Iran, lo stallo nelle trattative, Trump: “Sono paziente”. Marines feriti in Kuwait
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Trump è «paziente» nel negoziato per un accordo con l’Iran, ma allo stesso tempo gli Usa sono pronti a riprendere la guerra. La carota e il bastone usati ieri dal capo del Pentagono Hegseth per tenere alta la pressione su Teheran descrivono bene lo stallo. Con il tycoon che è tornato ad attaccare il Papa: «Qualcuno gli spieghi che Teheran non può avere l’arma nucleare».
Dopo aver riunito venerdì i consiglieri nella Situation Room per prendere la decisione definitiva sulla bozza d’intesa, il capo della Casa Bianca si è preso una pausa di riflessione. Secondo i suoi portavoce, è disposto a firmare solo se «le sue linee rosse saranno rispettate». La prima è che gli ayatollah non ottengano mai l’arma atomica, e questo richiede la consegna dei 400 chili di uranio già arricchito, ma anche garanzie per impedire che possano tornare a produrlo. Gli iraniani però lo accusano di tradire la diplomazia per la terza volta, con queste titubanze che non invitano a fidarsi.
Parlando al…
NEW YORK – Trump è «paziente» nel negoziato per un accordo con l’Iran, ma allo stesso tempo gli Usa sono pronti a riprendere la guerra. La carota e il bastone usati ieri dal capo del Pentagono Hegseth per tenere alta la pressione su Teheran descrivono bene lo stallo. Con il tycoon che è tornato ad attaccare il Papa: «Qualcuno gli spieghi che Teheran non può avere l’arma nucleare».
Dopo aver riunito venerdì i consiglieri nella Situation Room per prendere la decisione definitiva sulla bozza d’intesa, il capo della Casa Bianca si è preso una pausa di riflessione. Secondo i suoi portavoce, è disposto a firmare solo se «le sue linee rosse saranno rispettate». La prima è che gli ayatollah non ottengano mai l’arma atomica, e questo richiede la consegna dei 400 chili di uranio già arricchito, ma anche garanzie per impedire che possano tornare a produrlo. Gli iraniani però lo accusano di tradire la diplomazia per la terza volta, con queste titubanze che non invitano a fidarsi.
Parlando allo Shangri-La Dialogue di Singapore, Hegseth ha detto che «ho avuto l’opportunità di parlare con il presidente Trump stamattina, e mi ha chiesto di ribadire quanto sia paziente» nella ricerca di un accordo. Allo stesso tempo, però «la nostra capacità di riprendere le ostilità, se necessario, è assoluta. Siamo più che all’altezza del compito e le nostre scorte di munizioni sono più che adeguate». Il capo del Pentagono ha anche lanciato un messaggio agli europei: «Vogliamo partner, non protettorati», ripetendo così l’insoddisfazione per il mancato aiuto nella guerra contro la Repubblica Islamica.
Gli iraniani, che nell’ultimo attacco ad alla base aerea del Kuwait Ali Al Salem hanno ferito almeno cinque soldati americani, non si fidano. Il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto sui social che nessun passo sarà «compiuto prima che l’altra parte agisca per prima». Mohsen Rezaei, consigliere militare della guida suprema Mojtaba Khamenei, ha attaccato Trump: «Come prevedibile, sta tradendo la diplomazia per la terza volta. Con il proseguimento del blocco navale e le richieste eccessive nei colloqui, ha dimostrato di perseguire altri obiettivi».
Il presidente Masoud Pezeshkian, più disponibile all’intesa, ha sottolineato che Teheran è pronta a raggiungere un «quadro dignitoso» per chiudere la guerra. Secondo l’agenzia Irna, parlando con l’emiro del Qatar Al Thani ha assicurato che «l’Iran ha costantemente dimostrato il suo impegno per il dialogo», esortando gli Usa a «ricambiare con una reale volontà politica e rispettando gli obblighi internazionali».
Secondo il New York Times, i falchi del regime continuano a boicottare la trattativa, con la tv di stato che «ha amplificato le divisioni nel Paese e dipinto i negoziati come un fallimento». Le forze armate hanno ribadito di avere il controllo di Hormuz «con piena autorità». L’agenzia Tasnim vicina ai pasdaran ha sottolineato che «tutte le navi sono tenute a transitare esclusivamente attraverso i canali designati e ottenere l’autorizzazione dalla Marina. Qualsiasi azione di unità militari volta a interferire nella gestione di Hormuz o interrompere il traffico sarà oggetto di un intervento delle forze armate della Repubblica Islamica».
Secondo la tv Irib, l’accordo riconoscerebbe a Teheran la gestione dello Stretto e 12 miliardi di dollari dei suoi beni scongelati. Gli Usa poi favorirebbero il finanziamento di un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione. Interpretazioni diverse dell’intesa che aiutano a capire perché non sia ancora firmata.