GERUSALEMME – L’ombra del fattore N si allunga sul possibile accordo di pace tra Iran e Stati Uniti. N come Netanyahu, che non è contento della piega che ha preso il negoziato e fino all’ultimo proverà a convincere Trump a riprendere i bombardamenti piuttosto che firmare un memorandum d’intesa che non cancella i timori dello Stato ebraico.
Il primo ministro israeliano ha rotto il silenzio postando su X un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo ritrae insieme al tycoon, accompagnata da una didascalia: «L’Iran non avrà mai armi nucleari». È la sua ultima linea rossa: Netanyahu non può permettere che, dopo la campagna militare di marzo e i miliardi di dollari spesi per sostenerla, il regime degli ayatollah mantenga non solo i missili a lungo raggio, dunque la capacità di colpire a grande distanza, ma anche un margine di azione per sviluppare segretamente il programma atomico che lo potrebbe portare alla bomba.
Definito «preoccupato per il pessimo accordo» da chi nel…
GERUSALEMME – L’ombra del fattore N si allunga sul possibile accordo di pace tra Iran e Stati Uniti. N come Netanyahu, che non è contento della piega che ha preso il negoziato e fino all’ultimo proverà a convincere Trump a riprendere i bombardamenti piuttosto che firmare un memorandum d’intesa che non cancella i timori dello Stato ebraico.
Il primo ministro israeliano ha rotto il silenzio postando su X un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che lo ritrae insieme al tycoon, accompagnata da una didascalia: «L’Iran non avrà mai armi nucleari». È la sua ultima linea rossa: Netanyahu non può permettere che, dopo la campagna militare di marzo e i miliardi di dollari spesi per sostenerla, il regime degli ayatollah mantenga non solo i missili a lungo raggio, dunque la capacità di colpire a grande distanza, ma anche un margine di azione per sviluppare segretamente il programma atomico che lo potrebbe portare alla bomba.
Definito «preoccupato per il pessimo accordo» da chi nel suo inner circle sta in queste ore interloquendo con lui, Netanyahu sui social si mostra invece fiducioso e sicuro: pubblica quella foto per ribadire la solidità del rapporto con Trump e, di fatto, smentire che sia stato tagliato fuori dalla trattativa. Scrive di aver avuto con lui, due giorni fa, una lunga conversazione telefonica. Nel corso della chiamata, il presidente americano gli avrebbe dato rassicurazioni. «Abbiamo concordato che qualsiasi accordo con l’Iran deve eliminare il pericolo nucleare. Ciò significa smantellare i siti di arricchimento nucleare iraniani e rimuovere il materiale arricchito dal suo territorio. La partnership tra i nostri due Paesi si è dimostrata solida sul campo di battaglia e non è mai stata così forte». Aggiunge poi un dettaglio non di poco conto: «Il presidente americano ha ribadito il diritto di Israele a difendersi dalle minacce su tutti i fronti, compreso il Libano».
È un altro tema molto delicato, questo. Che si lega alle polemiche interne sollevate dagli israeliani che vivono lungo il confine nord, non è ancora messo in sicurezza nonostante la fragile tregua: è infatti bersagliato dai droni di Hezbollah, così come tutto il territorio libanese continua a essere preso di mira dai raid dell’Idf, che non si sono mai veramente fermati.
Al di là di quel che posta su X, quindi, Netanyahu non è in una posizione comoda. Anche perché - come alti funzionari israeliani hanno spiegato all’emittente Channel 12 - il timore è che il nascente accordo tra Stati Uniti e Iran possa limitare drasticamente la libertà d’azione dell’Idf contro Hezbollah. Netanyahu è stato tenuto aggiornato durante la trattativa e ha espresso perplessità su «diversi aspetti del memorandum». Nell’ambito dell’accordo proposto - ha riferito un funzionario americano - se Hezbollah tentasse di attaccare Israele o di riarmarsi Israele potrebbe difendersi, ma se Hezbollah rispettasse la tregua, anche Israele sarebbe tenuto a farlo.
Il primo ministro, infine, avrebbe detto a Trump di avere elementi per credere che la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, alla fine respinga la proposta. Bisogna aspettare ancora qualche giorno. Con la consapevolezza che il fattore N può far saltare l’accordo: se non ora, in fase di perfezionamento, anche dopo, a firma messa.