Nell’incertezza che incornicia l’ipotesi di accordo Usa-Iran, un punto fermo c’è: un ammanco del 20% del flusso globale di petrolio non si reintegra aprendo un rubinetto. Il ripristino dei transiti a Hormuz sarà graduale (si parla di 30 giorni per sminare le acque). E quand’anche si arrivasse alla “riapertura” dovremmo mettere in conto «almeno un mese per un ritorno alla normalità sul greggio», ragiona Gregorio De Felice, capoeconomista di Intesa Sanpaolo. «Per i prodotti raffinati, chimici e fertilizzanti, anche 3-6 mesi». Non a caso, ancora ieri Fmi, Aie, Banca Mondiale e Wto rilanciavano l’allarme: la sicurezza energetica è a rischio, in vista del picco estivo, senza una riapertura dello Stretto.
I mercati sembrano avere giocato d’anticipo. Il Brent, riferimento del barile europeo, a maggio ha perso il 20% e in generale non ha toccato i picchi visti in altre crisi. A differenza dei future “finanziari”, però, sul mercato “fisico” dei prodotti raffinati c’è stato gran nervosismo…
Nell’incertezza che incornicia l’ipotesi di accordo Usa-Iran, un punto fermo c’è: un ammanco del 20% del flusso globale di petrolio non si reintegra aprendo un rubinetto. Il ripristino dei transiti a Hormuz sarà graduale (si parla di 30 giorni per sminare le acque). E quand’anche si arrivasse alla “riapertura” dovremmo mettere in conto «almeno un mese per un ritorno alla normalità sul greggio», ragiona Gregorio De Felice, capoeconomista di Intesa Sanpaolo. «Per i prodotti raffinati, chimici e fertilizzanti, anche 3-6 mesi». Non a caso, ancora ieri Fmi, Aie, Banca Mondiale e Wto rilanciavano l’allarme: la sicurezza energetica è a rischio, in vista del picco estivo, senza una riapertura dello Stretto.
I mercati sembrano avere giocato d’anticipo. Il Brent, riferimento del barile europeo, a maggio ha perso il 20% e in generale non ha toccato i picchi visti in altre crisi. A differenza dei future “finanziari”, però, sul mercato “fisico” dei prodotti raffinati c’è stato gran nervosismo, a cominciare dal famoso jet fuel. La cura tranquillante sarà lenta. Citi, la banca Usa, scrive che più che nuovi flussi, inizialmente si muoveranno le navi bloccate. Bloomberg calcola che siano ancora intrappolati i tre quarti dei 109 maxi-serbatoi galleggianti (da 700mila barili e oltre) che si trovavano dentro lo Stretto il 28 febbraio. E poi ci sono i tanker fuori, che devono entrare e rifornire: il rischio ingorgo è elevato e per una ripresa della produzione iraniana è irrealistico pensare a prima di luglio. C’è poi la ferita alle infrastrutture. Già ad aprile, i sauditi dicevano di avere perso il 5% di capacità. «Il polo nevralgico di Ras Laffan – dice De Felice – è un’incognita. Oggi il Qatar esporta il 17% di gas naturale in meno di quel che potrebbe: la normalizzazione sarà lunga». C’è chi parla di 2-5 anni.
Al netto del “pedaggio” che l’Iran vorrebbe imporre, bisogna poi considerare che «ci saranno meno navi disposte a transitare, con costi assicurativi che resteranno più alti», aggiunge Lorenzo Forni, direttore di Fondazione Prometeia. «Per l’agricoltura – colpita dalla crisi dei fertilizzanti – bisogna capire quanto delle semine sia già stato compromesso. Così come per la stagione turistica, già danneggiata almeno sulla direttrice tra Asia e Golfo».
Certo l’intesa farebbe rimettere nel cassetto gli scenari peggiori agli economisti. La Commissione Ue stimava, in caso di conflitto fino al 2027, un Pil inchiodato al +0,7% quest’anno e il prossimo (dall’1,1 e 1,4 di base). Oxford Economics temeva di dover tagliare dal 2,5 all’1,5% la crescita globale, con chiusura di Hormuz fino all’autunno. L’inflazione Ue, ricordava ieri il governatore Panetta, negli scenari neri poteva volare fino al 6%. Numeri marcati stretti dalla Bce: da Francoforte, i mercati si aspettano due rialzi dei tassi quest’anno. Con una pace siglata, potrebbe arrivarne uno l’11 giugno, per poi attendere e capire quanto in fretta l’inflazione tornerà nei ranghi.
A ben vedere, l’ennesima crisi emana una seconda certezza: la lezione all’Europa. La sintetizza De Felice: «Per l’indipendenza su energia, difesa e tecnologia, è l’ora dei fatti».