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L’autogol del supermissile Oreshnik, caduto sulla testa dei soldati russi

(afp)

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Concepito per portare trentasei testate nucleari, è stato un flop con le ogive senza esplosivo. E si scopre che nell'ultimo attacco il Cremlino ne ha lanciati due ma uno si è schiantato sul Donetsk occupato. Ora Mosca è lavoro per correggerlo: il suo impatto psicologico sugli ucraini è comunque terrificante
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Tanto spaventoso quanto inefficace. O addirittura autolesionista, perché piovuto sulla testa dei propri soldati. I dubbi sul super-missile russo Oreshnik crescono. Sono basati soprattutto su fonti di Kiev e quindi vanno valutati con scrupolo. Ma pongono diversi interrogativi, a cui non è semplice dare risposta. L’Oreshnik è una potente arma balistica “intermedia” – colpisce a distanze inferiori a cinquemila chilometri -, progettata per disintegrare le capitali europee con una raffica di testate nucleari “tattiche”, ben trentasei: ciascuna incenerisce un’area di tre chilometri di raggio. Sono velocissime e toccano i 15 mila chilometri orari: Vladimir Putin le ha paragonate a “meteoriti” che penetrano “tre livelli di sotterranei”. Nei lanci registrati finora contro l’Ucraina non sono state usate ogive atomiche, né cariche esplosive: l’Oreshnik ha scagliato trentasei dardi di acciaio, pesanti ciascuno un quintale. Ma c’è un dato di fatto: in Europa non esiste niente che possa fermarle. I…

Tanto spaventoso quanto inefficace. O addirittura autolesionista, perché piovuto sulla testa dei propri soldati. I dubbi sul super-missile russo Oreshnik crescono. Sono basati soprattutto su fonti di Kiev e quindi vanno valutati con scrupolo. Ma pongono diversi interrogativi, a cui non è semplice dare risposta. L’Oreshnik è una potente arma balistica “intermedia” – colpisce a distanze inferiori a cinquemila chilometri -, progettata per disintegrare le capitali europee con una raffica di testate nucleari “tattiche”, ben trentasei: ciascuna incenerisce un’area di tre chilometri di raggio. Sono velocissime e toccano i 15 mila chilometri orari: Vladimir Putin le ha paragonate a “meteoriti” che penetrano “tre livelli di sotterranei”. Nei lanci registrati finora contro l’Ucraina non sono state usate ogive atomiche, né cariche esplosive: l’Oreshnik ha scagliato trentasei dardi di acciaio, pesanti ciascuno un quintale. Ma c’è un dato di fatto: in Europa non esiste niente che possa fermarle. Il primo giallo riguardo il numero di ordigni tirati nella notte tra sabato e domenica.

Un missile finito su un’area occupata dal Cremlino

Dall’analisi delle riprese video diversi analisti hanno tratto la conclusione che non si è trattato di un’arma, ma di due. La prima si è abbattuta sulla periferia di Bila Tserkva, a ottanta chilometri dalla capitale. La seconda è stata filmata mentre precipitava verso il Donetsk. Non sul territorio ucraino, ma su quello annesso dalla Russia.L’Institute for the Study of War ritiene che sia finito nei pressi di Avdiivka, espugnata dall’esercito di Mosca due anni fa dopo una battaglia feroce. Uno sbaglio sensazionale, che avrebbe trasformato la rappresaglia ordinata dal Cremlino contro la strage di studentesse – uccise da un attacco di droni ucraini in un dormitorio del Lugansk occupato – in un drammatico autogol. Questa ricostruzione adesso ha avuto un sigillo di ufficialità nella lettera che martedì il presidente Zelensky ha inviato a Donald Trump per sollecitare l’invio dei Patriot, gli unici in grado di intercettare i missili balistici più piccoli. Nel descrivere il raid di sabato ha precisato che gli Oreshinik sono stati due: “il secondo, a quanto è stato riportato, è precipitato nel territorio temporaneamente occupato del Donetsk”.

L’errore della traiettoria

E’ significativo che questa affermazione sia stata fatta nella missiva alla Casa Bianca: i satelliti americani sono gli unici ad avere documentato la traiettoria degli ordigni e quindi a disporre delle informazioni sul punto di impatto. Dal punto di vista logico, alla luce della scarsa simpatia per Zelensky dell’amministrazione Trump, pare difficile che sia stato comunicato agli Usa un dato falso. E bisogna pensare che nella parabola balistica – che esce dall’atmosfera e poi vi rientra – un ritardo di poche frazioni di secondo nel distacco degli stadi provoca lo spostamento di decine o centinaia di chilometri. Insomma, l’errore sembra altamente credibile.C’è un altro aspetto. Nei due precedenti attacchi, i danni dell’Oreshnik non erano mai stati esaminati perché avevano coinvolto zone militari: il primo era caduto su un distretto di industrie belliche nei dintorni di Dnipro; il secondo su una concentrazione di serbatoi di carburante nel distretto di Leopoli, a circa quaranta chilometri della frontiera polacca. Invece gli effetti dell’assalto di sabato notte contro Bila Tserkva sono stati filmati e fotografati. L’impatto delle ogive ha scavato nel terreno crateri larghi circa tre metri e profondi meno di uno: molto meno dell’esplosione di una bomba d’aereo. Un altro dei grappoli di sei testate ha devastato alcuni magazzini commerciali: “C’è stato un suono simile a un tuono, un tuono molto prolungato – ha dichiarato Nadiia, proprietaria di uno dei magazzini, al Kyiv Independent -. E poi si sono sentite sei esplosioni simultanee”.

Il flop di un’arma concepita come distruzione nucleare

Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire. Alcuni analisti sostengono che i tecnici russi stiano mettendo a punto cariche esplosive per l’Oreshnik in modo da superare questa scarsa efficacia. Non è un progetto semplice: l’altissima velocità impone di sincronizzare gli inneschi con una perfezione assoluta per farle scoppiare a due-tre metri dal suolo. Insomma, convertire un’arma concepita per la distruzione nucleare a grandissime distanze in uno strumento per bombardamenti convenzionali non è facile e infatti non è mai stato fatto prima. L’Oreshnik, inoltre, è molto costoso: si stima abbia un prezzo compreso tra trenta e cinquanta milioni di euro per esemplare. Dieci volte più dei missili balistici Iskander-M che anche nel raid dello scorso weekend si sono dimostrati micidiali. Resta da comprendere perché il Cremlino punti tanto sull’Oreshnik: è stato schierato pure in Bielorussia, sempre nella versione senza atomiche né esplosivo.

Un impatto psicologico terrificante

Di sicuro, l’impatto psicologico è terrificante. Il distacco delle navette avviene all’esterno dell’atmosfera proiettando lingue di fuoco che spaccano il cielo: sembra una scena del libro dell’Apocalisse. Ed è visibile a centinaia di chilometri di distanza. Agli ucraini questo spettacolo mostruoso non fa particolarmente paura: da quattro anni e mezzo subiscono un orrore quotidiano. Il messaggio dell’Oreshnik è rivolto contro l’Europa, che oggi rappresenta l’unico ostacolo alle pretese di Mosca: il sostegno della Ue sta permettendo la resistenza di Kiev nonostante il disimpegno americano. E Putin ha bisogno di raggiungere in fretta i suoi obiettivi, perché i droni ucraini stanno portando la guerra nelle città russe mentre il suo esercito è sempre più in affanno. Ora tutti temono che nelle prossime ore alzerà ancora il livello dello scontro, concretizzando la minaccia annunciata di scatenare un’escalation contro la capitale.

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