Nato, svolta della Germania: “Pronti ad assumerci le nostre responsabilità di leadership”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – "La Germania si assume le proprie responsabilità di leadership. È chiaro: man mano che le capacità europee aumentano, anche i compiti all'interno dell'Alleanza devono cambiare": il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha reiterato oggi le promesse della Germania prima di un incontro con gli omologhi della Nato. Un compito, quello della leadership tedesca, diventato ancora più gravoso dopo il disimpegno dichiarato degli americani in Europa. Donald Trump ha annunciato che ritirerà 5.000 soldati dalla Germania e ha stracciato un accordo che prometteva a Berlino lo stazionamento di missili Tomahawk. E a giugno potrebbero arrivare nuove, amare sorprese, quando Washington ufficializzerà il destino futuro dei soldati americani in Europa. Ma intanto alla Polonia del sovranista Karol Nawrocki il capo della Casa Bianca ha promesso proprio 5.000 uomini in più.
Un rapporto sempre più stretto con Kiev
Il governo…
BERLINO – "La Germania si assume le proprie responsabilità di leadership. È chiaro: man mano che le capacità europee aumentano, anche i compiti all'interno dell'Alleanza devono cambiare": il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha reiterato oggi le promesse della Germania prima di un incontro con gli omologhi della Nato. Un compito, quello della leadership tedesca, diventato ancora più gravoso dopo il disimpegno dichiarato degli americani in Europa. Donald Trump ha annunciato che ritirerà 5.000 soldati dalla Germania e ha stracciato un accordo che prometteva a Berlino lo stazionamento di missili Tomahawk. E a giugno potrebbero arrivare nuove, amare sorprese, quando Washington ufficializzerà il destino futuro dei soldati americani in Europa. Ma intanto alla Polonia del sovranista Karol Nawrocki il capo della Casa Bianca ha promesso proprio 5.000 uomini in più.
Un rapporto sempre più stretto con Kiev
Il governo tedesco ha già annunciato che aumenterà la spesa per la difesa a 162 miliardi entro il 2029 (il 3,5% del Pil) e il cancelliere Friedrich Merz ha promesso che la Bundeswehr diventerà l’esercito più grande d’Europa. Ma di recente Berlino ha anche stretto i rapporti con l’Ucraina, divenuta avanguardia globale non soltanto nella produzione dei droni, ma anche di tipologie di missili a medio raggio (i “Flamingo”) che il ministro della Difesa Boris Pistorius starebbe cercando di comprare.
Forse il fatto che l’Ucraina, suo malgrado, sia ormai un’avanguardia nella produzione militare è stata una spinta ulteriore al passo che Merz ha voluto formalizzare oggi. Il cancelliere intende coinvolgere maggiormente l’Ucraina nei processi decisionali dell’Ue: in una lettera ai vertici dell’Unione, il leader Cdu propone di riconoscere al paese martoriato da cinque anni di guerra d’aggressione russa lo status di “membro associato”. L’allargamento dell’Ue è una “necessità geopolitica. Perciò sono convinto che abbiamo bisogno di una dinamica nuova sia per l’Ucraina sia per i Paesi dei Balcani occidentali e la Moldova”.
Una “membership light” per Kiev nella Ue
Il cancelliere ne ha parlato già con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky e i colleghi europei al Consiglio informale di aprile a Cipro. Ma ora vuole accelerare: “occorre un accordo in tempi brevi” per un passo che “andrebbe oltre una “membership ‘light’”. Oggi l’Ansa, citando fonti comunitarie, ha rivelato che la proposta potrebbe essere sul tavolo del prossimo summit Ue, previsto per il 18 e 19 giugno. A Kiev non verrebbe riconosciuto il diritto di voto al Consiglio europeo, ma potrebbe comunque partecipare alle riunioni dei capi di Stato e di governo e a quelle dei ministeri. Agli ucraini verrebbe anche offerta la possibilità di nominare un Commissario Ue, che però non avrebbe diritto di voto nelle riunioni dell’esecutivo, né un portafoglio. E l’ombrello dell’articolo 42.7 dei Trattati che promette mutua assistenza nel caso di un attacco militare, includerebbe Kiev.
Merz tenta così di rispondere alle pressioni di Zelensky per un’adesione formale rapida ma vuole anche rivitalizzare un dibattito, quello sull’allargamento dell’Ue, che rischiava di finire su un binario morto. La sua proposta seppellisce infine idee radicali come quella, rigettata da tutti, di un “allargamento rovesciato” proposto dalla Commissione Ue, ossia di un’adesione immediata con verifiche successive dei criteri per l’accesso. Da Roma, da Palazzo Chigi, trapela cautela sulla proposta tedesca d’ingresso light per Kiev. La linea italiana è nota: prima i Balcani, a partire dall’Albania. Ma c’è comunque la disponibilità a una discussione, con calma, al prossimo consiglio. Sull’affermazione di Wadephul sui nuovi equilibri Nato, invece, dai piani alti dell’esecutivo italiano filtra forte scetticismo: in base ai trattati atlantici, è il ragionamento di fonti italiane di primo piano, la leadership americana è imprescindibile. E insostituibile.