Mosca minaccia un’escalation contro la capitale ucraina. Per la prima volta, il ministero degli Esteri russo ha messo in guardia gli stranieri e il personale diplomatico: «Vi conviene andare via da Kiev». I russi hanno annunciato «l’inizio di una campagna di attacchi contro i centri decisionali, i comandi militari e le industrie della difesa» presenti nella metropoli.
«Le forze armate russe – è il testo del comunicato ufficiale - stanno lanciando una campagna sistematica contro le strutture del complesso militare-industriale nella capitale ucraina, comprese le località specifiche in cui i droni vengono progettati, fabbricati, programmati e preparati per l’uso. Questi droni sono utilizzati dal regime di Kiev con l’assistenza di specialisti della Nato responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e dell’individuazione degli obiettivi».
«Dato che queste strutture sono sparse in tutta la città – prosegue la nota -, avvertiamo i cittadini stranieri, compreso il persona…
Mosca minaccia un’escalation contro la capitale ucraina. Per la prima volta, il ministero degli Esteri russo ha messo in guardia gli stranieri e il personale diplomatico: «Vi conviene andare via da Kiev». I russi hanno annunciato «l’inizio di una campagna di attacchi contro i centri decisionali, i comandi militari e le industrie della difesa» presenti nella metropoli.
«Le forze armate russe – è il testo del comunicato ufficiale - stanno lanciando una campagna sistematica contro le strutture del complesso militare-industriale nella capitale ucraina, comprese le località specifiche in cui i droni vengono progettati, fabbricati, programmati e preparati per l’uso. Questi droni sono utilizzati dal regime di Kiev con l’assistenza di specialisti della Nato responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e dell’individuazione degli obiettivi».
«Dato che queste strutture sono sparse in tutta la città – prosegue la nota -, avvertiamo i cittadini stranieri, compreso il personale delle missioni diplomatiche e degli uffici di rappresentanza delle organizzazioni internazionali, di partire il prima possibile. E diciamo ai residenti della capitale ucraina di tenersi lontani dalle infrastrutture militari e amministrative».
L’annuncio arriva a 36 ore dalla grande incursione con novanta missili e seicento droni che è stata concentrata sulla metropoli. Durante questa offensiva è stato scagliato anche un Oreshinik, un missile a testate multiple che ha seminato trentasei dardi d’acciaio del peso di circa una tonnellata, piovuti a 15mila chilometri orari sulla località di Bila Tverska, distante circa ottanta chilometri da Kiev.
Non si esclude che il Cremlino possa ordinare una seconda ondata: l’impiego dell’Oreshnik contro la capitale era già stato ipotizzato un anno fa, per cercare di smantellare le fabbriche impegnate nella costruzione di droni a lungo raggio. Molte si trovano nelle periferie, radunate nelle zone più protette dalla contraerea. Che però non è in grado di fermare i «meteoriti» – così li ha definiti Putin – sganciati dal supermissile.
Più preoccupante la minaccia russa di colpire i «centri decisionali». Dall’inizio dell’invasione ministeri e uffici presidenziali erano stati presi di mira in una sola occasione, danneggiando il palazzo del governo. Nell’ultimo bombardamento, però, numerosi ordigni hanno bersagliato il cuore della capitale: musei, edifici statali, persino il condominio dove abitano soprattutto diplomatici stranieri, sono stati lesionati dalle esplosioni e dalle schegge.
Durante la notte di fuoco, le difese ucraine sono apparse poco efficaci. Pesa la carenza di intercettori statunitensi Patriot Pac3, che la Casa Bianca da un anno consegna in numeri minuscoli: sono gli unici a potere abbattere i missili balistici e nessuna arma europea è in grado di rimpiazzarli.
Non è chiaro se Mosca darà seguito all’avvertimento. Oggi il Cremlino ha un duplice problema: le sue truppe sono in difficoltà sul campo di battaglia, dove subiscono contrattacchi ucraini sempre più incisivi. E ogni notte decine di droni piombano in profondità sul territorio russo, anche a 1.700 chilometri dalla frontiera, incendiando infrastrutture petrolifere e industrie belliche. Assalti che portano la guerra nelle città russe e scalfiscono la credibilità di Putin.