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Rivolta repubblicana sull’intesa in Iran: Trump sotto il fuoco amico

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Da Mike Pompeo a Ted Cruz commenti durissimi sul compromesso con Teheran. L’ira della Casa Bianca per le critiche
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NEW YORK – Il rimprovero più urticante è stato quello dell’ex segretario di Stato e direttore della Cia Mike Pompeo, che ha bocciato così l’accordo in via di definizione con l’Iran: «Pagare i pasdaran per costruire un programma di armi di distruzione di massa con cui terrorizzare il mondo». Infatti la Casa Bianca gli ha risposto sollecitandolo a «chiudere quella stupida bocca». Non è l’unico repubblicano che ha alzato la voce, però, spingendo forse Trump a correggere il tiro col messaggio in cui ha scritto di non avere fretta di firmare l’intesa, soprattutto se non garantirà che Teheran non abbia mai l’atomica. Molti alleati del presidente però temono che ormai voglia solo mettersi alle spalle una guerra diventata troppo costosa, accettando qualsiasi via d’uscita rivendibile come un successo. In altre parole Il solito “Taco”, “Trump always chickens out”.

È il rompicapo chiave, di difficile soluzione, soprattutto in vista delle elezioni midterm di novembre che rischia di perdere.

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NEW YORK – Il rimprovero più urticante è stato quello dell’ex segretario di Stato e direttore della Cia Mike Pompeo, che ha bocciato così l’accordo in via di definizione con l’Iran: «Pagare i pasdaran per costruire un programma di armi di distruzione di massa con cui terrorizzare il mondo». Infatti la Casa Bianca gli ha risposto sollecitandolo a «chiudere quella stupida bocca». Non è l’unico repubblicano che ha alzato la voce, però, spingendo forse Trump a correggere il tiro col messaggio in cui ha scritto di non avere fretta di firmare l’intesa, soprattutto se non garantirà che Teheran non abbia mai l’atomica. Molti alleati del presidente però temono che ormai voglia solo mettersi alle spalle una guerra diventata troppo costosa, accettando qualsiasi via d’uscita rivendibile come un successo. In altre parole Il solito “Taco”, “Trump always chickens out”.

È il rompicapo chiave, di difficile soluzione, soprattutto in vista delle elezioni midterm di novembre che rischia di perdere.

Il senatore Graham, convinto alleato di Trump, ha commentato così: «Se si raggiungesse un accordo per porre fine al conflitto perché si ritiene che lo Stretto di Hormuz non possa essere protetto dal terrorismo iraniano, e l’Iran possiede ancora la capacità di distruggere le principali infrastrutture petrolifere del Golfo, allora Teheran sarà percepita come una forza dominante che necessita di una soluzione diplomatica. Questa combinazione tra la percezione dell’Iran come capace di terrorizzare lo Stretto in perpetuo e di infliggere danni massicci alle infrastrutture petrolifere del Golfo rappresenta uno spostamento importante degli equilibri di potere nella regione e col tempo sarà un incubo per Israele. Inoltre, ci si chiede perché sia iniziata la guerra se queste percezioni sono accurate». Domanda pesante: perché abbiamo attaccato, se è servito a consegnare il Golfo all’Iran?

Pompeo è stato ancora più duro: «L’accordo proposto sembra uscito dal manuale di Wendy Sherman, Robert Malley e Ben Rhodes: pagare i pasdaran per costruire un programma di armi di distruzione di massa e terrorizzare il mondo. Non è affatto America First. La soluzione è semplice: aprire il dannato Stretto. Negare all’Iran l’accesso al denaro. Eliminare abbastanza capacità iraniane affinché non possa minacciare i nostri alleati nella regione. Dovevamo farlo da tempo. Andiamo».

Il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Steven Cheung, ha scelto l’insulto per rispondere: «Mike Pompeo non ha idea di cosa stia dicendo. Dovrebbe chiudere quella stupida bocca e lasciare il vero lavoro ai professionisti».

Anche il senatore del Texas Cruz però ha calcato la mano: «Sono profondamente preoccupato per ciò che stiamo sentendo su un “accordo” con l’Iran. La decisione del presidente Trump di colpire è stata la più importante del suo secondo mandato. Ha fatto bene e abbiamo ottenuto risultati militari straordinari». Perciò ha ammonito: «Se il risultato di tutto ciò dovesse essere un regime iraniano ancora guidato da islamisti che gridano “morte all’America”, che ora riceve miliardi di dollari, può arricchire l’uranio e sviluppare armi nucleari, e ha un controllo effettivo sullo Stretto di Hormuz, allora questo risultato sarebbe un errore disastroso». Cruz sollecita Trump a fare marcia indietro: «I dettagli stanno ancora emergendo e prego che i primi rapporti siano sbagliati, ma il fatto che il negoziatore di Biden Rob Malley stia lodando l’accordo non è incoraggiante. Il presidente crede nella pace attraverso la forza, e la sua forte leadership ha già reso l’America molto più sicura. Dovrebbe continuare a mantenere la linea, difendere gli Stati Uniti e far rispettare le linee rosse che ha tracciato ripetutamente». Un’autorevole fonte dell’intelligence Usa chiude così il discorso: «Guardate gli obiettivi posti da Trump, i motivi per cui è uscito dall’accordo Jcpoa, e cosa otterrebbe con la sua intesa. E’ valsa la pena di fare la guerra?».

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