Mosca minaccia un’escalation contro la capitale ucraina. Per la prima volta, il ministero degli Esteri ha messo in guardia gli stranieri e il personale diplomatico: «Vi conviene andare via da Kiev». I russi hanno annunciato «l’inizio di una campagna di attacchi contro i centri decisionali, i comandi militari e le industrie della difesa». E hanno formalizzato la volontà di scatenare un’ondata di fuoco sulla metropoli con una telefonata del ministro Sergej Lavrov al collega statunitense Marco Rubio: gli ha consigliato di evacuare l’ambasciata Usa. Non era mai accaduto prima.
La minaccia arriva 36 ore dopo il raid con novanta missili e seicento droni diretti soprattutto contro Kiev. Un’incursione segnata dal lancio di un Oreshnik, l’ordigno a testata multipla concepito per colpire Londra, Berlino, Parigi e Roma: semina trentasei ogive che è impossibile intercettare. Sabato notte si sono abbattute, senza cariche nucleari o esplosive, a 15mila chilometri orari sulla cittadina di Bila …
Mosca minaccia un’escalation contro la capitale ucraina. Per la prima volta, il ministero degli Esteri ha messo in guardia gli stranieri e il personale diplomatico: «Vi conviene andare via da Kiev». I russi hanno annunciato «l’inizio di una campagna di attacchi contro i centri decisionali, i comandi militari e le industrie della difesa». E hanno formalizzato la volontà di scatenare un’ondata di fuoco sulla metropoli con una telefonata del ministro Sergej Lavrov al collega statunitense Marco Rubio: gli ha consigliato di evacuare l’ambasciata Usa. Non era mai accaduto prima.
La minaccia arriva 36 ore dopo il raid con novanta missili e seicento droni diretti soprattutto contro Kiev. Un’incursione segnata dal lancio di un Oreshnik, l’ordigno a testata multipla concepito per colpire Londra, Berlino, Parigi e Roma: semina trentasei ogive che è impossibile intercettare. Sabato notte si sono abbattute, senza cariche nucleari o esplosive, a 15mila chilometri orari sulla cittadina di Bila Tverska. Adesso si teme che un altro Oreshnik possa essere scagliato sul centro della capitale, dove sono concentrati i palazzi governativi e le rappresentanze diplomatiche.
Nel comunicato del Cremlino si cita anche il contributo dell’Alleanza atlantica alle operazioni dei droni ucraini contro la Russia, che stanno mettendo in crisi la credibilità di Putin. Mosca promette infatti «una campagna sistematica contro il complesso militare-industriale nella capitale, compresi i luoghi in cui i droni vengono progettati, fabbricati e programmati. Questi droni sono utilizzati con l’assistenza di specialisti della Nato responsabili della fornitura di componenti, dell’intelligence e dell’individuazione degli obiettivi».
Il riferimento alle bombe volanti ucraine testimonia i problemi che stanno creando alla Russia. Ogni giorno bersagliano impianti petroliferi e industrie militari, arrivando a 1.700 chilometri dal confine. Uno stillicidio di esplosioni che pesa sul consenso per Putin: adesso la guerra è piombata nelle città russe.
Non è l’unico effetto. Gli ucraini usano i droni per tormentare le colonne di trasporti dirette al fronte. Questo tiro continuo sulle retrovie penalizza la capacità dei reparti in prima linea, permettendo ai generali di Kiev di organizzare contrattacchi mirati. L’ultimo prosegue da una settimana nella regione di Zaporizhzhia, occupando le postazioni conquistate dalle forze di Mosca con mesi di lotta. Gli ucraini hanno liberato Stepnohirsk e puntano su Kamyanske nel tentativo di aprire un corridoio lungo il fiume Dnipro.
Il baricentro della pressione del Cremlino è sempre nel Donbass, dove l’avanzata resta lenta e le perdite altissime. La dinamica dei combattimenti non lascia spazio ad offensive risolutive. Siamo davanti a un enorme stallo, che in questo momento logora soprattutto le risorse russe e incrina la reputazione di Putin. Per questo diversi analisti ipotizzano che il Cremlino possa essere tentato da una mossa clamorosa, che potrebbe andare addirittura oltre il bombardamento di Kiev.
Il comandante in capo ucraino Syrsky sostiene che Mosca stia per tornare all’assalto dalla Bielorussia, coinvolgendo l’esercito di Minsk. I satelliti non hanno avvistato raggruppamenti ma alcune unità scelte bielorusse sono state mobilitate. Non a caso, domenica il presidente Macron ha avuto un colloquio telefonico con Lukashenko, invitandolo a «non farsi trascinare nella guerra».