Libano, Macron si rivolge all’Onu: Francia e Italia lavorano per una nuova forza Unifil
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , Tommaso CiriacoPARIGI–ROMA - La Francia porta al Consiglio di sicurezza dell’Onu la nuova offensiva israeliana in Libano. Dopo la conquista della fortezza di Beaufort da parte dell’esercito israeliano, Emmanuel Macron denuncia una «grave escalation» e ottiene una riunione convocata oggi in urgenza al Palazzo di Vetro, nel timore che l’avanzata di Netanyahu faccia saltare non solo la fragile tregua, ma anche il più ampio negoziato in corso con Teheran. «Nulla giustifica la grave escalation in corso nel sud del Libano», ha scritto Macron su X, dopo una serie di colloqui con i leader saudita, omanita, emiratino ed egiziano. La presa di Beaufort, con la bandiera israeliana issata su uno dei luoghi più simbolici del sud del Libano, viene interpretata da alcuni diplomatici francesi come un modo per complicare una futura intesa con Teheran, mentre l’Iran continua a subordinare ogni accordo alla fine delle ostilità in Libano.
Nelle ultime settimane, Macron è stato uno dei leader europei, insieme a Pedr…
PARIGI–ROMA - La Francia porta al Consiglio di sicurezza dell’Onu la nuova offensiva israeliana in Libano. Dopo la conquista della fortezza di Beaufort da parte dell’esercito israeliano, Emmanuel Macron denuncia una «grave escalation» e ottiene una riunione convocata oggi in urgenza al Palazzo di Vetro, nel timore che l’avanzata di Netanyahu faccia saltare non solo la fragile tregua, ma anche il più ampio negoziato in corso con Teheran. «Nulla giustifica la grave escalation in corso nel sud del Libano», ha scritto Macron su X, dopo una serie di colloqui con i leader saudita, omanita, emiratino ed egiziano. La presa di Beaufort, con la bandiera israeliana issata su uno dei luoghi più simbolici del sud del Libano, viene interpretata da alcuni diplomatici francesi come un modo per complicare una futura intesa con Teheran, mentre l’Iran continua a subordinare ogni accordo alla fine delle ostilità in Libano.
Nelle ultime settimane, Macron è stato uno dei leader europei, insieme a Pedro Sánchez, ad aver assunto la posizione più netta contro i ministri israeliani più radicali, in particolare Itamar Ben Gvir, bandito dal territorio francese dopo le violenze contro gli attivisti della Flotilla. Macron ha poche possibilità di ottenere una condanna formale di Israele al Palazzo di Vetro, ma punta almeno a fissare un argine politico per preservare una via negoziale nella crisi mediorientale. Sullo sfondo c’è poi un’altra ipotesi, sempre più presente nelle analisi francesi. La nuova offensiva israeliana potrebbe servire anche ad aumentare la pressione sui paesi europei schierati nel sud del Libano, come appunto Francia e Italia, e spingerli ad abbandonare qualsiasi tentativo per prorogare l’Unifil.
La missione scade il 31 dicembre dopo quasi mezzo secolo di presenza e da settimane il governo libanese chiede che i caschi blu siano sostituiti da una nuova forza internazionale, possibilmente sempre sotto l’egida dell’Onu. Il segretario generale delle Nazioni Unite dovrebbe presentare questa settimana un rapporto al Consiglio di sicurezza, proponendo forse una sorta di Unifil bis, con un organico ridotto e una missione modificata collegata all’Untso, missione regionale di peacekeeping creata nel 1948 e già presente in Libano con un piccolo contingente non armato.
Roma, intanto, mantiene un approccio prudente. L’escalation in Libano non modificherà, almeno per il momento, alcune scelte di fondo. Ad esempio, il governo ha scelto di sostenere le sanzioni a Ben Gvir – reazione obbligata anche sul piano interno per difendere il consenso, dopo le violenze sulla Flotilla - ma continua a opporsi all’opzione di bloccare l’accordo di associazione Ue-Israele, che agisce sul terreno commerciale. Ieri, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato le iniziative di Netanyahu, ma sempre senza troppo alzare i toni: «Si eviti un’escalation. Hezbollah non può continuare a bombardare il nord di Israele e Israele deve affidarsi di più alle Nazioni Unite e all’Unifil per cercare di disarmare Hezbollah. L’obiettivo è quello di rinforzare le istituzioni libanesi per avere una pace. Mi auguro che il segretario di Stato Rubio possa presto annunciare un accordo». Nulla, invece, trapelava fino a sera da Palazzo Chigi, a conferma della volontà di mantenersi comunque tra le capitali europee meno critiche verso Israele (più cauta, soltanto Berlino).
Come l’Italia possa contribuire alla stabilità del Paese dei cedri è questione delicata, però. Palazzo Chigi ha già saputo dai partner americani che non c’è modo di prolungare Unifil, che scade a fine anno. E che una missione dell’Ue è complessa. Con la Francia lavora a un intervento multilaterale, allargato anche a Berlino e Madrid. Ma sa che Israele potrebbe opporsi. Per questo l’esecutivo si prepara anche a uno scenario di emergenza: mantenere un piede nel Paese con la sola missione di addestramento delle forze di sicurezza libanesi. Una missione che potrebbe essere rinforzata grazie alla cooperazione con Parigi. E trasferendo parte dei militari italiani inquadrati in Unifil, sempre che gli israeliani lo consentano.