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Spagna, Guardia Civil nella sede del Psoe. Sánchez: “Se ci sono irregolarità agiremo con severità”

(ansa)
L’operazione per presunti illeciti “per destabilizzare procedimenti giudiziari” dopo l’avvio dell’indagine sulla moglie del premier. Il premier spagnolo, dopo l’udienza dal Papa, ribadisce la posizione su Zapatero, l’indagine sul quale è stata realizzata con l’assistenza del Dipartimento per la Sicurezza Interna Usa: “Ha tutto il mio appoggio”. E sul voto anticipato commenta: “Lo escludo, non posso indire elezioni per interessi di parte”
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Mentre Pedro Sánchez arrivava in Vaticano per l’udienza con papa Leone XIV, gli agenti della Guardia Civil, entravano negli uffici di via Ferraz a Madrid, la sede del Psoe del presidente del Governo, per un’operazione su «un presunto complotto volto a destabilizzare procedimenti giudiziari che riguardavano il Partito socialista o il governo», è emerso dagli atti del giudice dell’Audiencia Nacional Santiago Pedraz, vicino alla sinistra.

Il complotto in questione sarebbe una vera e propria rete di disinformazione ordita dall’ex faccendiera e militante del Psoe Leire Díez, nota come “la fontanera” e già arrestata in un’inchiesta per presunte tangenti, e altri indagati che sarebbero stati pagati dal partito per ostacolare i procedimenti giudiziari, in particolare dopo che Sánchez nel 2024 aveva annunciato che si sarebbe preso alcuni giorni di riflessione dopo la notifica dell’accusa a carico della moglie, Begoña Gómez, per presunto traffico di influenze. Per il giudice i versamenti, tra i…

Mentre Pedro Sánchez arrivava in Vaticano per l’udienza con papa Leone XIV, gli agenti della Guardia Civil, entravano negli uffici di via Ferraz a Madrid, la sede del Psoe del presidente del Governo, per un’operazione su «un presunto complotto volto a destabilizzare procedimenti giudiziari che riguardavano il Partito socialista o il governo», è emerso dagli atti del giudice dell’Audiencia Nacional Santiago Pedraz, vicino alla sinistra.

Il complotto in questione sarebbe una vera e propria rete di disinformazione ordita dall’ex faccendiera e militante del Psoe Leire Díez, nota come “la fontanera” e già arrestata in un’inchiesta per presunte tangenti, e altri indagati che sarebbero stati pagati dal partito per ostacolare i procedimenti giudiziari, in particolare dopo che Sánchez nel 2024 aveva annunciato che si sarebbe preso alcuni giorni di riflessione dopo la notifica dell’accusa a carico della moglie, Begoña Gómez, per presunto traffico di influenze. Per il giudice i versamenti, tra i quali almeno 4 tranche da 4mila euro per Díez, sarebbero stati effettuati sotto la guida dell’ex segretario all’Organizzazione e numero due del Psoe Santos Cerdán, attualmente a processo per irregolarità negli appalti pubblici.

I reati contestati ai nove indagati — tra i quali, oltre a Cerdán e Díez anche anche l’ex vicepresidente andaluso Gaspar Zarris e l’imprenditore Javier Perez Dolset — sono associazione a delinquere, corruzione, traffico di influenze, rivelazione di segreti, falsa testimonianza, falso documentale e reati contro le istituzioni dello Stato.

«Si tratta di una richiesta di informazioni e non di una perquisizione, non sottovaluto la gravità delle indagini in corso e in caso di irregolarità il partito agirà con la stessa determinazione di sempre», ha precisato ieri Sánchez durante la conferenza all’Ambasciata spagnola presso la Santa Sede che ha seguito l’udienza in Vaticano. Il premier si è scusato per essere arrivato in ritardo ma ha rivelato di aver appreso dell’operazione della polizia proprio mentre lasciava San Pietro: non è la prima volta che viene raggiunto da notifiche giudiziarie durante le missioni internazionali. Dopo aver riferito dell’incontro con il Pontefice, con il quale ha condiviso i temi della pace e del multilateralismo, della lotta alla povertà, dell’etica dell’intelligenza artificiale e della questione migranti, il presidente del Governo ha risposto alle domande sugli ultimi casi giudiziari che hanno coinvolto il Psoe nella prima conferenza stampa dopo l’indagine su Zapatero, che è stata realizzata con l’assistenza del Dipartimento per la Sicurezza Interna Usa, come ha confermato a Reuters il portavoce dell’agenzia americana.

Arroccandosi in un castello che ormai sembra tenersi a fatica, Sánchez ha ribadito la difesa della presunzione d’innocenza dell’ex premier e la disponibilità a collaborare con la giustizia. «Ho letto la risoluzione giudiziaria che lo riguarda e non ci sono motivi per cambiare questa posizione». E sull’altro tema che agita la Spagna, ovvero l’ipotesi di elezioni anticipate sostenuta non solo dalle opposizioni del Partito Popolare e Vox ma anche da voci storiche e meno del partito socialista oltre che da alcuni alleati di governo, Sánchez ha riaffermato la sua posizione escludendo di andare al voto prima del 2027. «Non sto dicendo che la stabilità che abbiamo raggiunto in questi ultimi otto anni con me alla guida del governo, in circostanze molto difficili, con crisi di straordinaria complessità, sia fine a sé stessa, ma è chiaramente uno strumento importante per ottenere i risultati economici che stiamo registrando». E poi ha aggiunto: «Non posso indire elezioni per interessi di parte».

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