La brigata Usa via dalla Germania: il D-Day al contrario e il disinteresse di Trump per l’Europa
di Gianluca Di FeoA cose fatte, gli americani hanno comunicato agli alleati la decisione di ridurre le loro forze in Europa. Nella sostanza, ratificano quanto già era trapelato nelle scorse settimane: rientra in patria la brigata in più schierata in Germania dalla presidenza Biden all’indomani dell’invasione dell’Ucraina. D’ora in poi ne resteranno solo tre, ciascuna con circa cinquemila militari. Si torna al livello del 2021, ossia a quando nel Continente regnava una pace indiscussa e i tamburi di guerra sul fronte orientale erano una realtà inconcepibile.
Il D-Day al contrario
Nella forma, l’annuncio trasmesso con la nota “attribuibile all’assistente del segretario alla Guerra”, e non con un intervento del ministro Pete Hegseth, rende manifesta la freddezza se non il disinteresse della Casa Bianca verso l’altra sponda dell’Atlantico. Il taglio viene motivato esplicitamente con la linea dell’America First di Donald Trump, oltre che con le aumentate capacità difensive dei partner europei. Che però andr…
A cose fatte, gli americani hanno comunicato agli alleati la decisione di ridurre le loro forze in Europa. Nella sostanza, ratificano quanto già era trapelato nelle scorse settimane: rientra in patria la brigata in più schierata in Germania dalla presidenza Biden all’indomani dell’invasione dell’Ucraina. D’ora in poi ne resteranno solo tre, ciascuna con circa cinquemila militari. Si torna al livello del 2021, ossia a quando nel Continente regnava una pace indiscussa e i tamburi di guerra sul fronte orientale erano una realtà inconcepibile.
Il D-Day al contrario
Nella forma, l’annuncio trasmesso con la nota “attribuibile all’assistente del segretario alla Guerra”, e non con un intervento del ministro Pete Hegseth, rende manifesta la freddezza se non il disinteresse della Casa Bianca verso l’altra sponda dell’Atlantico. Il taglio viene motivato esplicitamente con la linea dell’America First di Donald Trump, oltre che con le aumentate capacità difensive dei partner europei. Che però andranno valutate una per una, come se l’amministrazione Usa stesse preparando le pagelle dei buoni e dei cattivi. E’ per questo - spiega finalmente il Pentagono - che è stato sospeso il rimpiazzo di una delle tre brigate destinate a presidiare il Vecchio Continente: non sono più convinti che vada tenuta in Polonia - nonostante siano ribaditi i rapporti ottimi con Varsavia - o spostata altrove.
Rispetto al ritmo del riarmo tedesco e polacco, la perdita delle brigate americane presenti nei due Paesi cambia poco dal punto di vista strettamente militare. Ma rappresenta un segnale politico fortissimo: le scelte sono state prese da Washington senza consultare gli alleati e senza neppure chiarire la tempistica dei cambiamenti. Una procedura che mette in crisi l’organizzazione delle difese nazionali e sta provocando una profonda irritazione negli Stati maggiori europei.
Ormai nessuno ha più dubbi. Siamo davanti all’inizio di un D-Day all’incontrario, in cui il disimpegno statunitense sarà rapido e irrevocabile. Circolano già rumors di squadroni dell’Us Air Force che potrebbero decollare definitivamente verso gli States - in particolare gli F16 specializzati nella distruzione delle contraeree presenti sulla base tedesca di Spangdahlem - e di contingenti navali a rischio trasferimento - come i caccia lanciamissili che fanno capo al porto spagnolo di Rota. Anche il passaggio di consegne nella gestione dei tre comandi Nato, incluso quello di Napoli che verrà ceduto agli italiani, sarà accelerato: si era parlato di una transizione nell’arco di tre anni, adesso si prospetta di realizzarla entro la primavera 2027.
Ipotesi di riduzione dei rinforzi Usa in caso di guerra
La questione più preoccupante finora non è stata affrontata ufficialmente nelle riunioni dell’Alleanza, ma si capisce che è già stata ampiamente discussa nelle stanze del Pentagono. Ed è clamorosa. La presidenza Trump studia di ridurre la quantità di militari e mezzi statunitensi che in caso di guerra verrebbero mandati in soccorso dell’Europa. Il loro numero esatto è segretissimo, per non permettere ad eventuali avversari di studiare le loro mosse, ma si ritiene che sia vicino a 200 mila soldati, con tank e ogni genere di armamento pesante. Forze che si schiererebbero progressivamente a seconda degli sviluppi di una crisi, ma che dovrebbero tutti prendere posizione in quindici-venti giorni dall’inizio delle ostilità.
Si tratta del principale deterrente convenzionale - senza cioè fare ricorso alle armi nucleari - a garanzia della sicurezza dei Paesi europei: chiunque voglia aggredirli, sa che dovrebbe fare i conti con circa quaranta brigate statunitensi di rinforzo. Ridurre questo scudo protettivo avrà un effetto immediato soprattutto nel confronto con la Russia, che diverse cancellerie della Ue considerano una minaccia reale.
Le ricadute sull’Articolo 5
Di fatto, pur non revocandolo, una mossa di questo tipo andrebbe a incidere sull’Articolo 5 della Nato perché limerebbe il contributo di Washington alla tutela dei partner sotto attacco. E si tratta di un provvedimento in linea con l’altra decisione del Pentagono, ancora non comunicata ma già esecutiva: lo stop al trasferimento in Germania di missili a lungo raggio cruise Tomahawk, decretato dall’amministrazione Biden come deterrente contro la Russia. Contrariamente al rimpatrio della brigata dell’Us Army, questa è una falla che Berlino non può colmare perché non dispone di missili con le stesse prestazioni: di fatto si ritrova indebolita nel confronto con Mosca. E con lei, l’intera Unione.
Proteggere l’Europa senza gli Usa costerà caro: le stime parlano della necessità di arruolare altri 300 mila soldati e spendere 250 miliardi di euro extra. Il tentativo oggi è di cercare di mantenere viva l’Alleanza, sperando che sopravviva a Trump. Ma anche questa linea ha un prezzo ed ha la crescita progressiva della spesa militare verso il 5 per cento del Pil.