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“In Libano è strage di bambini”. L’Unicef accusa i raid israeliani dell’Idf

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Solo nell’ultima settimana 77 minori uccisi o feriti. L’Sos dell’Unesco per i siti colpiti. “Il castello di Beaufort rischia la distruzione”
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TEL AVIV – Mentre i razzi di Hezbollah continuano a cadere sul nord di Israele, dove le sirene suonano incessanti, il sud del Libano brucia: i monumenti storici trasformati in bersagli e i residenti costretti ad evacuare da sette nuovi villaggi aggiunti ieri all’implacabile lista dell’Idf. E come sempre, a morire sono soprattutto i più piccoli. Lo denuncia l’Unicef via social: nonostante il cessate il fuoco in vigore da oltre un mese, «soltanto questa settimana sono stati uccisi o feriti in Libano 77 bambini: vuol dire 11 al giorno. Eppure, non dovrebbero essere loro a pagare il prezzo delle guerre. Andrebbero protetti in ogni momento. Le ostilità devono finire». Ma d’altronde a essere altissimo è il numero complessivo delle vittime libanesi dall’inizio del conflitto, lo scorso due marzo: ben 3355 (i feriti sono invece 10.095).

Il bollettino dell’esercito israeliano si limita però a pragmatiche comunicazioni: «Abbiamo distrutto un lanciarazzi usato da Hezbollah per colpire la città is…

TEL AVIV – Mentre i razzi di Hezbollah continuano a cadere sul nord di Israele, dove le sirene suonano incessanti, il sud del Libano brucia: i monumenti storici trasformati in bersagli e i residenti costretti ad evacuare da sette nuovi villaggi aggiunti ieri all’implacabile lista dell’Idf. E come sempre, a morire sono soprattutto i più piccoli. Lo denuncia l’Unicef via social: nonostante il cessate il fuoco in vigore da oltre un mese, «soltanto questa settimana sono stati uccisi o feriti in Libano 77 bambini: vuol dire 11 al giorno. Eppure, non dovrebbero essere loro a pagare il prezzo delle guerre. Andrebbero protetti in ogni momento. Le ostilità devono finire». Ma d’altronde a essere altissimo è il numero complessivo delle vittime libanesi dall’inizio del conflitto, lo scorso due marzo: ben 3355 (i feriti sono invece 10.095).

Il bollettino dell’esercito israeliano si limita però a pragmatiche comunicazioni: «Abbiamo distrutto un lanciarazzi usato da Hezbollah per colpire la città israeliana di Kiryat Shmona, dove ha provocato danni ma nessun ferito». Nello specifico, a essere stato colpito con 15 successivi bombardamenti è il villaggio di Kfar Tebnit, nella regione di Nabatieh, mentre le truppe, che hanno ormai superato il fiume Litani, continuano ad avanzare. Una corsa contro il tempo: se Stati Uniti e Iran dovessero firmare l’accordo, gli americani potrebbero imporre lo stop anche al conflitto contro i miliziani alleati di Teheran.

Anche l’Unesco lancia il suo allarme: gli attacchi hanno danneggiato la Cittadella medievale di Shama. E pure il castello di Beaufort, la fortezza crociata risalente al 1139 affacciata sul Litani. Siti protetti fin dal 1954. Purtroppo, la roccaforte, che fu occupata pure da Saladino, è considerata una postazione militare essenziale. Lo fu negli anni 70 per l’Olp che proprio da qui bersagliava Israele. Poi, per l’esercito israeliano durante l’occupazione del Libano meridionale: e ne ritirò solo nel 2000 in quello che Hezbollah ancora celebra come momento fondante della sua “resistenza”.

E l’Unesco teme anche per le sorti di un altro gioiello locale: quel che resta dell’antica Tiro, la città fenicia dove in tempi remoti si lavorava la preziosissima porpora, quella che fu assediata da Alessandro Magno quando già era assira, e poi diventò colonia romana: «Un sito che gode del massimo livello di protezione legale contro attacchi e uso militare», si sgolano, invano quei funzionari dell’agenzia Onu.

E pensare che solo venerdì a Washington si sono tenuti i primi colloqui fra Israele e Libano: anche questi, parte degli sforzi di pace mediati dagli americani fra i due Paesi. Il numero due del Pentagono, Elbridge Colby, li ha salutati su X come uno «scambio estremamente produttivo». Ma i funzionari libanesi presenti sono di tutt’altro parere: e li hanno invece bollati come «incontri che non hanno portato ad alcun progresso rispetto al cessate il fuoco». Martedì, comunque, si rivedranno gli ambasciatori dei due Paesi. Ieri il segretario di Stato americano Marco Rubio ne ha parlato anche col presidente libanese Joseph Aoun, ribadendogli il sostegno negli sforzi di pace: «Hezbollah è responsabile dei combattimenti in corso. Deve cessare immediatamente gli attacchi e le provocazioni per consentire la de-escalation». Ma intanto, nell’incertezza globale, la guerra continua.

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