GERUSALEMME – Tutto il sud del Libano è sotto ordine di evacuazione. Esattamente come nei momenti più duri del confronto militare tra Israele e la milizia sciita che, in teoria, è arrivato a una tregua lo scorso mese, ma in pratica è tornato a essere guerra aperta. «Consigliamo di evacuare verso nord del fiume Zahrani, poiché tutte le aree situate a sud sono considerate zona di combattimento, e l’Idf non intende arrecare danno ai civili», avverte su X il portavoce delle forze armate dello Stato ebraico.
La motivazione portata dal governo di Netanyahu per la ripresa dell’operazione di terra e i bombardamenti su larga scala (ieri Tiro è stata bersagliata pesantemente) è la minaccia costituita dai droni esplosivi a fibra ottica utilizzati da Hezbollah contro i villaggi nel nord di Israele, che l’Idf non riesce a intercettare. Ieri si è avuta notizia di una soldatessa uccisa in un attacco a Shomera, nel settore occidentale.
L’allargamento dell’occupazione militare oltre la Linea Gialla e …
GERUSALEMME – Tutto il sud del Libano è sotto ordine di evacuazione. Esattamente come nei momenti più duri del confronto militare tra Israele e la milizia sciita che, in teoria, è arrivato a una tregua lo scorso mese, ma in pratica è tornato a essere guerra aperta. «Consigliamo di evacuare verso nord del fiume Zahrani, poiché tutte le aree situate a sud sono considerate zona di combattimento, e l’Idf non intende arrecare danno ai civili», avverte su X il portavoce delle forze armate dello Stato ebraico.
La motivazione portata dal governo di Netanyahu per la ripresa dell’operazione di terra e i bombardamenti su larga scala (ieri Tiro è stata bersagliata pesantemente) è la minaccia costituita dai droni esplosivi a fibra ottica utilizzati da Hezbollah contro i villaggi nel nord di Israele, che l’Idf non riesce a intercettare. Ieri si è avuta notizia di una soldatessa uccisa in un attacco a Shomera, nel settore occidentale.
L’allargamento dell’occupazione militare oltre la Linea Gialla e il fiume Litani, a negoziato con l’Iran ancora aperto, è stato approvato da Trump. Il tycoon, però, ha posto il veto sul bombardare Beirut, come invece i comandi israeliani vorrebbero fare per fiaccare Hezbollah. «Metterebbe a rischio la trattativa», è il messaggio della Casa Bianca. In Libano, sinora, si contano 3.269 morti e 9.840 feriti.
Sul fronte dell’altra tregua fragile, quella con Hamas a Gaza, l’Idf ha confermato l’uccisione di Mohammed Odeh, nominato comandante delle Brigate Qassam appena una settimana fa. A tenere banco, anche qui, è lo stallo del piano di Trump. Il Financial Times sostiene che il Board of Peace, l’organismo istituito quattro mesi fa per supervisionare la fase 2 dell’accordo, non ha soldi: il fondo ufficiale del Board, creato dalla Banca Mondiale, non ha ricevuto niente dai donatori, che avevano promesso di versare 17 miliardi.
«Nemmeno un dollaro», ha specificato una fonte al quotidiano della City di Londra. «L’organizzazione è bloccata in un limbo giuridico e politico che ha frenato i progetti di ricostruzione di Gaza». Anziché avvalersi del fondo gestito dalla Banca Mondiale e approvato dall’Onu, il Board ha raccolto donazioni tramite il proprio conto presso JPMorgan. «Il che solleva una questione di trasparenza», scrive il Financial Times: mentre la Banca Mondiale è tenuta a riferire sulla situazione finanziaria del fondo per Gaza ai donatori e ai membri del Consiglio, non esisterebbero «requisiti di trasparenza indipendenti» per il conto presso JPMorgan.
«Questo articolo cerca disperatamente di seminare dubbi sull’impegno degli Stati Uniti e dei partner», ribatte l’organismo voluto dal presidente americano. «Si cita solo uno dei tanti meccanismi di finanziamento che, fino a oggi, non è stato utilizzato dalla comunità dei donatori». Guardando al bilancio, circa 3 milioni di dollari sono stati messi dal Marocco e 20 milioni dagli Emirati Arabi Uniti per contribuire a sostenere le spese dell’ufficio di Nickolay Mladenov, il direttore generale e alto rappresentante per la Gaza del dopoguerra, pagare gli stipendi del comitato tecnocratico palestinese, formato per governare la Striscia.