GERUSALEMME – Si infiamma il fronte che non si era mai spento. Netanyahu ha dato l’ordine di intensificare gli attacchi in Libano, dopo che per giorni la milizia sciita ha preso di mira le città israeliane del nord con droni e razzi. «Siamo in guerra con Hezbollah e non abbasseremo la guardia, abbiamo una squadra speciale che se ne sta occupando», afferma il premier dello Stato ebraico. «Ciò ci impone di colpirli frontalmente e aumentare la nostra risposta».
Era prevedibile. Prima di tutto perché, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 16 aprile e il negoziato in corso a Washington, i combattimenti non si erano mai veramente fermati, seppur avevano perso di intensità: Israele ha continuato a bombardare le posizioni di Hezbollah, Hezbollah ha continuato a riorganizzarsi e a sparare contro l’Idf nel sud del Libano, minacciando la Galilea. Inoltre, la fine definitiva delle ostilità in Libano è una delle richieste dell’Iran per siglare l’accordo con gli Stati Uniti, e ci…
GERUSALEMME – Si infiamma il fronte che non si era mai spento. Netanyahu ha dato l’ordine di intensificare gli attacchi in Libano, dopo che per giorni la milizia sciita ha preso di mira le città israeliane del nord con droni e razzi. «Siamo in guerra con Hezbollah e non abbasseremo la guardia, abbiamo una squadra speciale che se ne sta occupando», afferma il premier dello Stato ebraico. «Ciò ci impone di colpirli frontalmente e aumentare la nostra risposta».
Era prevedibile. Prima di tutto perché, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 16 aprile e il negoziato in corso a Washington, i combattimenti non si erano mai veramente fermati, seppur avevano perso di intensità: Israele ha continuato a bombardare le posizioni di Hezbollah, Hezbollah ha continuato a riorganizzarsi e a sparare contro l’Idf nel sud del Libano, minacciando la Galilea. Inoltre, la fine definitiva delle ostilità in Libano è una delle richieste dell’Iran per siglare l’accordo con gli Stati Uniti, e ciò è fonte di preoccupazione per Netanyahu, nonostante abbia avuto rassicurazioni da Trump sulla libertà di azione, in chiave difensiva, contro Hezbollah.
Lo conferma anche il fatto che la Casa Bianca approva la decisione del governo israeliano di allargare l’operazione militare in Libano, nel mezzo di due trattative non ancora concluse. «Negli ultimi otto giorni Hezbollah ha lanciato migliaia di droni e più di 700 razzi su Israele», sostiene un alto funzionario americano che ha parlato con il sito Axios. «I miliziani hanno ignorato ripetute richieste di smettere di sparare, nessuno chiederà a Israele di assistere passivamente agli attacchi sulle forze armate e sulle sue città».
Netanyahu, che ieri sera è stato portato all’ospedale di Hadassah Ein Kerem per quelle che il suo ufficio ha definito «cure dentistiche», è sotto una duplice pressione. Da una parte i sindaci del nord — in particolare quelli di Kiryat Shmona, Metula, Shlomi — lo accusano di non fare abbastanza e temono che la diplomazia americana stia sacrificando la sicurezza delle comunità di frontiera in cambio di un accordo con Teheran per lo Stretto di Hormuz. «Il governo di Israele non è più sovrano su questa terra, siamo stati abbandonati per gli interessi degli Usa», dice Avichai Stern, sindaco di Kiryat Shmona. David Azoulay, primo cittadino di Metula, contesta all’esecutivo di essere «scomparso», di non fornire informazioni. Dietro la protesta c’è anche una crisi sociale profonda. A Kiryat Shmona le iscrizioni agli asili sono crollate: dai mille bambini del 2023 ai seicento previsti per il prossimo anno scolastico.
Dall’altra parte, i ministri estremisti Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich lo pungolano dai banchi del governo. Durante la riunione del gabinetto di sicurezza, riferisce Channel 12, Smotrich ha chiesto a Netanyahu che l’esercito demolisca un edificio a Beirut per ogni drone esplosivo lanciato sulla Galilea. Netanyahu però lo ha deriso, chiedendogli cosa avrebbe dovuto fare nel caso in cui fossero stati lanciati 30 droni: «Abbattiamo 30 edifici?».