Mecca: pellegrinaggio ad alta tensione tra batterie anti-missile, caldo a 45 gradi e rischio virus
di Elena DusiFedeli attorno alla Kaaba
Fino a poche settimane fa lanciava droni e missili. Da oggi, in direzione della Mecca, l’Iran invierà 30mila pellegrini per il rito annuale dell’hajj: il pellegrinaggio che l’islam impone ai fedeli almeno una volta nella vita. L’Arabia Saudita, nonostante la tregua nella guerra del Golfo, ha protetto i suoi luoghi sacri con batterie anti-missile. Anche se la delegazione iraniana quest’anno sarà ridotta a un terzo rispetto alla norma, il regno ha fatto sapere che non tollererà gli slogan politici anti-sauditi o i tafferugli che hanno visto in passato protagonisti i pellegrini di Teheran. Nel 1987 negli scontri fra sauditi (di confessione sunnita) e iraniani (sciiti) morirono circa 400 persone.
Tra Mecca e Medina, le due città più sacre dell’islam, si sono già radunati oltre un milione e mezzo di pellegrini completamente vestiti di bianco: “sono 1.518.153 solo quelli venuti dall’estero” cita Saleh…
Fino a poche settimane fa lanciava droni e missili. Da oggi, in direzione della Mecca, l’Iran invierà 30mila pellegrini per il rito annuale dell’hajj: il pellegrinaggio che l’islam impone ai fedeli almeno una volta nella vita. L’Arabia Saudita, nonostante la tregua nella guerra del Golfo, ha protetto i suoi luoghi sacri con batterie anti-missile. Anche se la delegazione iraniana quest’anno sarà ridotta a un terzo rispetto alla norma, il regno ha fatto sapere che non tollererà gli slogan politici anti-sauditi o i tafferugli che hanno visto in passato protagonisti i pellegrini di Teheran. Nel 1987 negli scontri fra sauditi (di confessione sunnita) e iraniani (sciiti) morirono circa 400 persone.
Tra Mecca e Medina, le due città più sacre dell’islam, si sono già radunati oltre un milione e mezzo di pellegrini completamente vestiti di bianco: “sono 1.518.153 solo quelli venuti dall’estero” cita Saleh al Murabba, comandante della polizia di frontiera saudita in conferenza stampa. Sono in linea con il passato, anche se la guerra iniziata il 28 febbraio ha reso gli aerei più cari e meno frequenti ovunque nel mondo. Il governo americano da inizio aprile sconsiglia ai suoi cittadini di recarsi in Arabia Saudita, per le tensioni nella regione e la possibilità che i voli vengano cancellati senza preavviso. Negli ultimi giorni, proprio per l’hajj, il traffico aereo si è comunque ripreso lungo le rotte del Golfo.
Ogni anno le richieste di ingresso in Arabia Saudita per il pellegrinaggio superano di molto i posti messi a disposizione da Riad, che procede a un sorteggio per l’assegnazione dei visti. Quest’anno i pellegrini di Gaza sono assenti per la terza volta consecutiva: Israele vieta tranne rare eccezioni di uscire dalla Striscia. Quelli della Cisgiordania sono rappresentati da appena 6mila persone, sempre per le difficoltà degli spostamenti.
Il milione e mezzo di persone concentrate nel fazzoletto di terra attorno alla Mecca svolgeranno il loro percorso rituale da oggi e per tutta la settimana con picchi di temperatura di 45 gradi e minime che non scenderanno sotto ai 28 di notte. Nel 2015 circa 2.300 fedeli erano morti per la calca, in uno dei più sanguinosi episodi di ressa della storia. L’anno successivo un’ondata di caldo fino a 51 gradi ha causato la morte di circa 1.300 pellegrini. Quest’anno il termometro si preannuncia più clemente, ma solo di poco. Il governo saudita ha predisposto attorno il cubo nero della Kaaba e lungo tutto il percorso dei riti 3mila ambulanze e 50mila medici.
L’epidemia di Ebola in Africa centrale fa aumentare ulteriormente i rischi sanitari. Al momento i contagi della febbre emorragica sono fuori controllo. Anche se l’epicentro della malattia è in Repubblica Democratica del Congo, paese a maggioranza cristiana, i Cdc Africa (l’istituto continentale per il controllo delle malattie infettive) ha decretato un rischio alto per dieci paesi confinanti, alcuni dei quali con una quota importante di musulmani.
Dai tempi del Covid, sempre per ragioni sanitarie, l’Arabia Saudita ha vietato il rito dell’uccisione di un capo di bestiame, tappa finale del pellegrinaggio. Quest’anno la “festa del sacrificio” cade il 27 maggio. Proibiti i metodi tradizionali (l’uccisione avveniva in genere per le strade), Riad ha aperto un centro per la macellazione da un milione di metri quadri, la più grande concentrazione di bestiame per scopi alimentari del mondo. La carne da condividere con i familiari e con i poveri mancherà invece a Gaza. Secondo i giornali palestinesi il prezzo di un montone ha raggiunto nella Striscia gli 8mila dollari.