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“Netanyahu si piegherà a Trump, non può combattere contro la sua volontà”

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Parla il generale Yossi Kuperwasser, ex capo della divisione Aman dell’Intelligence militare israeliana
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La guerra finirà solo «aumentando la pressione su Teheran perché rinunci al nucleare», dice il generale Yossi Kuperwasser, ex capo della divisione Aman dell’Intelligence militare israeliana.

Qual è la sua previsione?

«Gli Usa non si accontenteranno di nulla che non sia la rinuncia alle capacità nucleari. Se verrà raggiunta subito in una trattativa non lo so. Tutte le opzioni sono sul tavolo. Dal punto di vista israeliano serve più pressione per convincerli ad accettarla subito. La pressione attuale non li sta rendendo più flessibili. La cosa giusta è aumentarla, non ridurla».

Ci saranno nuovi ostacoli e rinvii?

«Tutto si concentra su due temi: l’apertura di Hormuz e il futuro del progetto nucleare. Per lo Stretto dobbiamo vedere se esiste un modo militare per riaprirlo, come suggerito dall’operazione “Freedom”. Se è fattibile dobbiamo usarlo, priveremmo gli iraniani della loro principale risorsa senza pagarne un prezzo duraturo».

E il nucleare?

«Devono capire che rifiutarsi di ri…

La guerra finirà solo «aumentando la pressione su Teheran perché rinunci al nucleare», dice il generale Yossi Kuperwasser, ex capo della divisione Aman dell’Intelligence militare israeliana.

Qual è la sua previsione?

«Gli Usa non si accontenteranno di nulla che non sia la rinuncia alle capacità nucleari. Se verrà raggiunta subito in una trattativa non lo so. Tutte le opzioni sono sul tavolo. Dal punto di vista israeliano serve più pressione per convincerli ad accettarla subito. La pressione attuale non li sta rendendo più flessibili. La cosa giusta è aumentarla, non ridurla».

Ci saranno nuovi ostacoli e rinvii?

«Tutto si concentra su due temi: l’apertura di Hormuz e il futuro del progetto nucleare. Per lo Stretto dobbiamo vedere se esiste un modo militare per riaprirlo, come suggerito dall’operazione “Freedom”. Se è fattibile dobbiamo usarlo, priveremmo gli iraniani della loro principale risorsa senza pagarne un prezzo duraturo».

E il nucleare?

«Devono capire che rifiutarsi di rinunciare è doloroso e costa molto. Ecco perché bisogna aumentare la pressione, colpendo magari le loro infrastrutture energetiche o altro. Possiamo anche essere più creativi e trovare nuove idee».

Gli iraniani dicono che ci sarebbero grandi sorprese.

«Vogliono mettere pressione al mondo, ma quali sarebbero queste sorprese? Hanno già colpito».

Trump dice che Netanyahu farà quello che vuole lui. È vero?

«Sì, è vero. Alla fine Israele deve ascoltare gli americani. Non combatteremo contro la volontà americana. Se andranno verso una sorta di cessate il fuoco limitato, noi non saremo quelli che lo romperanno. Però continueremo a fare ciò che serve per proteggere i nostri soldati in Libano e a Gaza».

Il Libano è un punto chiave?

«Non è il punto chiave, ma è un tema. Conta perché gli iraniani sono molto preoccupati per il destino di Hezbollah. Non solo Israele: anche i libanesi vogliono che venga neutralizzato».

Su Hezbollah e sul Libano Israele potrebbe fermarsi?

«Siamo pronti a fermare gli attacchi se Hezbollah verrà disarmato».

Qual è il nodo più difficile?

«Convincere gli iraniani a rinunciare al progetto nucleare. Temono che, se lo facessero, verrebbero considerati deboli e incapaci di proteggersi. Credono sia il modo per diventare una superpotenza».

Cosa succederà adesso?

«Tutto è nelle mani di Trump, e ogni minuto emerge un’informazione contraddittoria attribuita al presidente americano. Però credo capisca che l’Iran deve essere privato della capacità di produrre armi nucleari».

Netanyahu cosa gli chiede?

«Di aumentare la pressione».

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