«Al campo sono arrivate le forze speciali. Erano tutti a viso coperto, armati, ci hanno sgomberato e ci hanno messo di forza sui pullman». Da un autobus che corre verso Misurata, parla in modo concitato, Marco Contadini. Anche nell’Ovest della Libia, il Global Sumud Land Convoy, la carovana umanitaria diretta a Gaza, è sotto attacco.
Mentre si attendono ancora notizie certe sui dieci attivisti, fra cui due italiani, fermati domenica dalle autorità della Libia Est, i 250 rimasti ad attenderli nell’Ovest sono stati aggrediti da milizie «legate alle autorità della Libia occidentale» che hanno circondato e pestato i volontari per costringerli a salire sui bus e lasciare l’area. «Adesso ci stanno portando a Misurata, non è chiaro cosa sarà di noi. Alcuni di noi sono feriti».
Nel convoglio bloccato nell’Ovest sono rimasti 7 italiani. «Avevamo perso il contatto con due di loro, ma siamo riusciti a individuarli. Stiamo tutti bene», assicura. Altri due, Domenico Centrone e Dina Alberizia, insi…
«Al campo sono arrivate le forze speciali. Erano tutti a viso coperto, armati, ci hanno sgomberato e ci hanno messo di forza sui pullman». Da un autobus che corre verso Misurata, parla in modo concitato, Marco Contadini. Anche nell’Ovest della Libia, il Global Sumud Land Convoy, la carovana umanitaria diretta a Gaza, è sotto attacco.
Mentre si attendono ancora notizie certe sui dieci attivisti, fra cui due italiani, fermati domenica dalle autorità della Libia Est, i 250 rimasti ad attenderli nell’Ovest sono stati aggrediti da milizie «legate alle autorità della Libia occidentale» che hanno circondato e pestato i volontari per costringerli a salire sui bus e lasciare l’area. «Adesso ci stanno portando a Misurata, non è chiaro cosa sarà di noi. Alcuni di noi sono feriti».
Nel convoglio bloccato nell’Ovest sono rimasti 7 italiani. «Avevamo perso il contatto con due di loro, ma siamo riusciti a individuarli. Stiamo tutti bene», assicura. Altri due, Domenico Centrone e Dina Alberizia, insieme ad altri otto attivisti di diversi Paesi, sono stati invece fermati domenica dalle autorità della Cirenaica dopo aver oltrepassato il valico di Sirte. «Sono stati accusati di ingresso illegale e trasferiti a Bengasi, dove dovrebbero essere trattenuti in una struttura del ministero dell’Interno», fanno sapere dalla Flotilla. A breve dovrebbero processati e espulsi, ma non è chiaro se siano stati già portati davanti al giudice.
«Mi auguro che si decida di farli ritornare in Italia il prima possibile» ha affermato ieri mattina il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «A quanto sappiamo, neanche il personale consolare italiano di stanza a Bengasi sarebbe riuscito a incontrarli», spiega però Delia. E c’è il rischio che le cose vadano per le lunghe: oggi inizia l’Eid al Adha, una delle festività più sacre dell’Islam, che potrebbe rallentare ulteriormente l’iter.
«Che siano entrati clandestinamente è un’accusa assurda, sono stati invitati a procedere attraverso il valico — protestava poche ore prima dell’assalto al Land Convoy Marco Contadini — siamo una carovana umanitaria, se ci si nega il passaggio il motivo è politico e ha a che fare con i rapporti con Israele». Sebbene l’ultimo contatto confermato risalga all’incontro del novembre 2021 fra Saddam Haftar, figlio e erede del generale, e funzionari israeliani svelato dal Times of Israel e altre testate, secondo diversi report di sicurezza, fra la Cirenaica e Israele ci sarebbero ancora rapporti tattici e di intelligence. Relazioni simili ci sarebbero anche con la Libia di Dbeibeh, il cui governo è finito due anni fa nell’occhio del ciclone per l’incontro segreto a Roma fra la sua ministra degli Esteri dell’epoca, Najla al Mangoush, e l’allora omologo israeliano, Eli Cohen. Le proteste che hanno infiammato il Paese — suggeriscono alcuni — avrebbero convinto le autorità a non ostacolare il passaggio del Convoy. Almeno fino a ieri.