola?
Una famiglia di virus che causano malattie molto gravi. I suoi sintomi sono febbre, spossatezza, vomito, emorragie sia interne che esterne. A seconda dei ceppi, il tasso di mortalità varia dal 30% al 90%. Il nome deriva dal fiume Ebola, nel nord della Repubblica Democratica del Congo. Qui fu segnalato il primo focolaio nel 1976. Da allora il paese ha vissuto 16 epidemie, con un totale di circa 15mila morti. Questa è la diciassettesima.
Come avviene il contagio?
Toccando i fluidi corporei di una persona malata (sudore, sangue, feci, vomito). Anche gli oggetti e le superfici che sono entrati in contatto con questi fluidi sono contagiosi. In passato l’abitudine di dare l’ultimo saluto ai deceduti toccando il loro corpo ha contribuito a diffondere il virus.
Chi pu…
Cos’è Ebola?
Una famiglia di virus che causano malattie molto gravi. I suoi sintomi sono febbre, spossatezza, vomito, emorragie sia interne che esterne. A seconda dei ceppi, il tasso di mortalità varia dal 30% al 90%. Il nome deriva dal fiume Ebola, nel nord della Repubblica Democratica del Congo. Qui fu segnalato il primo focolaio nel 1976. Da allora il paese ha vissuto 16 epidemie, con un totale di circa 15mila morti. Questa è la diciassettesima.
Come avviene il contagio?
Toccando i fluidi corporei di una persona malata (sudore, sangue, feci, vomito). Anche gli oggetti e le superfici che sono entrati in contatto con questi fluidi sono contagiosi. In passato l’abitudine di dare l’ultimo saluto ai deceduti toccando il loro corpo ha contribuito a diffondere il virus.
Chi può essere contagioso?
Quasi sempre è una persona che mostra già i sintomi (l’incubazione è molto variabile, da 2 a 21 giorni). Questo aiuta a riconoscere e isolare le persone contagiose. A volte però sintomi generici come la febbre o i disturbi gastrointestinali vengono interpretati come malaria o disturbi poco gravi e il virus riesce a sfuggire ai controlli.
L’Italia è fra i paesi a rischio?
Non ci sono mai stati contagi in Italia, ma durante la grande epidemia del 2014-2016 due italiani si sono ammalati e sono stati trasportati a Roma per le cure. Oggi non è possibile escludere che un viaggiatore in arrivo dalle zone epidemiche porti con sé il virus. Per questo il Ministero della Salute ha attivato un protocollo di sorveglianza. Chi proviene da un paese a rischio deve avvisare le autorità di frontiera e firmare un documento in cui dichiara di non aver avuto contatti pericolosi. Nel caso in cui i sintomi si manifestino durante il volo, l’aereo dovrà atterrare o a Roma Fiumicino o a Roma Malpensa, aeroporti attrezzati per l’isolamento dei pazienti.
Dove è scoppiata l’epidemia di oggi?
Nella provincia di Mongbwalu, ricca di miniere e di sfollati dalla guerra civile che si combatte poco distante. Si trova nel nordest della Repubblica Democratica del Congo, dove le infrastrutture sanitarie sono scarse. Al momento si contano oltre 500 contagi e 130 morti, ma la scarsità di test non permette di rintracciare tutte le infezioni ed è noto che alcuni malati non sono stati posti in isolamento. E’ molto probabile quindi che l’epidemia sia molto più estesa di così.
Quando è scoppiata?
Il primo malato noto (un operatore sanitario) ha mostrato i sintomi il 24 aprile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) è stata avvertita il 5 maggio e il 15 maggio è stato effettuato il primo test, che ha confermato la presenza del virus di Ebola. Il giorno dopo l’Oms ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria internazionale.
Si tratta di una nuova pandemia?
La pandemia coinvolge tutti, o quasi, i paesi del mondo. Ebola per il momento è diffusa solo in due paesi: Repubblica Democratica del Congo e Uganda.
Il virus ha raggiunto città importanti?
Ci sono stati casi a Goma, nel nordest della Repubblica democratica del Congo, e a Kampala, capitale dell’Uganda.
Qual è il ceppo responsabile dell’epidemia?
Si chiama Bundibugyo ed è un ceppo di Ebola fra i più rari. Non è il più letale: ha un tasso di mortalità del 32%. Si chiama così dalla regione dell’Uganda in cui è apparso per la prima volta nel 2007. Finora ha causato un paio di focolai nel bacino del fiume Congo. Si ritiene che l’animale che lo trasmette sia il pipistrello della frutta.
Ci sono cure?
Essendo raro, Bundibugyo non è mai stato al centro di grandi progetti di ricerca medica. L’unico modo per assistere un malato è alleviare il disagio dei sintomi, soprattutto attraverso l’idratazione. Esistono vaccini contro il ceppo più diffuso di Ebola – chiamato Zaire, responsabile della più grande epidemia, che tra il 2014 e il 2016 ha contagiato 28 mila persone uccidendone 11 mila – ma non contro il virus di oggi. Dalle prime informazioni sembra che i test diagnostici usati per lo Zaire riescano a riconoscere anche Bundibugyo. Nell’urgenza di arginare l’epidemia si sta pensando di somministrare gli antivirali usati per altri ceppi, in modo da testarne l’efficacia contro Bundibugyo.