NEW YORK – Dicono di essere vicini all’accordo, ma poi litigano sulla bozza dell’intesa preliminare, quella su cui si dovranno basare la fine della guerra e l’inizio del negoziato sul nucleare. Magari la soluzione è davvero dietro l’angolo, ma guardando ai dettagli ancora irrisolti fra Usa e Iran, anche la ripresa dei combattimenti resta una minaccia reale.
Ieri la televisione di Stato iraniana Irib ha diffuso una presunta bozza del memorandum d’intesa, secondo cui gli Usa dovrebbero ritirarsi in «un’area circostante» al Paese e revocare il blocco navale. In cambio Teheran si impegnerebbe a riaprire Hormuz, ma il transito attraverso lo Stretto sarebbe gestito in accordo tra Iran e Oman. L’intesa andrebbe poi sancita da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu da approvare entro 60 giorni. Nessun accenno al programma nucleare, che andrebbe negoziato dopo.
La Casa Bianca ha smentito a stretto giro di posta: «Queste informazioni non sono vere e la bozza di memorandum d’intesa …
NEW YORK – Dicono di essere vicini all’accordo, ma poi litigano sulla bozza dell’intesa preliminare, quella su cui si dovranno basare la fine della guerra e l’inizio del negoziato sul nucleare. Magari la soluzione è davvero dietro l’angolo, ma guardando ai dettagli ancora irrisolti fra Usa e Iran, anche la ripresa dei combattimenti resta una minaccia reale.
Ieri la televisione di Stato iraniana Irib ha diffuso una presunta bozza del memorandum d’intesa, secondo cui gli Usa dovrebbero ritirarsi in «un’area circostante» al Paese e revocare il blocco navale. In cambio Teheran si impegnerebbe a riaprire Hormuz, ma il transito attraverso lo Stretto sarebbe gestito in accordo tra Iran e Oman. L’intesa andrebbe poi sancita da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu da approvare entro 60 giorni. Nessun accenno al programma nucleare, che andrebbe negoziato dopo.
La Casa Bianca ha smentito a stretto giro di posta: «Queste informazioni non sono vere e la bozza di memorandum d’intesa divulgata è una totale invenzione». Poco dopo Trump ha riunito il suo gabinetto, scendendo più nei dettagli: «Non c’è ancora un accordo», ha detto il presidente, anche se secondo il segretario di Stato Marco Rubio «c’è stato qualche passo avanti. La diplomazia è sempre l’opzione preferita, ma se non funziona ce ne sono altre». Quindi il presidente ha proseguito: «Penso che stiamo andando molto bene. Stanno negoziando con l’acqua alla gola e iniziano a darci le cose che devono darci. Se lo fanno, è fantastico. Se non lo faranno, allora l’uomo alla mia sinistra (il capo del Pentagono Hegseth, ndr) li finirà».
Trump ha anche escluso che Iran e Oman gestiranno Hormuz: «Sono acque internazionali, nessuno le controllerà. L’Oman lo capisce, e se non lo facesse dovremmo spazzarlo via come tutti gli altri». Discorso simile per uno scambio immediato sulle questioni economiche: «Non stiamo parlando di alcun allentamento delle sanzioni, non ci sarà la revoca neppure in cambio della consegna dell’uranio arricchito. Le manterremo, abbiamo il controllo dei soldi che ritengono essere loro. Quando si comporteranno in modo adeguato e faranno ciò che è giusto, permetteremo loro di averli. Ma al momento non lo stiamo facendo».
Quanto ai 400 chilogrammi di uranio arricchito, non andranno in Russia né in Cina: «Non è quanto desideriamo». Invece l’accordo, secondo il capo della Casa Bianca, dovrebbe ridisegnare gli equilibri regionali: «Vorremmo che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e gli altri aderissero immediatamente agli Accordi di Abramo. Steve Witkoff ci sta lavorando con Jared Kushner e alcuni altri. Sarebbe storico se lo facessero, e penso che ce lo debbano, ad essere onesti. Credo che sarebbe davvero un segnale straordinario. Non sono sicuro che dovremmo concludere l’accordo, se non firmano», anche se poi ha negato che la normalizzazione dei rapporti con Israele da parte delle monarchie del Golfo sia la condizione per farlo.
Trump, seguendo la sua massima di non mostrarsi mai disperato per ottenere un accordo, ha ripetuto di non avere fretta: «Non mi interessano le elezioni di midterm, lo faccio perché l’Iran non può avere l’arma atomica. Del resto guardate come sono andate ieri le cose». Il riferimento era alle primarie repubblicane in Texas per un seggio al Senato, nelle quali il suo candidato preferito, Ken Paxton, ha sconfitto il senatore uscente John Cornyn. La pressione dell’elettorato in realtà è forte, con l’aumento della benzina e quindi l’inflazione, e il calo nei sondaggi, però ammetterlo sarebbe un imperdonabile segno di debolezza.
Sul versante iraniano, ieri c’è stato un nuovo colloquio telefonico tra il presidente della Repubblica islamica, Masoud Pezeshkian, e il premier pachistano Shehbaz Sharif. Pezeshkian ha espresso «apprezzamento per gli sforzi sinceri del Pakistan per la pace nella regione» e ha riconosciuto «il ruolo importante del feldmaresciallo Asim Munir, così come il sostegno di altri Paesi come Arabia Saudita, Qatar e Turchia». Sharif, dal canto suo, ha scritto di sperare che «il lavoro in atto per la pace possa portare presto a un accordo duraturo, spianando la strada a stabilità, prosperità e cooperazione nella regione».