Israele spara sulla Flotilla in acque internazionali. Attivisti ad Ashdod, tra i fermati 29 italiani
dal nostro inviato Fabio TonacciGERUSALEMME – Spari sulla Flotilla. Nelle missioni recenti non era mai successo che le forze speciali israeliane aprissero il fuoco per fermare le barche dirette a Gaza. E il fatto che non siano stati usati «proiettili veri» ma «strumenti non letali», come, al termine di una giornata di polemiche e accuse, si affretta a specificare il ministero degli Esteri dello Stato ebraico, non appare una giustificazione plausibile. Anche perché le riprese a bordo di una delle imbarcazioni coinvolte, battente bandiera italiana, mostrano che gli attivisti non stavano opponendo resistenza. Si erano seduti a prua, come da prassi. Indossavano i giubbotti di salvataggio. E avevano le braccia alzate.
L’intercettamento dei 52 velieri è cominciato lunedì al largo di Cipro, in acque internazionali, e si è concluso ieri pomeriggio davanti all’Egitto, sempre in acque internazionali. L’operazione è durata 35 ore. La Ramle è la barca che più si è avvicinata a Gaza: il suo viaggio si è interrotto alle 17.30, a …
GERUSALEMME – Spari sulla Flotilla. Nelle missioni recenti non era mai successo che le forze speciali israeliane aprissero il fuoco per fermare le barche dirette a Gaza. E il fatto che non siano stati usati «proiettili veri» ma «strumenti non letali», come, al termine di una giornata di polemiche e accuse, si affretta a specificare il ministero degli Esteri dello Stato ebraico, non appare una giustificazione plausibile. Anche perché le riprese a bordo di una delle imbarcazioni coinvolte, battente bandiera italiana, mostrano che gli attivisti non stavano opponendo resistenza. Si erano seduti a prua, come da prassi. Indossavano i giubbotti di salvataggio. E avevano le braccia alzate.
L’intercettamento dei 52 velieri è cominciato lunedì al largo di Cipro, in acque internazionali, e si è concluso ieri pomeriggio davanti all’Egitto, sempre in acque internazionali. L’operazione è durata 35 ore. La Ramle è la barca che più si è avvicinata a Gaza: il suo viaggio si è interrotto alle 17.30, a un’ottantina di miglia nautiche dalle coste della Striscia, sigillate dal blocco navale imposto da Israele.
Tra i 428 attivisti ci sono 29 cittadini italiani (compreso il parlamentare dei 5 Stelle Dario Carotenuto) e tre stranieri residenti in Italia. Sono tutti in stato di fermo e saranno portati ad Ashdod: la maggior parte di loro è su quella che i volontari della Flotilla chiamano la “nave prigione”, un cargo militare utilizzato dalla marina di Israele per raccogliere gli equipaggi e trasferirli a terra; un secondo gruppo, invece, è stato fatto salire sulle corvette d’appoggio.
Se sarà seguita la procedura già messa in atto in passato, ad Ashdod i volontari saranno identificati, interrogati e gli verrà tolto il telefonino. Per chi ancora ne ha uno, quasi tutti lo buttano in mare poco prima dell’arrivo delle forze speciali. Dopodiché, non è chiaro cosa accadrà: tempo fa la Knesset ha votato una legge ad hoc che impone l’espulsione immediata entro 24 ore, ma non è escluso che alcuni attivisti — ad esempio i turchi dell’IHH, la ong islamica che Israele ha inserito tra le organizzazioni terroristiche, o chi ha già avuto un divieto di ingresso per aver partecipato ad altre missioni della Flotilla — vengano trattenuti nei centri detentivi di Ashkelon, o a Ketziot nel deserto del Negev. È però la questione degli spari che catalizza l’attenzione e va sbrogliata.
Flotilla, militari israeliani intercettano barca italiana: gli spari contro gli attivisti
Nel filmato i colpi si sentono distintamente. «Perché ci state sparando?», gridano più volte i volontari della Girolama, ripresi dalla telecamera installata sull’albero. Sono sorpresi, alzano ancora di più in alto le braccia, cercano riparo. Le immagini non consentono di stabilire se si tratti di pallini di gomma e a cosa abbiano mirato i militari in piedi sui rhib, i battelli gonfiabili. Forse al motore o al timone, forse allo scafo, forse alle persone sopra. Gli organizzatori sostengono che la stessa scena si sia ripetuta anche durante gli abbordaggi della Munki, dell’Alcyone, della Zefiro e dell’Elengi, altra barca italiana. La Farnesina chiede spiegazioni.
«Non sono stati usati proiettili veri», si legge in una nota emessa dal ministero degli Esteri israeliano, che parla però di un caso solo, non di cinque. «Dopo che sono stati diramati diversi avvertimenti, strumenti non letali sono stati impiegati verso la barca e non verso gli attivisti. Sempre con l’intento di avvertire, nessuno è rimasto ferito». Per la branca italiana della Flotilla, che ha presentato un esposto per sequestro di persona «per i fatti avvenuti il 29 aprile, il 18 e il 19 maggio», è «un atto criminale gravissimo, che espone deliberatamente la vita umana al pericolo immediato, in violazione del diritto internazionale e della legge italiana».
Si apprende inoltre che il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato sanzioni contro quattro membri della Conferenza popolare dei palestinesi all’estero, tra i quali c’è Saif Hashim Kamel Abukeshek, uno dei leader della Flotilla preso ad aprile e detenuto per 11 giorni ad Ashkelon. «La Flotilla filo-terroristica che tenta di raggiungere Gaza è un tentativo assurdo di minare i progressi compiuti dal Presidente Trump verso una pace duratura nella regione», dichiara il segretario del Tesoro Scott Bessent. «Continueremo a stroncare le reti globali di sostegno finanziario di Hamas, ovunque si trovino nel mondo».