✕

Pipes: “Da Trump solo errori, con l’Iran ora è costretto a trattare”

(agf)

Ascolta l'audio

L’ex consigliere di Bush figlio e presidente del Middle East Forum: “Il presidente ha sbagliato tutto e ora non ha alternative al negoziato. Avere la potenza militare non basta a meno che non sia pronto a mandare i soldati a terra”
2 minuti di lettura

WASHINGTON – «Trump non sa più cosa fare, ammesso che lo abbia mai saputo». Sconsolato Daniel Pipes, ex consigliere di Bush figlio e presidente del Middle East Forum, aggiunge: «Non credo che i bombardamenti di ieri segnino la fine dei negoziati, perché il presidente non ha alternative, a meno che non decida di mandare i soldati a terra in Iran».

Cosa sta accadendo?

«Teheran è in una buona posizione e noi no».

Perché la vede così nera?

«Non abbiamo i mezzi per spingere il regime a fare quello che vogliamo. Trump è frustrato, cambia idea in continuazione: è un segno di debolezza. Temo che finiremo con una nuova versione dell’accordo Jcpoa negoziato da Obama».

La guerra è stata un errore?

«Lo sbaglio fondamentale è stato credere di poter replicare il Venezuela: siamo più forti, abbiamo molti aerei e bombe, quindi possiamo imporre la nostra volontà. Tutti però hanno commesso errori».

Cioè?

«Israele ha sbagliato a credere che l’insurrezione di dicembre e gennaio avrebbe ispirato il popolo…

WASHINGTON – «Trump non sa più cosa fare, ammesso che lo abbia mai saputo». Sconsolato Daniel Pipes, ex consigliere di Bush figlio e presidente del Middle East Forum, aggiunge: «Non credo che i bombardamenti di ieri segnino la fine dei negoziati, perché il presidente non ha alternative, a meno che non decida di mandare i soldati a terra in Iran».

Cosa sta accadendo?

«Teheran è in una buona posizione e noi no».

Perché la vede così nera?

«Non abbiamo i mezzi per spingere il regime a fare quello che vogliamo. Trump è frustrato, cambia idea in continuazione: è un segno di debolezza. Temo che finiremo con una nuova versione dell’accordo Jcpoa negoziato da Obama».

La guerra è stata un errore?

«Lo sbaglio fondamentale è stato credere di poter replicare il Venezuela: siamo più forti, abbiamo molti aerei e bombe, quindi possiamo imporre la nostra volontà. Tutti però hanno commesso errori».

Cioè?

«Israele ha sbagliato a credere che l’insurrezione di dicembre e gennaio avrebbe ispirato il popolo a ribellarsi, mentre invece lo aveva stremato. L’Iran ha sbagliato ad attaccare i vicini, pensando di fare pressione sugli Usa, perché così si è fatto ancora più nemici. L’errore più grave però è stato il nostro».

Perché?

«Teheran può resistere più a lungo di noi, una dittatura teocratica regge più di una democrazia. E poi abbiamo scatenato la guerra senza alcun piano, mentre gli iraniani si preparavano da 47 anni. Non devi mai iniziare un conflitto se non sei disposto a usare le truppe di terra. Per questo la Costituzione richiede il via libera del Congresso, in modo da avere il sostegno popolare. Un presidente non può dichiarare guerra solo perché ne ha voglia, anche se la ritiene giusta, senza spiegazione né pianificazione. È un errore terribile e ora ne vediamo il costo».

Trump aveva annunciato che l’accordo era imminente, poi ha frenato. Cosa è successo?

«Le critiche dei repubblicani lo hanno ferito. Li ha chiamati perdenti, li ha insultati, ma non può ignorarli. Perciò non ha chiuso l’intesa già negoziata».

Gli attacchi di ieri segnano la fine del negoziato?

«Non credo, ma dimostrano che le questioni fondamentali non sono affatto risolte. Gli iraniani continuano a controllare Hormuz e non è una sorpresa. Mostrano la loro serietà: erano pronti per la guerra, mentre noi non lo siamo».

Trump ora bombarderà o riprenderà a negoziare?

«Lavoro in questo campo da molto tempo, ma lui è il primo presidente che non posso prevedere. Non penso però che abbandonerà il negoziato, perché non ha alternative, a meno di mandare i soldati sul terreno in Iran».

Cosa dovrebbe fare?

«Se fosse seriamente intenzionato ad andare avanti, come prima cosa dovrebbe recuperare il rapporto con gli alleati. Israele è coinvolto, ma ormai non è più un partner, perché ha obiettivi diversi. Trump avrebbe bisogno di europei, giapponesi, australiani, gli alleati più importanti, per coordinarsi con loro, invece li insulta e li minaccia».

Leggi i commenti