Silvio Rodríguez: “Contro di noi a Cuba un assassinio di massa. Ho pronto il kalashnikov”
dalla nostra inviata Laura LucchiniL’AVANA – Silvio Rodríguez, 79 anni, uno dei mostri sacri della musica cubana, autore di capolavori come “Ojalá” e “Unicornio” e fondatore del genere della “Nueva Trova Cubana”, ha passato tutta la vita ad appoggiare più o meno direttamente la Rivoluzione. Poche settimane fa, di fronte alla crescente minaccia americana contro l’isola, ha chiesto un kalashnikov: per combattere, se necessario. Lo incontriamo nei suoi studi nel quartiere Playa, all’Avana, un luogo da dove sono passati musicisti come Chucho Valdés, Compay Segundo, Leo Brouwer, Chico Buarque e Omara Portuondo. Proprio negli istanti in cui iniziamo a parlare, dalla Florida arriva la notizia dell’incriminazione di Raúl Castro.
Perché ora?
«Stanno cercando, con l’appoggio dei media, un pretesto per creare una situazione che giustifichi un’azione militare. Un intervento armato o un’incursione bellica di qualche tipo. Credo che si tratti di questo: creare una situazione favorevole per intraprendere azioni aggressive».
Lei ha ch…
L’AVANA – Silvio Rodríguez, 79 anni, uno dei mostri sacri della musica cubana, autore di capolavori come “Ojalá” e “Unicornio” e fondatore del genere della “Nueva Trova Cubana”, ha passato tutta la vita ad appoggiare più o meno direttamente la Rivoluzione. Poche settimane fa, di fronte alla crescente minaccia americana contro l’isola, ha chiesto un kalashnikov: per combattere, se necessario. Lo incontriamo nei suoi studi nel quartiere Playa, all’Avana, un luogo da dove sono passati musicisti come Chucho Valdés, Compay Segundo, Leo Brouwer, Chico Buarque e Omara Portuondo. Proprio negli istanti in cui iniziamo a parlare, dalla Florida arriva la notizia dell’incriminazione di Raúl Castro.
Perché ora?
«Stanno cercando, con l’appoggio dei media, un pretesto per creare una situazione che giustifichi un’azione militare. Un intervento armato o un’incursione bellica di qualche tipo. Credo che si tratti di questo: creare una situazione favorevole per intraprendere azioni aggressive».
Lei ha chiesto simbolicamente un kalashnikov per combattere in caso di invasione…
«Non l’ho chiesto simbolicamente. L’ho chiesto davvero. Non mi riesco ad abituare all’idea che ci siano persone dall’esterno che invadano il mio Paese per far cadere il governo. Se il governo è problematico, siamo noi cubani che dobbiamo esigere il cambiamento. Non un Paese esterno. Con quale diritto? Io difendo la mia patria, la storia di Cuba mi ha insegnato a difendere la sovranità. Io mi sento parte di questa storia».
Però ora la situazione è estrema….
«Si perché c’è un soffocamento forte dovuto al bloqueo, alle sanzioni. Il taglio del combustibile sta facendo collassare il Paese, l’istruzione, la Salute pubblica. Cuba aveva una Sanità ed Educazione che Obama ha paragonato a quella di paesi avanzati. Però ora ci sono decine di migliaia di persone che stanno aspettando di essere operate. Tra di loro, migliaia di bambini. Non ci sono medicine. Questa pressione è in realtà un assassinio di massa, è bisogna indignarsi».
Non crede che il governo cubano abbia avuto responsabilità nel perdere occasioni per attuare riforme e aperture quando era opportuno?
«Sono convinto che il nostro governo non ha fatto per tempo ciò che avrebbe dovuto fare prima. Già trent’anni fa Fidel disse che il nostro modello economico non serviva nemmeno a noi, e anche che “rivoluzione” significava cambiare tutto ciò che doveva essere cambiato. Perché non è stato fatto? Evidentemente c’è un gruppo di persone che ancora pensa in un modo molto ortodosso. Non saremmo qui se avessimo introdotto con più decisione un’economia di mercato nel nostro Paese».
Con il castrismo al potere da 70 anni, la stragrande maggioranza delle persone non ha conosciuto alternative. Come può il cambiamento venire da dentro?
«Dipende dalla volontà delle alte sfere politiche. Perché sono certo che abbiano ricevuto già opinioni e ammonimenti. Io stesso nel mio blog da oltre dieci anni pubblico opinioni di economisti cubani che esprimono forti critiche a determinate iniziative economiche e suggeriscono misure precise. Il problema è che non c’è stato un dialogo interno con questa cupola che dirige».
Riconosce che c’è una cupola che tiene in scacco il resto?
«Nelle questioni economiche, sì».
Lei auspica un cambiamento?
«Dipende da cosa intendiamo per cambiamento. Per me il cambiamento sarebbe affrontare le questioni economiche in modo diverso, questo sarebbe un cambiamento enorme. Ci sono altri cambiamenti necessari: auspico una forma di concepire il potere in un altro modo. Non così verticale».
Non siamo più nella Guerra Fredda e Cuba appare più sola. La Russia esprime solidarietà, ma sono mancati gesti concreti…
«È vero. Non siamo mai stati tanto soli come in questo momento. Con la sola eccezione del governo messicano. Vietnam, Cina e Russia ci appoggiano per i vincoli storici, ma non nella dimensione necessaria».
Siamo di fronte a un cambiamento storico?
«Ho vissuto molte tappe pericolose. Forse per questo mi sento più tranquillo. Ci sono state altre situazioni estreme e le abbiamo superate. Mi duole però per i più giovani che non hanno la nostra esperienza e non è giusto che stiano vivendo questo».
Sta scrivendo canzoni?
«Sto scrivendo musica, non canzoni. Perché davvero non ho molta voglia di scrivere parole».
È appena stata annunciata la tournée in Spagna…
«Inizieremo le prove in agosto la tournée è in settembre e in ottobre. Tutti i membri del gruppo sono cubani, ma alcuni vivono fuori. Ci rincontriamo ogni volta che abbiamo qualche progetto».
E lei non ha mai pensato di lasciare l’Isola?
«Non è qualcosa che immagino. Forse se avessi un grave problema di salute… Ma no, non ci ho mai pensato, nemmeno nei momenti peggiori».