«L’escalation della guerra aerea tra Russia e Ucraina è già iniziata» e l’incidente del drone che ha colpito un palazzo in Romania «è il risultato di anni di reazioni insufficienti alle incursioni russe ai confini dell’Alleanza», dice l’analista ucraino Volodymyr Fesenko, direttore del Centro Penta di Kiev.
È stata una provocazione russa? Come bisognerebbe reagire?
«Molto probabilmente non è stata una provocazione deliberata, ma una conseguenza inevitabile degli attacchi russi contro la regione di Odessa. Sono attacchi regolari nelle vicinanze del confine, ci sono già state decine di violazioni dello spazio aereo romeno. Prima o poi un impatto simile doveva accadere».
L’Ucraina sostiene dall’inizio dell’invasione che Mosca voglia allargare il conflitto. Sta accadendo adesso?
«Non penso che questo incidente sia un segnale di allargamento del conflitto, ma è una conseguenza della reazione “sdentata” della Nato alle continue violazioni dello spazio aereo da parte dei droni russi».
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«L’escalation della guerra aerea tra Russia e Ucraina è già iniziata» e l’incidente del drone che ha colpito un palazzo in Romania «è il risultato di anni di reazioni insufficienti alle incursioni russe ai confini dell’Alleanza», dice l’analista ucraino Volodymyr Fesenko, direttore del Centro Penta di Kiev.
È stata una provocazione russa? Come bisognerebbe reagire?
«Molto probabilmente non è stata una provocazione deliberata, ma una conseguenza inevitabile degli attacchi russi contro la regione di Odessa. Sono attacchi regolari nelle vicinanze del confine, ci sono già state decine di violazioni dello spazio aereo romeno. Prima o poi un impatto simile doveva accadere».
L’Ucraina sostiene dall’inizio dell’invasione che Mosca voglia allargare il conflitto. Sta accadendo adesso?
«Non penso che questo incidente sia un segnale di allargamento del conflitto, ma è una conseguenza della reazione “sdentata” della Nato alle continue violazioni dello spazio aereo da parte dei droni russi».
La Nato appare debole?
«Purtroppo lo dimostra da tempo, già dal 2022 quando si verificarono i primi episodi di questo tipo. È una debolezza della reazione politica e una dimostrazione delle carenze delle difese aeree. È necessaria l’integrazione, o almeno il coordinamento, dei sistemi di difesa aerea dell’Ucraina e dei Paesi confinanti. E bisogna abbattere insieme droni e missili russi nelle aree di confine con la Nato».
Se gli attacchi ai porti sul Danubio minacciano anche il territorio Nato, perché l’Alleanza continua a lasciarne la difesa solo all’Ucraina?
«Si teme il rischio di uno scontro militare diretto con la Russia. Ma questo non spiega perché la Nato non protegga nemmeno il territorio e lo spazio aereo dei Paesi che fanno parte dell’Alleanza».
Rutte dice che l’Alleanza difenderà ogni centimetro del proprio territorio: è solo retorica?
«A quanto pare sì. È da tempo che è necessario passare ad azioni concrete. Ieri l’ex comandante in capo delle Forze armate ucraine, Valeriy Zaluzhny, è intervenuto a un forum a Odessa: ha sottolineato che la Nato deve investire nel potenziale militare dei suoi Stati costieri e sviluppare una strategia di sicurezza per il Mar Nero».
Gli Usa hanno già rinunciato alla difesa dell’Europa?
«Per ora no, ma dimostrano una significativa riduzione della propria presenza militare in Europa e una limitazione dei propri impegni di sicurezza sul continente. Restano nella Nato, ma intendono ridurre il proprio ruolo alla deterrenza nucleare, alla pianificazione e al coordinamento. La guerra contro l’Iran ha accentuato le divergenze con i Paesi europei e questo indebolisce la Nato».
L’incidente di Galați rende più probabile l’escalation o una ripresa del processo negoziale?
«L’escalation della guerra aerea tra Russia e Ucraina è già iniziata. L’incidente di Galați ne è una conseguenza. Al Cremlino è già stata pianificata un’offensiva estiva in Ucraina, ma per ora vediamo solo un aumento degli attacchi aerei e le minacce di attaccare Kiev. Da parte della leadership russa, non ci sono segnali di disponibilità a veri negoziati. Proprio per questo i colloqui sono fermi da tre mesi».
Quali errori dovrebbe evitare ora l’Europa?
«Mostrarsi debole, perché Putin attacca chi considera tale. Deve rafforzare la propria capacità di difesa e la volontà politica di respingere qualsiasi tentativo della Russia di attaccare un Paese Ue o Nato. Bisogna evitare reazioni lente e discussioni sterili su come rispondere alla Russia».
Se fosse il consigliere di un negoziatore europeo inviato a Mosca, su cosa gli consiglierebbe di concentrarsi?
«Prima di tutto, non bisognerebbe inviare un negoziatore a Mosca. Qualsiasi negoziato di pace che si svolga a Mosca sarebbe già un segnale del predominio russo. I veri negoziati devono svolgersi in una sede neutrale. E bisogna concentrarsi su accordi per un cessate il fuoco completo e globale».