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Colombia domani al voto, tra violenze e rischi di attentati l’estrema destra sfida la sinistra

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Il Paese sudamericano elegge il nuovo presidente nell’era post-Petro. Iván Cepeda davanti ad Abelardo de la Espriella. Ballottaggio il 21 giugno
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Prigioniera dei demoni della violenza da cui non riesce a liberarsi, la Colombia domenica va alle urne per eleggere il suo nuovo presidente. La vigilia è uno spettro del passato con raffiche di agguati, attentati e uccisioni. Nessuno ne fa mistero. Persino i tre candidati con maggiori possibilità di passare al ballottaggio fissato per il 21 giugno denunciano continue minacce e tentativi di assassinarli. L’emergenza li costringe a girare sempre con una nutrita scorta e a tenere i comizi in un’atmosfera surreale.

(afp)

I principali candidati

Iván Cepeda, erede dell’attuale presidente Gustavo Petro, candidato per la sinistra del Patto Storico assieme alla senatrice e leader indigena Aida Quilcué, sale sul palco con le guardie del corpo che gli fanno quadrato attorno sollevando, come una testuggine, degli scudi di kevlar resistenti alle pallottole; il suo rivale, l’uomo dell’estrema destra, il leader di …

Prigioniera dei demoni della violenza da cui non riesce a liberarsi, la Colombia domenica va alle urne per eleggere il suo nuovo presidente. La vigilia è uno spettro del passato con raffiche di agguati, attentati e uccisioni. Nessuno ne fa mistero. Persino i tre candidati con maggiori possibilità di passare al ballottaggio fissato per il 21 giugno denunciano continue minacce e tentativi di assassinarli. L’emergenza li costringe a girare sempre con una nutrita scorta e a tenere i comizi in un’atmosfera surreale.

(afp)

I principali candidati

Iván Cepeda, erede dell’attuale presidente Gustavo Petro, candidato per la sinistra del Patto Storico assieme alla senatrice e leader indigena Aida Quilcué, sale sul palco con le guardie del corpo che gli fanno quadrato attorno sollevando, come una testuggine, degli scudi di kevlar resistenti alle pallottole; il suo rivale, l’uomo dell’estrema destra, il leader di Salvezza Nazionale Abelardo de la Espriella assieme all’economista e noto docente universitario José Manuel Restrepo, si protegge con una teca di vetro che lo avvolge come un sarcofago. Così la terza in lizza Paloma Valencia, candidata della destra più tradizionale, costretta a parlare davanti alla gente sempre protetta da una lastra di vetro. Non è un’esagerazione. Il clima in tutto il Paese è di estrema tensione.

Abelardo de la Espriella 

100mila in fuga dalle violenze

Il vuoto lasciato dal disarmo delle vecchie Farc che hanno aderito, sciogliendosi, all’accordo di pace del 2016, è stato colmato da una rete di gruppi e gruppuscoli che più che alla politica pensano agli affari. Dipartimenti come Catatumbo, Arauca lungo la frontiera con il Venezuela, Cauca sulla costa del Pacifico e ancora Nariño e Putumayo al confine con l’Ecuador o la giungla del Guaviare sono preda delle bande che gestiscono il traffico di coca, di armi, oro, di persone e perfino di organi. Il controllo del territorio diventa essenziale alla sopravvivenza del singolo gruppo e gli scontri armati si susseguono praticamente ogni giorno. Vere mafie. Ma le conseguenze le paga la popolazione. Basti pensare che nel Catatumbo la violenza è così intensa e diffusa da costringere ben 100mila persone a fuggire lasciando case, piantagioni, animali, gli affetti di una vita. Le cronache raccontano come le donne siano costrette a partorire in casa non per la mancanza di ospedali ma per timore di uscire e finire nel fuoco incrociato tra i gruppi di guerriglieri.

La scia di sangue delle presidenziali

Fare campagna elettorale e candidarsi alla presidenza è diventato così una sfida alla morte. Tutti in Colombia ricordano l’uccisione del candidato dell’opposizione Miguel Uribe Turbay, freddato l’agosto del 2025, nelle prime fasi della corsa elettorale, con un colpo alla testa in pieno giorno da un sicario adolescente durante un comizio a Bogotà. E per tutti si riaffaccia quell’incubo che accompagna, nel profondo, ogni colombiano sin dal 9 aprile del 1948 quando il candidato liberale alla presidenza Jorge Eliécer Gaitán vene ucciso per strada e l’intero Paese sprofondò in una guerra civile che la storia ricorda come il Bogotazo. Da quel momento nulla fu come prima. Sulla sfondo restano l’odio tra liberali e conservatori, le spinte autoritarie, le tendenze a risolvere con le pallottole i contrasti e le divisioni ideologiche.

Colombia, cosa dicono i sondaggi

Gli oltre 100 nomi che circolavano fino a qualche mese fa come potenziali candidati alla Casa del Nariño si sono ridotti a 14 e quindi a 12, con la rinuncia di altri due. La sinistra del Patto Storico è favorita anche dai sondaggi. Alle ultime elezioni ha ottenuto 4,4 milioni di voto che gli hanno garantito 25 seggi al Senato e 39 alla Camera. Lo tallona Abelardo de la Espriella, il rappresentante dell’estrema destra, un outsider che punta tutto su ordine e sicurezza. Ha come vice un economista di fama e questo serve a offrire garanzie ai grandi proprietari terrieri, ai cafeteros delle piantagioni, al mondo imprenditoriale. La destra moderata, quella “uribista”, è divisa in due: da un lato Paloma Valencia sostenuta dal Centro Democratico e dal Nuovo Liberalismo; dall’altro Miguel Uribe Londoño, padre del senatore Miguel Uribe Turbay, fedele alla famiglia di Uribe e assassinato a suo tempo. Gli altri 9 viaggiano con percentuali tra l’1 e il 2 per cento di consensi.

Come sta l’economia

Chiunque vincerà, in attesa di salire al Palazzo presidenziale il 7 agosto dovrà fare i conti con 27 mila miliziani di gruppi armati attivi in almeno 14 aree di conflitto. Molti dei combattenti sono ragazzini, minorenni arruolati a forza, quindi più imprevedibili e pericolosi. Tutti i rilevatori sostengono che ci sono almeno 339 comuni, su 1.100 dove si vota, a rischio violenza; 126 di questi sono a rischio estremo. L’economia desta preoccupazione. C’è un deficit che sfiora il 7 per cento del pil e un debito netto che arriva al 58 per cento. La Colombia spende più di quanto incassa: chi governerà dovrà mettere mano alle entrate con decreti che non saranno certo popolari.

Ma ha dalla sua una crescita del 3 per cento, con un 23 per cento in meno di povertà, la disoccupazione che ha raggiunto il livello più basso dal 2001 e il salario minimo aumentato del 23 per cento a gennaio. Il problema è quello comune a molti stati del mondo: distribuire meglio la ricchezza. Un colombiano che appartiene a quel 10 per cento dei poveri e poverissimi deve attendere dieci generazioni prima di raggiungere un reddito medio.

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